Lars Von Trier

drammatico

Lars Von Trier ANTICHRIST


2009 » RECENSIONE | drammatico
Con Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg

di Claudio Mariani
Che bello andare contro corrente, a patto che non lo si faccia per partito preso. Contro corrente rispetto alle risate di scherno e alle spietate critiche che hanno accolto l’ultima, difficilissima opera di Lars von Trier. I fischi del pubblico e dei critici hanno spostato l’attenzione sulle parti più “spinte” della storia: sul sesso esplicito, sugli episodi di penetrazione, sull’autoinfibulazione della protagonista. Altre risate sono venute fuori dalla scena in cui la volpe annuncia che “il caos regna”, risate che si ritrovano puntualmente nelle sale dove è proiettato il film. Eppure, tutto il discorso sta qua: il segreto del film è entrare nel giusto mood, e se lo fai, la scena della volpe che parla è la più drammatica di tutto il film, e le scene di sesso sono perfettamente funzionali alla trama. Come si fa ad entrare nel giusto spirito? Questo è il problema, chi sta scrivendo ci è riuscito perfettamente, ma è un fattore di sensazioni, istinto e di sensibilità ma, temiamo, forse ancora di più di affinità, pericolosa affinità con la “scrittura” di von Trier. Il film, se approcciato così, rimane dentro a lungo, ed è un grande, coraggioso film. Se non si riesce ad entrare nel suo mood (come pare succeda a molti) si odierà la pellicola. Sperando che quest’ultima tendenza cambi -e critiche inaspettatamente benevole pare stiano spuntando e non in numero trascurabile-, è comunque indubbio che è il classico film che fa e farà parlare di sé a lungo. E’ però un grandissimo errore considerarlo un film horror e basta: è più che altro un viaggio, un viaggio nella mente di due persone che reagiscono in maniera differente ad una disgrazia come la perdita di un giovanissimo figlio. Soprattutto visto che questa perdita avviene mentre si stanno abbandonando alla passione più sfrenata: ciò che viene dopo è l’elaborazione del lutto ma soprattutto della colpa (da parte di lei, la parte irrazionale) e l’analisi professionale e quasi distaccata da parte di lui (la parte razionale), in una vera e propria seduta psicanalitica, quale il film sembra. E’ anche un film sulla paura, soprattutto di se stessi. Ciò che accade dopo poco importa, a tutto ciò bisogna però aggiungere una sfilza infinita di difficilmente analizzabili simboli oscuri (cerbiatto-volpe-corvo su tutti) e sul ruolo delle donne nella storia delle torture. Insomma, sembra che il regista abbia voluto mettere molta carne al fuoco, ed è proprio questo il problema: se si cerca di analizzare tutto non se ne esce vincitori, se ci si lascia “trasportare” allora si. Per il resto von Trier usa un rigore formale che non si aspettava da lui, con una grande fotografia che crea delle scene indimenticabili, come il prologo in bianco e nero, che associa la poesia alla tragedia, o come le scene di “sogno” nel bosco, affascinanti e inquietanti. E poi gli attori, assoluti mattatori nonché unici e soli protagonisti del “viaggio”: un Dafoe come non lo si vedeva da parecchi anni, magnetico, e una Charlotte Gainsbourg giustamente premiata a Cannes, sempre perfetta, che non finisce mai di stupire, e che ritroviamo in forma dopo il suo incidente, ancora lì a “bucare” lo schermo, nonostante il disastroso doppiaggio italiano. Alla fine una grande esperienza sopra le righe per pochi e una boiata senza mezzi termini per molti; per noi vale il primo giudizio ma, attenzione, forse (e sottolineiamo il forse) è un film che non ci sentiamo proprio di consigliare…

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2003
recensione di Claudio Mariani