Giovanni Ansaldo

Giovanni Ansaldo La strada di Vinicio Capossela - Un viaggio sulle orme di Ovunque proteggi


nottetempo, 2026, 132 pagine, 17 euro Musica | Biografie

19/02/2026 di Laura Bianchi

Posso dire: Io c'ero quando è uscito Ovunque Proteggi? Ecco: questo è uno di quei dischi di cui ricordo perfettamente il momento in cui lo comprai, e lo ascoltai per la prima volta, con quella Non trattare che già segnava il senso di un'opera sconfinata. Succede di rado, ma, quando succede, si ha la netta sensazione di avere tra le mani e nelle orecchie qualcosa che resterà. La strada di Vinicio Capossela. Un viaggio sulle orme di Ovunque Proteggi” (Nottetempo) di Giovanni Ansaldo, giornalista di Internazionale, ferma non solo quel momento, ma chiarisce la genesi e il percorso del disco, che compie vent'anni, ma che, per freschezza sonora e tematiche, risulta ancora contemporaneo, o forse classico tout court, secondo la definizione calviniana.

Che Ovunque Proteggi sia un classico che "non ha mai finito di dire quel che ha da dire" è chiaro, ma proprio per questo suscita interesse capire come sia nato, quali siano state le urgenze compositive (visto che di urgenza Capossela sa qualcosa, come testimonia il recente capolavoro Tredici canzoni urgenti), quali viaggi abbia intrapreso fino a giungere alla redazione definitiva. E, se Imbornone, nella recensione di vent'anni fa, scriveva di "fertile nomadismo", il libro conferma l'intuizione, riportando una sorta di diario on the road, introdotto da una carta geografica, a pagina 13, che segna I luoghi di Ovunque Proteggi, da Mosca a Milano, da Roma a Scicli, da Pechino a Nuoro, con Calitri come epicentro del moto tellurico-sonoro-mitologico. Ed è una strada ricca e sghemba, quella amata dal cantautore, "dove conducono i prodigi degli insonni", e quella in cui anche Ansaldo ci conduce, capitolo dopo capitolo, canzone dopo canzone, per scoprire non solo come nasce un disco, ma soprattutto come questo si sviluppa nella mente di un artista, dalla decisione di accantonare un lavoro già in fieri, dopo Canzoni a manovella (2000, i cui venticinque anni sono stati adeguatamente celebrati di recente), per rimettersi in cammino, alla ricerca di idee e suoni profondamente autentici e originali.

Capossela è da sempre attento alla mitologia, alle tradizioni culturali ancestrali, e attratto dal fascino delle simbologie che attraversano luoghi e tempi, legando l'umanità con un unico filo rosso, quello della ricerca di una risposta alle domande dell'esistenza, le stesse che si pone lui, e che, nel suo vagabondare, fissa nella forma canzone; il compito di Ansaldo, un po' scrittore, un po' confidente, un po' reporter, è invece registrare voci, incontri, racconti e ricordi, per comporre un mosaico ricco e sfavillante su un viaggio che non può essere contenuto in un solo disco, ma di cui Ovunque proteggi è un esempio affascinante e stimolante. A intarsiare il mosaico, ecco arrivare le tinte vivaci dei personaggi che Capossela ha incrociato sulla strada creativa; amici di una vita, molti dei quali presenti anche in altre opere, come Marco Cervetti (il Gigante), Christopher Wonder (il Mago - Ta -Da!), Jacopo Leone (l'artista), Maurizio Marleo Berselli (l'amico Nutless); e tutti gli imprescindibili musicisti, da Alessandro Stefana a Mario Brunello; oltre ai padri letterari che l'hanno ispirato, da Coleridge a Omero.

CI immergiamo anche noi nel mondo di Capossela, ritrovando intatte le emozioni di quel primo ascolto e restando stupiti e grati per le ultime pagine, in cui Ansaldo rende pubblico un vocale su Whatsapp, inviatogli dal cantautore, che spiega ulteriormente il senso del tutto. Perché "il troppo è per poco e non basta ancora Ed è una volta sola".

E ancora, e sempre, Grazia a quel disco e a chi ce l'ha donato.


Giovanni Ansaldo, giornalista, lavora dal 2012 a Internazionale. Si occupa di esteri e cultura. La strada di Vinicio Capossela. Un viaggio sulle orme di Ovunque proteggi è il suo primo libro.