Marco Bechis

Drammatico

Marco Bechis Ritorno a Buenos Aires


2026 » RECENSIONE | Drammatico | Storico
Con Adriano Giannini, Ana Celentano, Veronica Gerez, Adrián Fondari, Olivia Nuss



21/09/2026 di Arianna Marsico
Un sopravvissuto che diventa testimone. Così il regista Marco Bechis sintetizza, nella presentazione al Cinema Greenwich di Roma, la storia di Mariano Guerra (Adriano Giannini), italiano arrestato durante la dittatura miliare argentina e rilasciato due anni e quarantasei giorni dopo.
Ritorno a Buenos Aires, fresco di passaggio alla Mostra del cinema di Venezia,  si ispira solo in parte a quanto realmente vissuto dal regista, arrestato nel 1977 e successivamente rilasciato, e Mariano Guerra probabilmente non è mai esistito. Ma tutto quello che ha vissuto e che hanno vissuto i desaparecidos e i sopravvissuti sì. Esistevano campi di prigionia in cui non solo le persone venivano torturate prima di essere spesso spedite sui voli della morte. Esisteva la capacità manipolatoria dei carnefici verso le vittime, una forma di controllo che rasentava il surreale, come magistralmente spiegato anche in Esma. Repressione e potere nel centro clandestino di detenzione più emblematico dell'ultima dittatura argentina curato da Marina Franco e Claudia Feld.

Reali sono i processi, portati avanti tra mille resistenze da pubblici ministeri caparbi. Bechis, dopo la proiezione, spiega che la politica non era particolarmente motivata a cercare la verità, eppure la volontà di arrivare alla verità è stata più forte, sono stati comminati diversi ergastoli ai militari e Jorge Videla è morto in carcere, a differenza di Pinochet.

Mariano Guerra torna a Buenos Aires dopo oltre trent’anni per testimoniare. Un ritorno che lo costringerà a confrontarsi con ex compagni di lotta e prigionia, con altre prigioniere che all’epoca nono conosceva e con Evelyn (Veronica Gerez), figlia della sua compagna di militanza Muneca (Olivia Nuss). La narrazione è asciutta, la fotografia gioca su luci e ombre per parlare di caduta nell’abisso e di resurrezione. Il cast è corale, perché il trasporto per la tragedia dei desaparecidos è reale. Veronica Gerez si commuove nel parlare della marcia del 24 marzo di quest’anno, a cinquant’anni dal colpo di stato della giunta militare. E vedere il film in versione originale, con lo spagnolo di Giannini studiato per l’occasione, che tradisce le fragilità del “tano” Mariano, è un valore aggiunto.

Ritorno a Buenos Aires va visto, per gridare sempre più forte Nunca más, nonostante tutto.