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Joel & Ethan Coen

La ballata di Buster Scruggs

Joel & Ethan Coen


2018 » RECENSIONE | Western
Con James Franco, Liam Neeson, Bill Heck, Ethan Dubin, Bill Foster, Grainger Hines, Ralph Ineson



25/01/2019 di Claudio Mariani
Finalmente! Questo viene da dire dopo la visione di La ballata di Buster Scruggs, perché era dal 2010, con Il Grinta, che i fratelli più famosi della Hollywood contemporanea non convincevano così tanto. A essere pignoli, è dal 2000 che hanno alternato alcune pellicole certo non memorabili (Burn after reading, LadyKillers, Ave, Cesare) a film pienamente riusciti (oltre a Il Grinta, Non è un paese per vecchi), ad altri rimasti nel limbo. Certo, non una media fantastica. Per cui, ci stava anche sperare in un’opera finalmente “alla Coen” magari con un certo piglio simile ai loro proficui anni ‘90.

Questo è avvenuto, e la motivazione principale è la scommessa di condensare, attraverso l’artificio degli episodi, tantissime sfaccettature del Western. Perché questo fanno i fratelli Coen: giocano con il genere, prendendolo però anche tremendamente sul serio.

Dicevamo una boccata d’ossigeno, perché questo La ballata di Buster Scruggs è veramente bello, soprattutto per chi ama i film ambientati nel “vecchio West”.

Il pistolero, l’epopea della conquista, gli indiani, la diligenza, la conquista, i cercatori d’oro, il freak show, la leggenda e addirittura il cowboy canterino. Insomma, anche se c’è un grande assente -l’esercito-, i fratelli di Sant Louis Park riescono a fare quello che fu fatto nel 1962 con La conquista del West (How the West was won), importantissimo sunto della categoria più in voga in quegli anni, guarda caso anche lui a episodi.

Una volta tanto vale la pena analizzare capitolo per capitolo, ognuno introdotto da una mano che sfoglia le pagine dell’immaginario libro La ballata di Buster Scruggs e altre storie della frontiera americana.

The Ballad of Buster Scruggs

E’ il passaggio più divertente e pirotecnico, quello del cowboy canterino che ha la mano più veloce del West. E’ un racconto molto divertente e perfetto per introdurre il film, con il protagonista che si rivolge spesso alla telecamera. Spassosissimo. Volendo vedere è forse il sottogenere meno conosciuto, sicuramente al di fuori degli Stati Uniti. Tim Balke Nelson, caratterista già usato in precedenza, è una scoperta in positivo.

Near Algodones

La -breve- storia del cowboy sfigatissimo che passa da una situazione sfortunata all’altra, è una delizia in puro stile Coen. Un James Franco come sempre perfetto è l’assoluto protagonista di una serie di vicende che, con l’ironia tipica, ci fanno capire, anche in questa ambientazione, come la vita sia pesantemente regolata dal Caso con la C maiuscola.

Meal Ticket

Un impresario (Liam Neeson) porta in giro il suo -spietato- spettacolo “Il tordo senza ali” negli sperduti avamposti del West: un ragazzo senza arti interpretato dall’emozionante Harry Melling si esibisce per i pochi spettatori. Questo capitolo è di un impatto decisamente forte, reso grazie alla perfetta macchina scenica. Il Freak Show e la tematica ne fanno un piccolo gioiello di particolare cupezza, gettando una luce quasi grottesca nelle vicende narrate.

All Gold Canyon

Tom Waits e un paesaggio paradisiaco, basterebbero queste due cose per far capire cosa possono regalarti queste scene. Il vecchio cercatore d’oro (altro stereotipo) arriva in questa valle splendida a fare il suo lavoro. Arriva canticchiando e se ne va canticchiando, ma in mezzo succede qualcosa. Tom Waits per definizione è “oltre”, e qua è anche quasi fisicamente irriconoscibile. Unico episodio tratto da un racconto noto, niente meno che di Jack London. Splendido!

The Gal Who Got Rattled

Il capitolo più bello. Il genere “della frontiera”, della carovana di migranti che va a scoprire le nuove terre per rifarsi una vita. Le cose non andranno così bene, almeno non per tutti. Qui c’è una capacità di scrittura fantastica, molto alla Coen, con mezzi discorsi e mezze frasi e situazioni quasi surreali, ma con la capacità di narrare tantissimo, e con l’inaspettato epilogo che fa di questa vicenda il fulcro di tutta l’operazione, e che avrebbe potuto essere da solo un film stesso.

The Mortal Remains

Su una diligenza, un inglese, un irlandese, un francese, una donna ed un trapper statunitense affrontano un viaggio assurdo durante il quale discutono di natura umana, religione, vita, passato e presente. In questo caos c’è un cinema dei dialoghi, forse poco coerente con il Western classico. Tuttavia c’è la diligenza, ma difficilmente sarebbe stata immaginabile una situazione di dialoghi prolungati come questa in una pellicola degli anni 50 o 60. E’ l’episodio meno convincente anche e soprattutto per le sfumature che si perde un non anglosassone, ma tutto sommato in linea con l’operazione di riempire gran parte delle casistiche possibili.

 

Rimane una grande prova, opera molto bella, godibile, varia e che non fa una pecca. Bella anche esteticamente e girata perfettamente, con una cura quasi maniacale. Bentornati, fratelli!



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