Franco Faggiani

Franco Faggiani La Manutenzione dei sensi


Fazi, 2018, 250 pp., 15,20 euro Narrativa Italiana | Romanzo

21/08/2023 di Silvano Rubino
D'estate mi piace leggere libri che mi aiutino a scoprire i luoghi che visito. Quando faccio un viaggio, solitamente leggo romanzi di autori di quel paese o che ne raccontino la società o la storia. In questa mia estate "solo" di montagna, ho scelto La manutenzione dei sensi di Franco Faggiani, un romanzo ambientato nei sentieri silenziosi e nei paesaggi mozzafiato delle Alpi piemontesi (anche se io sono in Valle d'Aosta, ma vabbè).

La manutenzione dei sensi racconta l'incontro tra Leonardo Guerrieri, un vedovo cinquantenne, e Martino Rochard, un adolescente con la sindrome di Asperger. Due spiriti solitari (anime salve, avrebbe detto De André) che imparano a conoscersi e a volersi bene davvero, dopo che decidono di lasciare la città per rifugiarsi nelle Alpi piemontesi.

Attenzione: non è un romanzo che cade nella trappola del facile inno bucolico o nel meccanismo narrativo scontato dello "scappo dalla città". Non è una glorificazione stereotipata della vita in campagna, né una demonizzazione della vita urbana. Piuttosto, è una storia di riscoperta di sé, di connessione con la natura, e di come la semplicità possa essere una fonte di serenità e saggezza.

La prosa di Faggiani è piana, rifugge dalla retorica o dai sentimentalismi: l'autore, come il suo protagonista alter ego, preferisce il registro dell'ironia. Il romanzo esplora temi come la paternità, la famiglia, il lutto, il cambiamento e la ricerca della propria identità attraverso luoghi che ne facciano in qualche modo da specchio, sulla "connessione" con il mondo che ci circonda.

In questo caso questi luoghi sono le montagne, "terreni di esplorazione, come ambienti in cui sparire, senza che il mondo avesse più bisogno di noi", dove la "felicità poteva essere semplicemente una salita ripida e un panorama nuovo".

Parla di resilienza, di come si convive con una persona (un figlio, ma non solo) con una persona con la sindrome di Asperger, soprattutto di quel "labile confine che divide la normalità dalla diversità." Ci ricorda che "questi ragazzi soffrono non a causa della sindrome, ma a causa delle persone che girano loro intorno, gli assedianti". Ci mostra come per qualcuno l'isolamento possa essere "protettivo, rassicurante" come la semplicità e la bellezza della natura possano essere un rifugio per chi cerca la propria strada.

"Martino aveva trovato quella parte di mondo più consona alla sua indole, e io avevo soddisfatto un desiderio rimasto troppo a lungo in sospeso. Facevamo entrambi quel che ci piaceva fare, eravamo come ci piaceva essere. Vivevamo defilati, comunque liberi e con quanto ci serviva davvero. Questo ci teneva a distanza da numerosi problemi. Molte cose, che in città sembravano indispensabili, qui, immersi nei boschi, spesso si erano rivelate superflue, ingombranti o, peggio ancora, inutili. Non avevamo mai molta gente intorno, ma non ci sentivamo per niente soli. Consideravamo i tramonti, le luci, i caprioli, l’odore dell’erba, la neve, i fulmini, gli scoiattoli accasati tra la legna da ardere, il volo acrobatico dei corvi, le forme delle rocce e degli alberi e la solitudine, come elementi di un grande spettacolo riservato solo a noi e ogni giorno diverso. La nostra vita dopo pochi mesi ci sembrava già meno inadeguata. Del resto, che cosa avevamo lasciato? Finestre affacciate sui binari della stazione centrale, uno sbrindellato palazzo anni Cinquanta a ridosso, avide antenne paraboliche puntate verso sud, aiuole diventate inutili palestre per obesi cani da compagnia".

Il romanzo è un inno alla vita, alla sua bellezza, alla sua complessità, all'autenticità, al vivere con consapevolezza, alle relazioni autentiche e anche alla famiglia, intesa in modo molto largo: "La famiglia è quell’insieme di persone con cui uno vive una parte del tempo migliore della propria vita. Io la penso così». «Ah. Ed è compreso anche Augusto?». «Sì, Augusto è un buon amico, uno della nostra squadra. La famiglia, la nostra almeno, tiene sempre le porte aperte e la stufa accesa per un caffè caldo, accoglie tutti coloro che si vogliono bene e si aiutano o vogliono solo riposarsi per un po’. È come un piccolo rifugio fuorimano, un posto sicuro anche per chi qualche volta decide di andare via e poi ritornare»".

La manutenzione dei sensi è una storia di crescita e di scoperta, di dolore e di gioia, di perdita e di ritrovamento. È un libro che invita a fare una sosta, a fare qualche bilancio, a provare a ragionare su se stessi e sul proprio cammino.

"Ero rimasto lì ancora un po’, a osservare il profilo ormai netto delle montagne che giravano tutt’intorno, la frastagliata linea di confine del nostro mondo. Quello che distillava nostalgia allo stato puro ogni volta che ce ne allontanavamo. A molti quel profilo dava l’idea di una barriera opprimente, perfino ostile. Per noi costituiva un susseguirsi di protezioni. Sapevamo bene che bastava salirle per vedere orizzonti sconfinati e inventare nuovi cammini. Un privilegio da condividere con chi si ama, o con chi, in sintonia, fa almeno un po’ di strada insieme a noi".

Io ho fatto un po' di strada con Faggiani, in questa estate di montagna. E ne sono davvero contento.