AA.VV My Vietnam - parte 1
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04/05/2025 di Arianna Marsico
"Il Vietnam non è come uno se lo aspetta. O almeno come un italiano se lo aspetta. Carichi di memorie della guerra con i francesi e gli americani, pensiamo di trovare un paese distrutto, in cui ovunque siano visibili le ferite e le tragedie della guerra". Così inizia la prefazione di Franco Lo Cecla a Soffi di vento sul Vietnam. Il generale in pensione e altri racconti (In Asia)1 di Nguyên Huy Thiêp.
Vedendo ovunque, dato anche l'avvicinarsi della festa nazionale (30 aprile 1975, Saigon si arrende e le truppe rivoluzionarie entrano in città) le bandiere del Partito Comunista e le foto di "zio" Ho Chi Minh, potrebbe sembrare che effettivamente quest'ultimo sia inquadrabile solo nella dimensione eroica di cui cantava Patti Smith in Gung Ho e la riunificazione sia avvenuta in modo totalmente pacifico.
Ho Chi Min City
Si potrebbe pensare che i boat people siano esistiti solo nei romanzi di Kim Thúy, come Il mio Vietnam2 e Riva3. Mentre la scrittrice vietnamita non ha fatto che trasfigurare, con un mix tra nostalgia e voglia di andare avanti, l'esperienza della propria famiglia, approdata in Malesia con imbarcazioni tanto simili a quelle dei moderni scafisti e poi da lì arrivata in Canada. Il motivo che li spinse, assieme ad altre migliaia di persone, a questa fuga era il timore di ritorsioni sui benestanti del Vietnam del Sud, e i campi di rieducazione di cui parla Corrado Ruggeri4 mostrano che il timore non era così infondato. Come ribadì anche Tiziano Terzani5, prima come molti non immune al fascino Vietcong: "La rivoluzione non aveva mantenuto nessuna delle sue promesse e governava la gente con una crudeltà che divenne spaventosamente apparente quando migliaia e migliaia di Vietnamiti si buttarono, o vennero buttati, in balia del mare".
Respirando la serenità che trasmettono ad Hanoi il Tempio della letteratura, la Tháp Rùa (Torre della tartaruga) e il Il tempio di Ngoc Son6 , potrebbe sembrare impossibile che il nome di questo paese sia diventato un sinonimo di guerra.
Tempio della letteratura
Torre della tartaruga
Tempio della tartaruga
Per non parlare del senso di sollievo che si prova a Sapa tra le sue risaie e le canne di bambù. Nei villaggi sembra quasi di tornare indietro nel tempo, ad apprezzare le cose più semplici. Una dimensione meno eroica e più prosaica e domestica per certi versi, come quella raccontata appunto da Nguyên Huy Thiêp1.
Risaie intorno a Sapa
Villaggi intorno a Sapa
Eppure crateri lasciati dalle bombe americane costellano tutt'ora l'area dei templi di My Son, portando l'immanenza della storia in un luogo di trascendenza.
My Son
My Son
My Son
E Hue, la splendida capitale imperiale, quella che Oriana Fallaci definì "la Firenze dell'Asia"7 e Tiziano Terzani "un fiore di loto cresciuto in mezzo al fango"5 , durante l'offensiva del Tet (1968) venne quasi rasa al suolo. È solo un paziente e continuo lavoro di restauro che piano piano sta restituendo all'umanità questo immenso patrimonio, la grazia dei suoi giardini, la meraviglia dei suoi tetti.
Hue
Hue
(Continua...)
Libri menzionati
1 Soffi di vento sul Vietnam. Il generale in pensione e altri racconti (In Asia) di Nguyên Huy Thiêp, O barra O Edizioni, Traduzione dal vietnamita di Tran Tu Quan e Luca Tran, 2008
Nguyên Huy Thiêp (1950-2021) è considerato il più significativo scrittore vietnamita contemporaneo. Nato in un villaggio alla periferia di Hanoi, ha frequentato le scuole cattoliche sebbene di madre buddista e nonno confuciano. Si è laureato in Storia all'Università di Hanoi e fino al 1980 ha insegnato nelle scuole della regione montagnosa al confine con il Laos. Rientrato ad Hanoi ha fatto l'illustratore di testi scolastici per il Ministero dell'Educazione sino al 1986, quando ha iniziato a pubblicare i suoi racconti. I suoi scritti hanno provocato scandalo, gli editori lo hanno rifiutano, il potere politico lo ha isolato. Oggi è riconosciuto in patria e tradotto con successo in altri paesi.
Ospite nel 2005 del Festivaletteratura di Mantova, è stato vincitore del Premio Nonino Risit d'Âur 2008.
2 Il mio Vietnam di Kim Thúy, Edizioni Nottetempo, Traduzione di Cinzia Poli, 2017
3 Riva di Kim Thúy, Edizioni Nottetempo, Traduzione di Cinzia Poli, 2010
Kim Thúy, nata a Saigon nel 1968, ha abbondonato il Vietnam all’età di 10 anni insieme alla sua famiglia e ad altri boat people. Rifugiata politica in Canada, è cresciuta a Montréal, dove, dopo una laurea in traduzione e una in diritto, ha lavorato come interprete e avvocato, per aprire poi un ristorante e occuparsi di critica gastronomica. Oggi, si dedica alla scrittura. Il suo pluripremiato romanzo d’esordio, Riva (Grand Prix RTL-Lire in Francia e Prix du Gouverneur général in Canada nel 2010, finalista al Scotiabank Giller Prize, Premio Letterario Internazionale Mondello per la Multiculturalità, tradotto in venti lingue), è stato un enorme successo di critica e di vendite.
4 Farfalle sul Mekong | NUOVA EDIZIONE Tra Thailandia e Vietnam di Corrado Ruggeri , Feltrinelli Editore, 2015
Corrado Ruggeri (Roma, 1957-2023) è stato giornalista del Corriere della Sera viaggiatore per passione e per lavoro. Ha scritto reportage da tutto il mondo per varie riviste specializzate ed è stato uno dei volti della tv di Sky Marcopolo con i programmi Per Terre e Per Mari, Capitani Coraggiosi, Atlante, Europa e il reportage Il Drago e la Farfalla. Con Feltrinelli ha pubblicato Il canto delle lucciole. Viaggio in Nuova Guinea tra cannibali e adoratori di spiriti (1995), Bambini d’Oriente (1998) e Farfalle sul Mekong. Tra Thailandia e Vietnam (1994, 1999; nuova edizione: 2015). Tra i suoi libri più recenti, Atlante. Viaggi e personaggi intorno al mondo (Ponte Sisto, 2021).
5 Pelle di leopardo-Giai Phong! La liberazione di Saigon di Tiziano Terzani, Longanesi, 1976
Tiziano Terzani nasce a Firenze nel 1938. Per oltre trent’anni, dal 1972 al 2004, vive in Estremo Oriente con la moglie Angela e i figli Saskia e Folco. Corrispondente del settimanale tedesco Der Spiegel, collabora anche a L’Espresso, la Repubblica e Corriere della Sera. I suoi libri, tutti editi da Longanesi e tradotti in molte lingue, raccontano le grandi storie di cui è stato testimone. In Pelle di leopardo (1973) e in Giai Phong! (1976) la guerra in Vietnam; in La porta proibita (1984) la Cina del dopo Mao; in Buonanotte, signor Lenin (1992) il crollo dell’Unione Sovietica; il volume In Asia (1998) raccoglie le sue migliori corrispondenze dai paesi d’Oriente. Con Un indovino mi disse (1995), Lettere contro la guerra (2002) e Un altro giro di giostra (2004) affronta i temi che riguardano direttamente l’uomo e raggiunge un vastissimo pubblico. Muore a Orsigna nel luglio 2004. Nel 2006 esce postumo La fine è il mio inizio, a cura di Folco Terzani; nel 2008 Fantasmi. Dispacci dalla Cambogia, con uno scritto di Angela Terzani Staude; nel 2010 Un mondo che non esiste più, fotografie e testi scelti da Folco Terzani; nel 2014 Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria e nel 2018 In America. Cronache da un mondo in rivolta, entrambi a cura di Àlen Loreti e con una prefazione di Angela Terzani Staude. Alla sua memoria sono dedicati il Premio letterario internazionale dell’Associazione vicino/lontano di Udine e la pagina ufficiale di Facebook @TizianoTerzaniOfficial. A Venezia, presso la Fondazione Giorgio Cini, è custodito il Fondo Tiziano Terzani.
6 Viet Nam. Miti e racconti (In Asia), O barra O Edizioni, Traduzione e cura di Alessandra Chiricosta e Maurizio Gatti, 2014
7 Niente e così sia, di Oriana Fallaci, Rizzoli, 1969
Oriana Fallaci (1929-2006), fiorentina, è stata definita “uno degli autori più letti ed amati del mondo” dal rettore del Columbia College of Chicago che le ha conferito la laurea ad honorem in letteratura. Ha intervistato i grandi della Terra e come corrispondente di guerra ha seguito i conflitti più importanti del nostro tempo, dal Vietnam al Medio Oriente.
Le note biografiche sono riprese dai siti delle case editrici.