August Strindberg

August Strindberg Solo


2021, Carbonio Editore, Collana Origine, Traduzione Franco Perrelli, pp.144, 13,50 euro, ebook 6,99 euro Narrativa Straniera | Racconti

29/03/2021 di Laura Bianchi
 
Quando si pensa a August Strindberg, la definizione che viene subito in mente è drammaturgo; moltissime sono infatti le opere che l'hanno consacrato come padre del teatro moderno, e che tuttora sono rappresentate in tutto il mondo, da Il padre a Signorina Giulia. Ma l'intellettuale svedese è molto più di questo: un romanziere, un critico, un révolté marginale, un mistico propenso all'alchimia, un onnivoro, curioso lettore, devoto a Balzac e a Goethe, un sensibile poeta, un filosofo in pectore, autentico contemporaneo di quel Nietzsche che gli dedicò uno dei suoi memorabili Biglietti della follia, un lucido testimone di un'epoca seminale per la storia della cultura non solo europea, che si potrebbe definire Modernismo, se non fosse che la stessa definizione contiene in sé una miriade di idee, spunti, pulsioni, fermenti, che avrebbero preso le direzioni più varie nel corso dei decenni successivi.

Per comprendere appieno la personalità di un autore tanto complesso e tormentato, nella cui opera si riverbera anche la propria vita privata, viene in aiuto un romanzo breve (o racconto lungo: anche in questo caso, Strindberg sfugge a ogni definizione), scritto nel 1903, quando l'autore era tornato a Stoccolma dopo un periodo trascorso prima all'estero, poi in provincia, ed aveva scelto la solitudine, fisica, ma soprattutto etica. E Solo è anche il titolo dell'opera, che ora viene riproposta dalla coraggiosa e raffinata casa editrice Carbonio, con un traduttore d'eccezione: quel Franco Perrelli, unanimemente riconosciuto come il massimo interprete e studioso di Strindberg, unico italiano ad aver ottenuto, nel 2014, lo Strindbergspris, prestigioso riconoscimento rilasciato dalla Società Strindberg di Stoccolma.

Tutti noi, durante gli ultimi mesi, che rischiano di divenire anni, abbiamo conosciuto e sperimentato nel nostro quotidiano l'incontro con la solitudine, la privazione del contatto con gli altri; qualcuno, costretto nello spazio angusto della convivenza coi familiari, l'ha desiderata; qualcun altro, per preservare la propria salute, l'ha eletta come unico modo di sopravvivenza; altri ancora sono riusciti a ritagliarsi momenti preziosi di isolamento, di riflessione, giungendo alla conclusione che essere soli non equivale a sentirsi soli. Strindberg parla a tutti e a ciascuno di noi, narrandoci in prima persona le sensazioni, i timori, i ricordi, le angosce e le speranze di un alter ego alla ricerca di sé: nel passaggio, sempre uguale e sempre diverso, dei giorni, dei mesi, delle stagioni; negli incontri, prima intensamente e avidamente ricercati, poi sempre più rarefatti, evitati, e infine scelti in modo consapevole; e, in ultima analisi, nello scavo della propria psiche, impietoso e affettuoso insieme, che mai scade nel'autocompiacimento, ma che trova unità e completezza nello sguardo lucido e lirico di un artista inquieto, bisognoso di sentimenti veri, superbo narratore, dalla parola esatta e vibrante.

C'è tutto Strindberg, in queste poche pagine: il rapporto di amore - odio con la natia Stoccolma, così vivida e pulsante di contraddizioni, con la sua luce chiarissima nelle serate estive, e la sua cupezza invernale; gli interni di vita quotidiana, a volte disegnati nella propria esistenza, altre volte rubati dalle finestre altrui; l'insofferenza per il conformismo borghese, da cui sempre ha cercato di liberarsi; gli squarci di poesia, che vivono prima nella fantasia dell'autore, e poi rimangono sulla pagina, come incastonati in un tessuto narrativo che li sostiene e si nutre di essi; il sarcasmo e la dolcezza di un'esistenza immersa nell'Anima Mundi, alla continua ricerca di un'unità negata. 
 
Nel vedovo protagonista di Solo, quindi, si riflettono non solo il suo creatore, ma anche tutti noi, e possiamo riflettere, insieme, giungendo alla conclusione che forse, facendo un vuoto consapevole ed equilibrato attorno a noi, rifuggendo da quella che vent'anni prima Pirandello aveva definito, in perfetta consonanza con lui, "un’enorme pupazzata, senza nesso, senza spiegazione mai", potremo provare "il piacere immenso di ascoltare il silenzio e di sentire le nuove voci che in esso si possono udire."

Allora, potremo percepire, chiudendo questo libro - gioiello, il senso di quanto scrisse di lui Kafka: "Non leggo Strindberg per leggerlo, ma per posare la testa sul suo petto." 

Posiamo anche noi la testa sul petto di Strindberg, e ascoltiamo il suo cuore battere per noi.