Marco Tullio Giordana

Drammatico

Marco Tullio Giordana QUANDO SEI NATO NON PUOI PIù NASCONDERTI


2005 » RECENSIONE | Drammatico
Con Alessio Boni, Michela Cescon, Rodolfo Corsato, Matteo Gadola, Andrea Tidona, Adriana Asti

di Claudio Mariani
A fronte di un titolo, seppur bellissimo, di maniera, l’ultima fatica del milanese Marco Tullio Giordana esce nelle sale seguendo il grande successo del premiatissimo “La meglio Gioventù”. E inevitabilmente i paragoni si debbono fare con l’ultima opera. Chiaramente questa esperienza è meno “totale” rispetto alla precedente, vuoi per l’impiego di mezzi, che per la durata monumentale del film e per il coinvolgimento del numero di attori. Questa volta Giordana sposta il tiro su una questione quanto mai attuale, il problema dei clandestini, riuscendo ad incrociarlo con la ricchezza (futile) in cui è calata la famiglia bresciana protagonista del film. La trama si può riassumere in poche parole: una famiglia ultra-benestante, un bambino bravo e intelligente, una tranquillità all’apparenza inattaccabile, poi la (supposta) disgrazia, il bimbo che scompare, sembra morto senza più nessuna possibilità di essere sopravvissuto. Poi il miracolo, il figlio è salvo, ma qua il film vira, come la barca che torna indietro a cercarlo, disperso in mezzo al mare: ci si trova di fronte al problema dell’immigrazione, dei centri d’accoglienza, della clandestinità, e la famiglia deve affrontare una realtà e un figlio che in pochi giorni ha conosciuto situazioni che l’hanno reso molto, ma molto più maturo rispetto alla sua età. E la grande forza del film è proprio negli sviluppi della storia stessa, quando si crede che il tutto possa (s)cadere in retorica, descrivendo un mondo di bontà contro l’indifferenza-cecità dei ricchi benestanti...beh, non succede così. Il film sembra volerci dire che non ci sono vincitori né vinti, non esiste il giusto o lo sbagliato, esistono solo delle situazioni, e la fortuna o la sfortuna di trovarsi calati dentro di esse fa da spartiacque. Il film fa presa proprio per questo, tenendoci sulle spine, non sapendo cosa accadrà, con quel senso di catastrofe all’inizio e con la sensazione poi, che un happy ending non ci sarà proprio. Il regista in questo caso lascia a casa il “facile gioco dei sentimenti” e preferisce buttarci in faccia la realtà, la cruda realtà, riuscendo a farci sentire un po’ più piccoli di quello che siamo. Gli attori sono la cosa migliore di un ottimo film, dalle gradite conferme di Alessio Boni e Michela Cescon ad un esordiente Matteo Gadola, perfetto, naturale e spontaneo come solo un ragazzino può essere.

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