Valerio Mastandrea

Ride

Valerio Mastandrea


2018 » RECENSIONE | Drammatico
Con Chiara Martegiani, Arturo Marchetti, Renato Carpentieri, Stefano Dionisi, Milena Vukotic



06/12/2018 di Claudio Mariani
Sembra quasi scontato dirlo, ma l’esordio alla regia di Mastandrea in un lungometraggio non poteva che raccogliere giudizi positivi. Certi attori, baciati dalla “dea della spontaneità”, meglio conosciuta come Talento, ti danno l’idea che sono nati per fare i registi. C’è però sempre l’avversaria numero uno che si mette tra la carriera di attore e quella di regista: la pigrizia. Superato questo ostacolo, allora il cammino sembrerà segnato.

Siamo così giunti a questo atteso esordio, e il risultato è ottimo.

La storia è quella della giovane Carolina, vedova da pochi giorni, che non riesce ad elaborare il lutto, e non riesce in particolare a piangere per la morte del marito. Vani i suoi ripetuti tentativi di commuoversi, in attesa dell’imminente funerale. Mentre aspetta, c’è una sconvolgente carrellata di amici e conoscenti che le fanno visita, in assoluto la cosa più spassosa del film. Eh, già…spassosa, perché questo film non è solo drammatico, ma ti fa anche ridere, oltre che pensare e commuovere.

Ma non è neanche solo la storia della vedova, ma della generazione precedente e quella successiva del defunto: il padre e il figlio. Parallelamente alla ricerca ostinata della commozione che non viene da parte della protagonista, ci sono le vicende del bambino, che è impegnato a creare una finta intervista sulla morte del padre per attirare l’attenzione di una ragazzina. E poi il padre, il ruolo più impegnato e drammatico che lega la vicenda alla terribile questione delle morti sul lavoro, già affrontata dall’autore in passato, e a quella delle colpe tramandate tra padre e figlio (qua subentra anche il ruolo del fratello del defunto). In particolare per quest’ultimo aspetto del film i rimandi a Caligari, tanto caro all’autore, sono evidenti, anche se forse non cercati.

Un film scarno nelle forme e probabilmente anche nei contenuti, ma che riesce ad allargarsi a macchia d’olio al nostro interno, a pervaderci completamente. Un tipo di cinema in passato scelto anche dal Mastandrea attore. E questa cifra stilistica sembra calzargli perfettamente.

Le cose speciali di questa pellicola sono soprattutto la capacità di affrontare un tema come la morte in maniera così “particolare”, quasi con un approccio nordico (nord-Europa, si intende), a tratti al confine tra il grottesco e il surreale (anche il riferimento a Tarkovskij -acqua che cade- è voluto o no?) che fa da contraltare alla realtà che più cruda che non si può. E poi l’ironia, assoluta.

E questi attori, tutti in stato di grazia, a partire dalla sorprendete protagonista Chiara Martegiani, al monumentale Renato Carpentieri e al piccolo figlio, splendido. Per non parlare dei pochi minuti di una Milena Vukotic, da vedere e godere!

Insomma, di esordi folgoranti se ne sono visti molti (per esempio viene in mente Kim Rossi Stuart), ma questo sembra fare intravedere che ci sia un fattore importante dato dall’alchimia risultante dall’incrocio di due caratteristiche: la sicurezza e l’incanto. Aspettiamo così soddisfatti fin da ora la prossima prova…