Beppe Donadio

Beppe Donadio Figurine


Editrice ZONA, 2011 Narrativa Italiana | Racconti

25/03/2012 di Gianni Zuretti
Figurine è una parola che letta oggi attiva nei nostri ricordi profumi di bucato, di aria fresca,  di quell’odore tipico delle vecchie cartolibrerie posizionate strategicamente  davanti alle scuole, è un termine che declina un oggetto riferito ad un tempo che pare appartenere al mesozoico, tanto è lontano rispetto “all’essere ragazzino” nell’oggi; almeno due generazioni (in particolare i nati nei ’50 e ’60) si sono formate con le figurine della Panini o meglio hanno giocato, sognato, trepidato, pianto di rabbia o emozione passando e ripassando tra le mani quei pezzi di cartoncino colorati raffiguranti gli idoli della propria adolescenza, a loro è dedicato questo piccolo e delicato “come eravamo” letterario.

L’agile ma ponderoso libretto (90 pagine) di Beppe Donadio, cantautore bresciano che si distingue per la poetica capacità di raccontare in musica o in letteratura quel tempo che fu, usa come mezzo il mondo adolescenziale, legato agli album della mitica collezione Panini, per descrivere un universo ben più profondo che è quello dei ragazzini diventati adulti nella finestra temporale tra i due mondiali di calcio del ’78 in Argentina e del ’82 in Spagna, racconta piccole storie di gioventù vissuta che hanno fatto da spartiacque tra l’età dell’innocenza e quella riva che è diventata il mondo giovanile odierno, in cui pronunciare innocenza fa un po’ sorridere.

Beppe scrive bene, possiede una capacità di scrittura evocativa che attraverso agili pennellate sa cogliere con efficacia l’essenza di quei tempi e quei ragazzi. Ecco pertanto  materializzarsi dalle pagine di Figurine personaggi che tutti coloro che sono stati adolescenti in quei decenni potranno riconoscere come attori e co-protagonisti delle proprie storie, per scoprire di averli ancora vividi nella memoria, serviva solo che qualcuno li illuminasse una volta ancora.

L’oratorio, che era l’alternativa alla strada oppure al cortile di casa,  è stato luogo di formazione psico-muscolare, palestra di vita che pullulava di tutto il campionario degli stereotipi di quell’era: il grandone prepotente e mitizzato, sempre oltre, sopra righe in ogni situazione, la pletora di suoi lacchè che formavano il branco, la banda del quartiere, pronti alla “caccia” spietata al debole e sottomesso di turno, le infinite partite di calcio contro gli odiati avversari che terminavano spesso in rissa, il tornare a casa pesti e sanguinanti  ma convinti di aver scritto un pezzo epico di storia e sullo sfondo oltre le bustine tanto agognate (ben 200 costituirono il grande regalo della zia Sara), i mondiali di calcio, Bettega, Bertini, Martellini ed il tennis, lo sport praticato e prediletto dall’io narrante, il ragazzo firmato Adidas, con i suoi miti, Lendl, Borg, Wimbledon.

Un piccolo e tenero esercizio di memoria, capace di ricordarci un pezzo di vita sepolta sotto il peso del tempo che è trascorso. Figurine è anche un disco.