Riccardo Milani La vita va così
2025 » RECENSIONE | Commedia | Comico
Con Virginia Raffaele, Diego Abatantuono, Aldo Baglio, Giuseppe Ignazio Loi, Pietro Ragusa, Geppi Cucciari





03/11/2025 di Roberto Codini
Il posto dell’anima è un mondo a parte: ormai non ci resta che ridere
La vita va così, il sedicesimo lungometraggio di Riccardo Milani, talentuoso regista che ha lavorato con Nanni Moretti, è un film incompiuto, che comincia bene per poi perdersi nel caos. Viene in mente proprio il Nanni di Sogni d’oro, che fa domandare allo spietato critico, interpretato da Dario Cantarelli, rivolgendosi a Michele Apicella: “Ma di questo film cosa interessa ad bracciante lucano, ad un pastore abruzzese, ad una casalinga di Treviso?” Questa stessa domanda potrebbe essere rivolta proprio a Milani, non perchè il film non sia interessante o comprensibile, ma perchè proprio il pastore abruzzese, che compare nel film di Moretti scomparendo in quello di Milani, sembra dare ragione al critico.
La storia in breve è questa. Nel Sud della Sardegna c’è una distinzione netta tra chi sceglie di restare e chi invece sceglie di fuggire. Ne sanno qualcosa il vecchio pastore Efisio Mulas (Ignazio Giuseppe Loi), e un imprenditore di Milano (Diego Abatantuono), che proprio in quell’area vorrebbe dare vita ad un resort di lusso. Efisio, protetto dall’amore della figlia Francesca (Virginia Raffaele) è l’ultimo dei pastori e rifiuta l’offerta economica decidendo di fare resistenza. Ma la sua lotta, invece di giungere ad una soluzione, drammatica come ne Il posto dell’anima o positiva come in Un mondo a parte, si perde per strada, e, nonostante i momenti di gioia e di dolore e anche di comicità, il film si perde per strada, lasciando lo spettatore confuso.
Riccardo Milani ci aveva emozionati con il bellissimo Il posto dell’anima, e con Noi e Gaber, ci aveva divertiti con il suo ormai mitico Come un gatto in tangenziale, ci aveva fatto venire voglia di tornare alle origini nell’intenso Un mondo a parte, con il suo ultimo film ci lascia sospesi, lasciandoci il dubbio che lottare sia inutile e che di resistere non valga più la pena. Guardando il film mi è venuta in mente una battuta di mia madre, morta nel 2008 dopo aver perso ogni ricordo, che una volta mi disse: "Non ho paura della morte, la vita va così, oggi ci siamo e domani NON CI SIETE".
La vita va così, come il cinema. Qualche volta è difficile capire, ma non dobbiamo mai smettere di crederci. Magari riprovando a spiegare.
La vita va così, il sedicesimo lungometraggio di Riccardo Milani, talentuoso regista che ha lavorato con Nanni Moretti, è un film incompiuto, che comincia bene per poi perdersi nel caos. Viene in mente proprio il Nanni di Sogni d’oro, che fa domandare allo spietato critico, interpretato da Dario Cantarelli, rivolgendosi a Michele Apicella: “Ma di questo film cosa interessa ad bracciante lucano, ad un pastore abruzzese, ad una casalinga di Treviso?” Questa stessa domanda potrebbe essere rivolta proprio a Milani, non perchè il film non sia interessante o comprensibile, ma perchè proprio il pastore abruzzese, che compare nel film di Moretti scomparendo in quello di Milani, sembra dare ragione al critico.
La storia in breve è questa. Nel Sud della Sardegna c’è una distinzione netta tra chi sceglie di restare e chi invece sceglie di fuggire. Ne sanno qualcosa il vecchio pastore Efisio Mulas (Ignazio Giuseppe Loi), e un imprenditore di Milano (Diego Abatantuono), che proprio in quell’area vorrebbe dare vita ad un resort di lusso. Efisio, protetto dall’amore della figlia Francesca (Virginia Raffaele) è l’ultimo dei pastori e rifiuta l’offerta economica decidendo di fare resistenza. Ma la sua lotta, invece di giungere ad una soluzione, drammatica come ne Il posto dell’anima o positiva come in Un mondo a parte, si perde per strada, e, nonostante i momenti di gioia e di dolore e anche di comicità, il film si perde per strada, lasciando lo spettatore confuso.
Riccardo Milani ci aveva emozionati con il bellissimo Il posto dell’anima, e con Noi e Gaber, ci aveva divertiti con il suo ormai mitico Come un gatto in tangenziale, ci aveva fatto venire voglia di tornare alle origini nell’intenso Un mondo a parte, con il suo ultimo film ci lascia sospesi, lasciandoci il dubbio che lottare sia inutile e che di resistere non valga più la pena. Guardando il film mi è venuta in mente una battuta di mia madre, morta nel 2008 dopo aver perso ogni ricordo, che una volta mi disse: "Non ho paura della morte, la vita va così, oggi ci siamo e domani NON CI SIETE".
La vita va così, come il cinema. Qualche volta è difficile capire, ma non dobbiamo mai smettere di crederci. Magari riprovando a spiegare.