Valerio Mieli

Ricordi?

Valerio Mieli


2018 » RECENSIONE | Drammatico
Con Luca Marinelli, Linda Caridi, Giovanni Anzaldo, Camilla Diana



26/03/2019 di Silvia Morganti
La nostra vita quotidiana è fatta di ricordi. Si risale come un fiume, ti assale all’improvviso, nasce modificato dal tempo, ed è il ricordo poliedrico dell’esistenza vissuta. La mente cuce, la mente disfa, in maniera volontaria talvolta, involontaria più spesso. 

Ricordi?  è un titolo che gioca tra sostantivo e verbo: “sono ricordi questi o qualcosa d’altro?”; “tu ricordi?”. E il gioco dell’interrogativo non si risolve, volutamente. Il film si costruisce continuamente su piani diversi. La storia se riassunta appare quasi banale: un uomo e una donna giovani si conoscono e mescolano le loro personalità contrapposte all’interno di una storia d’amore vero, che conosce la felicità dell’incontro, lo sviluppo/intreccio e la crisi. Una storia quasi banale, se non fosse che sin dal principio il piano della realtà è ‘spezzato’ da improvvisi flashback delle due singole vite –il passato– e della loro vita vissuta insieme –il presente appena trascorso. Le parole, anche se non sempre, costituiscono il raccontare all’altro le ‘immagini’ della propria storia (amori, amicizie, legami famigliari, esperienze traumatiche o meno…) e aiutano a predisporre lo spettatore all’ascolto, ad entrare nel film, realizzato attraverso un montaggio incredibile di Desideria Rayner, che deve essere stato per nulla semplice.  Le inquadrature giocano su colori diversi, primi piani affascinanti, paesaggi interiori che trovano realizzazione nella natura e nelle situazioni, attraverso una fotografia di Daria D’Antonio delicata e poetica, esatta. La musica è colta con Bach e Beethoven, per citarne due esempi, ed è dosata con il giusto calibro. Le interpretazioni di Luca Marinelli e Linda Caridi reggono i piani della narrazione perfettamente. Chi è allora l’artefice di tutto questo? Il regista e sceneggiatore della pellicola, Valerio Mieli. Ambizioso e coraggioso, ma anche bravo e paziente, Mieli ha composto un film profondo, non banale, all’altezza di un cinema che trasforma in qualche modo chi lo vede, arricchendolo e scuotendolo dentro. Ricorda altri maestri del cinema, come Malick. Il tempo lungo di realizzazione –il titolo precedente, Dieci inverni, è del 2009– ci restituisce una cura e un’attenzione  in grado di tenere tutti i fili del racconto, senza separarli mai, con la capacità di tenerli insieme, sempre intrecciati, come sono nella vita, come capita a chiunque, ma che difficilmente il cinema riesce a rendere/restituire.

L’amore e il tempo, la memoria e il dolore sono al centro delle riprese; non seguono un percorso ordinato e cronologico, preferendo sfidare la complessità della vita, di quella che risiede dentro di noi, difficilmente rappresentabile al di fuori, fatta di pensieri pensati e di gesti compiuti, ma anche di sensazioni e impressioni imperscrutabili. Il risultato è eccellente, per nulla cervellotico o impossibile come si potrebbe credere. La semplicità è quasi spiazzante! Quasi come quella della stessa locandina.

Linda Caridi, che avevamo notato proprio su queste pagine sin da Antonia. di Ferdinando Cito Filomarino del 2015, è brava quanto Luca Marinelli, con il quale stabilisce una bella alchimia: lei è la luce che poi si fa più ombrosa, lui è il tormento che poi trova una sua pace. Nei passi finali un vecchio tram passa vicinissimo e va al contrario come il desiderio, dentro un’inquadratura perfetta. Sarà il volto e il portamento di lui che incarnerà tutto il non-detto, che solo lei è in grado di captare e non lasciarsi sfuggire.

Difficile all’uscita non avere ricordi, di quelli importanti, altrettanto poetici e struggenti. Un po’ come in una vecchia canzone del maestro di Bologna che torna alla mente: “Ti ricordi quei giorni? / Uscimmo dopo le canzoni per camminare piano... /  Ti ricordi quei giorni? / Gli amici bevevano vino, qualcuno parlava e rideva, noi quasi lontano, / vicino a te, / vicino a me / e ci parlammo ognuno per lasciare qualcosa, / per creare qualcosa, per avere qualcosa...” (Guccini aveva già visto tutto nel 1988).



Claudio Mariani


L`ispirazione è sicuramente il Malick del "terzo periodo", dal 2010 in poi. In Italia ricorda Un Amore di Tavarelli e 10 inverni, sempre di Mieli. Un film a suo modo cupo, ma che cresce più ti allontani dalla visione