Joan Baez Quando vedi mia madre, chiedile di ballare
La Nave di Teseo edizioni, 2025, traduzione di Elena Malanga, 181 pp, euro 16 Narrativa Straniera | Poesie
10/11/2025 di Eliana Barlocco
“La scrittura è come l’amore, / non può essere forzata / o diventa / cemento / in un tubetto di dentifricio.”
Una giovane pensierosa ragazza in copertina, ritratta nel 1965, guarda una donna (retro copertina) che a sua volta ci guarda consapevole. La medesima persona in due fasi della vita, una acerba e una matura, nel mezzo i versi che scandiscono un’esistenza. La vita è quella di Joan Baez, che dalla sua stessa anima fa uscire quello che sente di dover comunicare a se stessa e poi al mondo, o comunque a chi avrà la voglia e la pazienza di leggere le pagine di quella che si potrebbe definire autobiografia in versi. Mi riferisco al lavoro dal titolo Quando vedi mia madre chiedile di ballare edito dalla casa editrice La Nave di Teseo nella traduzione di Elena Malanga, presentato a La Milanesiana qualche mese fa.
Utilizzando il verso libero o, come lei stessa precisa nell’introduzione, “frasi senza disciplina, pensieri accidentali e canalizzazioni da fonti che albergano dentro di me o da fonti sconosciute”, Baez lascia che la scrittura fluisca dolcemente a noi con pagine dedicate ai suoi incontri e soprattutto ai suoi affetti: le sorelle, il padre, la madre. In uno spazio temporale ampio dalla fanciullezza, alla giovinezza fino alla vecchiaia emergono anche ricordi legati a personaggi come Bob Dylan, Jimi Hendrix.
La scrittura è condivisione poi, ma, in prima battuta, è, per chi la pratica, la cura atta a stirare le pieghe o, in casi più gravi, a ricucire gli strappi che l’esistenza regala. Affrontando diversi temi, ci si fa spazio nella giungla dei sentimenti incontrando la fatica di vivere “È così fine la vecchia corda/ tutta lacera e ammuffita,/ così pesante l’uomo/ che lotta e scalcia”, la morte, l’introspezione, la leggerezza, gli amori, la comprensione fino ad arrivare all’illuminazione: “L’ultimo addio è/ l’inizio dell’accettazione”
Non lasciamo che quel dentifricio si faccia cemento, usiamolo senza timore. Permettiamo che le parole ci fluiscano in bocca, posandole dolcemente nel profondo, in modo tale che scaturisca quella sensazione di piacevole frescura con cui riempirci l’animo.