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John Fante

A ovest di roma

John Fante


(Fazi Tascabili, 2002, 8,50 €)

di Claudio Mariani
Si tratta di una delle opere postume pubblicate anni dopo la morte dell’autore grazie alla sua fidata moglie Joyce. Anche in questo caso John Fante ha colpito, la sua forza è questa: quando sembra che un suo libro o un racconto non sia niente di speciale, lì ti colpisce e stupisce, rendendo il suo scritto qualcosa da ricordare, sempre e comunque. Questa è la sensazione di “A ovest di Roma”, libro composto da un vero e proprio romanzo e da un racconto lungo. Anche questa volta il protagonista è uno scrittore, un cinquantenne in crisi d’ispirazione, una famiglia numerosa, quattro figli dediti all’erba, all’ozio e alla noia, che entrano ed escono dalla vita del protagonista e di sua moglie, altrettanto stanca e a volte isterica. In questo quadretto si inserisce ad un certo punto un grosso cane omosessuale, che verrà profeticamente chiamato dai nuovi padroni Stupido: scatenerà degli eventi a catena che porteranno le esistenze della famiglia Molise verso percorsi inaspettati. Questo è il contenuto de Il mio cane stupido, romanzo di una comicità, di un cinismo e di un’ironia che solamente il John Fante maturo seppe sviluppare così bene. E se, come dicevamo, dalle prime pagine il libro può sembrare leggermente inferiore agli altri, si impara ad amarlo appena saltano fuori le trovate del grande narratore americano; trovate di un surrealismo spinto calato in un’atmosfera che più reale non si può! Così quando si vede il protagonista che per uscire da quel torpore in cui la sua esistenza si è di colpo ritrovata, decide di tornare nella sua amata Italia, a Roma, e vende tutti i suoi averi per “salvarsi”, vi è il colpo di genio che solo Fante poteva concepire: butta tutto alle ortiche per comperare un grosso maiale che si è affezionato al suo cane e in cui vede la proiezione di sua madre! Finale unico, che sintetizza gran parte della letteratura americana dell’ultimo secolo, fatta di abbandoni e ricerche solo apparentemente giunte al termine, ma presentato in una maniera davvero inusuale e affascinante. Così Fante ci regala un altro caposaldo della sua letteratura fatte di realtà intervallata da irrealtà e, soprattutto, da dei passi di una poesia inconsueta, perché questo è Fante, e in questo non assomiglia per niente quel grande maledetto di Bukowski al quale viene troppo spesso paragonato. E la poesia la si vede stravolta dal racconto che fa da corollario al romanzo vero e proprio: Orgia. In quest’occasione le prospettive si ribaltano e il protagonista è un bambino di dieci anni, e il tema è un altro classico di Fante: il rapporto complesso con il padre. In poche pagine c’è tutto: dalla religione, alla voglia di crescere, all’infanzia dura, all’affetto per la madre. Questa volta il giocattolo si rompe, e l’infanzia del giovane viene letteralmente sgretolata dalla scoperta del tradimento del padre nei confronti di sua moglie. Il tutto viene concluso da un poco profetico e inquietante “andrà tutto bene, vedrai”!

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