Olivier Ayache-vidal

Commedia

Olivier Ayache-vidal Il professore cambia scuola


2017 » RECENSIONE | Commedia
Con Denis Podalydès, Abdoulaye Diallo, Tabono Tandia, Pauline Huruguen, Alexis Moncorge



11/02/2019 di Silvia Morganti
Quando il soggetto della storia è un professore o una professoressa, spesso si dice “è un film sulla scuola”. In realtà è la storia di una persona che insegna. Se fosse il caso di un medico non si direbbe è un film sull’ospedale o sulla medicina. Se fosse un avvocato ugualmente non si farebbe cenno alla giustizia o al tribunale. Se fosse un giardiniere, chissà se ci si riferirebbe alla natura tout court o alla botanica! Perché? Perché un docente è tutt’uno con il suo mestiere e con il luogo che abitualmente è il suo ‘regno’: la scuola. Allora possiamo affermare che Il professore cambia scuola sia un film con al centro un insegnante e che rifletta sulla scuola allo stesso tempo?

Ci piace mettere in evidenza innanzitutto la personalità del protagonista, che non è solo un insegnante: è un uomo serio, con una simpatia ironica, un po’ ingenuo, dedito, colto, pronto a interrogarsi (forse non da subito), ma anche a cambiare strategia, sensibile, onesto, umano. La sua storia si intreccia al suo ruolo professionale inevitabilmente, tanto che la sua vita appare come in controluce, i suoi legami, la sua casa e il suo gatto sono il contorno di un’esistenza che ha altri perni attorno cui ruotare. Però non si tratta del solito film: nella pellicola molto ben recitata e girata si tratta di entrare dentro il tema a partire da una quotidianità, ben rappresentata, senza eccessi e senza retorica, con leggera sottrazione, in grado di commuovere e far sorridere allo stesso tempo.

Il professore cambia scuola ha un respiro ampio, è un film diverso da tanti altri che lo hanno preceduto. Non è documentaristico, anche se ben documentato. Il regista Olivier Ayache-Vidal ha frequentato per tanti mesi la scuola dove ha girato, l’ha scelta e scandagliata dal di dentro: alcuni giovani interpreti son stati scelti tra quelle mura. Il punto di forza però risiede nella capacità di narrazione onesta e intelligente. Non si vuole colpire lo spettatore a tutti i costi, perché l’intento è quello di raccontare, di raccontare bene fino a far riflettere. È la società che si riflette nella scuola, con tutte le sue contraddizioni, difficoltà e conquiste. È la scuola ad avere un ruolo centrale, baluardo davanti alle derive dei nostri tempi. Occorre forse ricordarlo?

Il film è francese ma parla a tutti. L’attore protagonista, bravissimo, ha classe, è raffinato nella sua semplicità di intellettuale al servizio della società. Perché i docenti sono intellettuali, capaci di riflettere ed agire dal di dentro del loro lavoro, con una ricaduta importante sulla formazione dei futuri cittadini del mondo. Eppure questo troppo spesso lo si dimentica!

François Foucault, questo il suo nome, prima si trova a lavorare nel centro di Parigi, poi in periferia. Certo la crisi è in agguato, non si tratta proprio di vivere la stessa esperienza, però se prima è deciso, sicuro, assertivo come una lama, poi conosce il tormento di non sapere esattamente cosa è meglio fare. Non è il film del professore eroe (come ad es. nell’indimenticabile Attimo fuggente), non è però neanche il professore perdente (de La classe di Laurent Cantet), è l’esempio del bravo insegnante. Bravo davvero! La cultura diventa strumento necessario e basilare in una scuola interculturale, aperta a nuove sfide, in grado di fornire possibili risposte alla costruzione di un mondo diverso.

François Foucault fa esercizio di stile, quando lo stile è metodo e sostanza. Sa giocare con la grammatica, o ri-leggere Victor Hugo come se fosse un contemporaneo, soprattutto non cede, non delega e non arretra di un passo rispetto al suo ruolo, né davanti a studenti e studentesse, né davanti a preside e colleghi, né davanti a genitori tanto diversi. Il suo ruolo è quello arduo di trasmettere a ragazzi e ragazze anche l’esempio: dizione perfetta, intelligenza e responsabilità. Questo è il quid necessario a far sì che chi insegni sia davvero “bravo” come lui e non soltanto una voce di trasmissione del sapere. È colui che si siede accanto, che lascia la cattedra e sceglie il banco con un movimento spontaneo, esatto nei tempi e nella sostanza, capace di ascoltare e di parlare allo stesso tempo. Se inizialmente perde le staffe, sbaglia e si lamenta, questo fa parte del mestiere: non è facile.

L’équipe scolastica talvolta non funziona, i tempi sono dilatati e altre volte troppo corti, il confronto richiede sforzo, disponibilità, problemi complessi stridono davanti alla disciplina, soluzioni rapide si rivelano sbagliate e pericolose. Non sempre tutto procede liscio, ciò non toglie che c’è una bellezza innata nella luce che si accende negli occhi di chi frequenta la scuola, che sia studente o docente, e tutti lo sappiamo, perché tutti ci siamo passati, in un modo o in un altro.

C’è una luce di sguardo in questo film, naturale e vera, quanto reciproca. Questa è la sua piccola preziosità!