John Maybury

THE JACKET

John Maybury


2005 » RECENSIONE | drammatico/Thriller
Con Adrien Brody, Keira Knightley, Kris Kristofferson, Jennifer Jason Leigh, Daniel Craig, Kelly Lynch

di Claudio Mariani
La “jacket” del titolo non è altro che la camicia di forza che viene usata sul protagonista del film, Jack Starks, che viene internato dopo essere stato accusato d’omicidio e giudicato non in grado di intendere e di volere. Il fatto è che lui pazzo non lo è veramente, è solo un reduce della guerra del golfo che ha la brutta abitudine di sopravvivere a ferite mortali (il sottotitolo recita: “avevo 27 anni la prima volta che sono morto...”). Il fatto è che, sottoposto ad un trattamento disumano, non si sa come e perchè, riesce a vedere e a “vivere” il suo futuro e, addirittura, ad innamorarsi di una donna che aveva incontrato molti anni prima. E’ un film giocato tutto su questi flash back del passato e del futuro e sul mistero di questa doppia esistenza. Il problema è, che come tutti i film di “genere” (e in questo caso potremmo citarne a decine) la coerenza è l’essenzialità stessa della storia. In questo caos il film è coerente, ma rimangono, alla fine della visione, degli interrogativi che ne svalutano sicuramente la validità. Intendiamoci, la pellicola è girata molto bene, riesce a trasmettere un certo grado di angoscia, che ci accompagna lungo tutti i 102 minuti della visione. C’è sempre questo sottofondo tragico, e questa voglia che si trasmette allo spettatore di voler evadere con la mente senza ricordarsi che il proprio corso è da un’altra parte, immobile. Si viene così indubbiamente presi dal film, ma soprattutto dalle vicende di Jack Starks, che diviene uno di noi, interpretato da un Adrien Brody che solo con i suoi occhioni (per non parlare del nasone) da cane pestato riesce a farsi amare dal pubblico. Grande Brody, buona interpretazione della bella Keira Knightley, e del redivivo Kris Kristofferson. Non c’è molto altro da dire sul film, se non accennare alla buona colonna sonora di Brian Eno, alla stupenda canzone dei titoli di coda da parte di un Iggy Pop di armstronghiana memoria (We Have all the Time in the World). Insomma, un film che si fa vedere, e anche volentieri, ma che, ne siamo quasi sicuri, non rimarrà in testa a lungo...