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Harald Gilbers

I figli di Odino

Harald Gilbers


Emons, 2018

di Corrado Ori Tanzi
Che il Reich millenario più corto della storia e il suo decennio antecedente siano pasta per ottima letteratura lo stanno a indicare i titoli che dal fatidico 8 maggio 1945 puntualmente prendono posto nelle nostre librerie. Tra i nomi meno celebrati, senza differenza di genere, troviamo Hans Fallada, Stig Dagerman, Heinz Rein, Volker Kutscher, Edgar Hilsenrath tanto per citare i primi pescati dalla mente.

Da un paio di romanzi la squadra si gode la compagnia di Harald Gilbers che, dopo l’eccellente esordio del suo ex commissario di polizia, Richard Oppenheimer, in Berlino 1944, fa ora il bis con I figli di Odino, seguito immediatamente temporale della precedente storia, ma capitolo del tutto a se stante.

La particolarità di questo personaggio sono i suoi natali e il ruolo che svolge nella Germania di fine nazismo. Ebreo, cacciato appunto dall’arma, richiamato dal potere in Berlino 1944 (con un espediente perfettamente in linea con leggi e spirito del tempo) e ora investigatore privato nel tentativo di salvare Hilde, una sua cara amica, medico dalle pulsioni ferocemente antinaziste accusata di aver assassinato il consorte, altro medico ma del tutto inserito nella nomenclatura del Terzo Reich.

Il titolo rimanda a pratiche e credenze pagane tipiche della Germania pre nazionalsocialista che però, con l’avvento di Hitler, agirono come magico geist sotterraneo alimentando il fanatismo di tanti tedeschi in chiave apocalittica di tutto ciò che non rientrava nel profilo della svastica. Ci sta tutto, ma il libro comprende una fotografia che va ben oltre la divinità principio del tempo e dell’universo di una mitologia perduta.

La grandezza di Gilbers sta nel presentarci un’opera d’arte sul momento agonizzante del nazismo (gli rimangono poco meno di due mesi per completare la fatica per poi, ci auguriamo, mettere le mani sulla ricostruzione post bellica) per farne al contempo materia di interesse letterario con personaggi, vicende, intrecci e pathos quali anime di un poderoso crescendo rossiniano e strumento di racconto di un humus sanguinante e foto d’epoca tremendamente viva da essere stata appena scattata.

L’agonia, il lampo più feroce di un dio ottuso e invincibile che si barrica raccogliendo le ultime forze per il più cieco attacco, e l’olocausto, il capitolo più infame e vigliacco di una verità imposta come luce perenne. La scrittura di Gilbers non offende il secondo e si esalta nell’illustrare la fascinazione perversa di cui l’ideologia hitleriana seppe essere maestra fino alla fine dei suoi giorni. L’investigatore Richard Oppenheimer con la sua stella gialla ha saputo restare in piedi. E per fortuna resistere controvento.

 

Harald Gilbers, I figli di Odino, Emons, pagg. 411, euro 16

 

Corrado Ori Tanzi

https://8thofmay.wordpress.com



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