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Gabriele Muccino

RICORDATI DI ME

Gabriele Muccino


2003 » RECENSIONE | Comm.
Con Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante

di Claudio Mariani
Dopo aver affrontato le crisi adolescenziali tipiche della generazione odierna con “Come te nessuno mai” (1999) e dopo aver trattato della crisi d’amore dovuta alla paura e all’età con “L’ultimo bacio” (2000), Muccino torna con l’attesissimo “Ricordati di me”, a completare un’ideale trilogia sui sentimenti in tutte le loro varie sfumature. Diciamo subito che il film è riuscito quasi alla perfezione, troppo spesso capita che un autore che ha avuto un successo strepitoso fallisca la prova successiva ma in questo caso il film che ha seguito il campione d’incassi e di critica “L’ultimo bacio”, è altrettanto interessante e, per altri versi, sconvolgente. Non si esagera usando questo aggettivo, il film ha la forza di un fendente ben assestato direttamente contro la bocca dello stomaco, giusto sotto il diaframma, e che dimezza la capacità del nostro sistema respiratorio di incamerare aria, elemento (a volte) vitale per degli esseri (a volte) pensanti. Se con il film che aveva come interprete Accorsi i nervi scoperti riguardavano la coppia ed essa soltanto, con questa nuova opera il regista romano prende come riferimento la famiglia, facendo convogliare in essa tutti i problemi del mondo: affettivi, di integrazione sociale, di successo-non successo nella vita e chi più ne ha più ne metta. E’ inutile stare a parlare della trama, è necessario solamente dire che è intricata nella sua semplicità, nel veder confluire in essa qualsiasi discorso riguardante l’odierno, forse anche eccedendo, rendendo questa scelta un po’ troppo pretenziosa anche se, a dire la verità, non appesantisce più di tanto la storia. Il film, dal punto di vista dei contenuti è pienamente riuscito, come è splendidamente riuscito per quanto riguarda la qualità tecnica che sfidiamo chiunque a mettere in discussione: Muccino ci sa proprio fare con le immagini, riuscendo ad inserirle e ad alternarle con una maestria che ci fa venire in mente solo un parallelismo con un abile quanto delicato direttore d’orchestra! A queste sue qualità va aggiunto anche il fatto che ha una grande capacità di dirigere gli attori, tanto che sotto le sue mani anche delle comparse (vedi Taricone) o attrici discutibili (vedi la Bellucci) che normalmente ci farebbero per lo meno storcere il naso, risultano azzeccate. I quattro attori principali sono la cosa migliore del film, il fratello minore del regista, Silvio (già visto in Come te nessuno mai) sembra spaesato ma è la sua parte, sempre ansimante e sempre con l’espressione degna di una triglia, l’esordiente Nicoletta Romanoff è perfetta nella sua incarnazione della pesante satira contro la tv dei culi e delle tette, e poi c’è la vera e propria gara di recitazione tra l’isterica Laura Morante e il compassato Fabrizio Bentivoglio: siamo di fronte a due grandi attori, che non si risparmiano colpi, naturalmente in senso artistico, è difficile scegliere il vincitore, anche se alla lunga pensiamo che vinca Bentivoglio al tie-break del quinto set; probabilmente il migliore attore italiano in circolazione. Un film bello, che non si scorderà nel tempo (in entrambi i sensi), elegante nella forma e nel contenuto con un solo piccolo difetto, almeno a nostro avviso: la voce fuori campo, che in questo caso risulta forzata e fuori posto. Assolutamente da vedere, possibilmente durante la settimana facendosi aiutare dalla distrazione-routine lavoro e/o studio. Se invece lo si deve proprio vedere il sabato o la domenica, è necessario prendere due precauzioni: fare dello stetching mentale e comprare del bicarbonato perché, credeteci, “Ricordati di me” risulterà più indigesto di “Un tranquillo week-end di paura”, la nostra paura…