Pupi Avati GLI AMICI DEL BAR MARGHERITA
2009 » RECENSIONE | commedia
Con Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio, Fabio De Luigi, Gianni Cavina. Neri Marcorè, Katia Ricciarelli, Luisa Ranieri, Pierpaolo Zizzi, Gianni Ippoliti
di Arianna Marsico
Deciso cambio di toni e colori per Pupi Avati dopo aver scandagliato gli abissi e la cupezza della mente umana con “Il papà di Giovanna”: la stessa Bologna, che anche in questo film fa da sfondo, non sembra più così tenebrosa. Tutto ha inizio nel 1954, con il desiderio del giovanissimo Taddeo (Pierpaolo Zizzi) di far parte della combriccola di amici che si riuniscono nel Bar Margherita. E a prima vista non si capirebbe nemmeno perché, visto che si tratta di persone quasi senza né arte né parte: ad esempio Manuelo (Luigi Lo Cascio) è un ninfomane coinvolto in furti d’auto, mentre Al (Diego Abatantuono), il leader della comitiva, si mantiene a spese altrui. Ma poi non ci vuole molto a comprenderlo: basta guardarli spensierati mentre giocano a biliardo e prendono in giro il barista, per capire come già la loro compagnia possa sembrare tanto per un ragazzo che vive con la mamma (Katia Ricciarelli) e il nonno (Gianni Cavina) che alla tenera età di ottant’anni prende una sbandata per una bella maestra di piano (Luisa Ranieri). Senza aggiungere altro sulle vicende che coinvolgeranno i vari personaggi, si può dire che nella compagnia che si fa immortalare di fronte al bar si riassumono quelle che erano le varie aspirazioni delle persone semplici nel dopoguerra, quando anche città come Bologna non erano troppo diverse dalla piccola provincia e quindi le opportunità per svoltare non erano poi così tante. Eppure nessuno è scontento del proprio piccolo universo, ed ogni dramma si supera. Ecco, forse in questo Avati pigia un po’ troppo sull’acquerello del bel tempo che fu, rischiando a volte la maniera. Anche se bisogna ammettere che adesso sembra difficile condividere un vivere con più sogni e meno rabbia per non essere arrivati. O valgono le parole di un altro emiliano illustre, Francesco Guccini che in “Eskimo” canta: “Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti, giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s' è perso o no a quei party... ”? Nonostante tutto il film non si riduce però ad un nostalgico amarcord. Gli attori riescono a imprimere un soffio di vita reale a figure che altrimenti sembrerebbero troppo fiabesche e naif: basti citare Neri Marcorè, che rende Bep, figlio di papà un po’ inetto, quasi donchisciottesco nella sua reazione una volta che si innamora di Marcella (Laura Chiatti). Ed è quindi giusto che il suo riuscire in qualche modo a dire “Non ci sto più” venga poi premiato. Anche se non come ci si aspetterebbe. “Gli amici del bar Margherita” è come una foto dai colori tenui di un tempo che fu, che chi ha vissuto idealizza e chi no prova ad immaginare...pensando magari, sempre con parole di Guccini, “Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là”.