Zerocalcare

Cartoni animati

Zerocalcare Due spicci


2026 » RECENSIONE | Cartoni animati | Drammatico



03/06/2026 di Laura Bianchi
Michele Rech, ossia Zerocalcare, ha 42 anni. E, per chi come me lo segue da venti, un po' fa impressione, perché l'immagine cristallizzata è quella di un giovane, impegnato e geniale, streight edge, disponibile e creativo. Invece, lui giovane non è più. Ed è ora che non si trattino più gli over 30 come adolescenti forever young, perché non lo sono. Che i boomer non vogliano farsi da parte, e che a loro faccia comodo adolescentizzarli a vita, è evidente; ma non è giusto, non è corretto.

Zerocalcare ha 42 anni, è single, sia nella propria vita, sia in quella del suo alias della nuova serie Netflix Due spicci, che costituisce una trilogia, insieme a Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo. Le esperienze si sono sedimentate, in questi decenni, e, nelle serie come nelle graphic novel che ha scritto, l'autore non ha mai smesso di riversarle in quanto scriveva e disegnava, con sincerità e coerenza, soprattutto nell'affrontare le proprie incoerenze; fatto che ha spesso suscitato la stizza di sedicenti intellettuali e politici abituati a finzioni e pose (gli stessi che hanno invano cercato di screditarlo anche negli ultimi giorni).

Questi due spicci di vita, stavolta, incrociano problemi che travalicano i confini autoreferenziali dell'artista, per coinvolgere tutta la sua cerchia di amici d'infanzia, ognuno di fronte alle difficoltà e ai sentimenti di ultraquarantenni che faticano a trovare un'identità. Le tinte narrative sono quindi essenzialmente drammatiche, e riguardano vicende intrecciate: i"buffi" (debiti) di Cinghiale, proprietario di un bar, sposato e con due figli, a cui non vuole rivelare di essere caduto nell'inferno di spietati criminali, coinvolgono il socio Zerocalcare; il tormentato rapporto a due di Sara con la sua compagna la impensierisce e la spinge a riflettere sul futuro; il riaffacciarsi di Smeralda, un'antica cotta del protagonista, vittima di un uomo violento, lo obbliga a fare i conti non solo col passato, ma anche con un cane, e con l'idea di responsabilità che da questo deriva; la presenza di Secco che ha un figlio capovolge ogni certezza.

E Zero attraversa tutto con l'empatia di "sottone" pavido, che ha  come valore base l'amicizia, ma che difende la propria zona privata, "la fortificazione suprema", come la definisce l'armadillo (sempre con la voce di Valerio Mastandrea), non sapendo se sia egoismo o paura quello che gli fa pensare "non aprire quella botola non si sa mai" (Non ti riconosco più,  Giancane, non a caso la sigla di tutta la serie).

I debiti, così, non risultano solo economici, ma emotivi, affettivi, in primis con chi volevamo essere da giovani, e poi con chi ci circonda (memorabile la scena con la madre). Sono i debiti di una generazione che unisce i piani, per cui, veramente, privato e pubblico, lavoro,  economia e politica sono sullo stesso piano, credo perché allenati al precariato, anzi, al "cognetariato", come si definisce la condizione di lavoratori altamente formati, che però subiscono la precarietà del mercato del lavoro.

Le figure attorno a lui prendono spazio, e le loro vicende coinvolgono tutti, anche grazie ad alcuni fattori fondamentali: i dialoghi e i monologhi del protagonista, che bilanciano con maestria ironia, dolcezza, sarcasmo ed emozione; il montaggio, in cui i disegni esprimono senza parole le situazioni e i sentimenti; e una colonna sonora mai banale, che coglie tutte le sfumature della vicenda. A questo proposito, perTake On Me degli a-ha, il disegnatore rende omaggio al celebre video, citando il tratto dinamico in bianco e nero; segno anche questo della cura minuziosa dei dettagli.

La musica mitiga il dolore, il dramma, la violenza assurda, inutilmente inflitta a esseri deboli, ma non cancella la cruda realtà della vita in una Roma lontana dallo splendore del centro storico, nella quale Tor Sta Ceppa è somma e metafora di un degrado che, a 42 anni, nemmeno Zerocalcare sa come fronteggiare. Davanti alla prepotenza ignorante, alla cieca violenza, è difficile vincere, in una società succube del potere del denaro, fossero anche due spicci, e che lascia soli proprio quanti hanno più bisogno; ma è possibile resistere, finché si può, con le armi dell'amicizia e della solidarietà, del gruppo, che anche in questa serie si dimostra compatto e coeso.

Una curiosità, che mescola invenzione e realtà:  effettivamente l'autore è socio di un locale, l'Osteria Sauli, a Roma, che collabora con la rete Lucha y Siesta, che offre sostegno a donne vittime di violenza, tematica importante anche nella serie. A 42 anni, Michele Rech sa come investire i suoi due spicci.


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