David Lynch

UNA STORIA VERA

David Lynch


1999 » RECENSIONE | Drammatico
Con Sissy Spacek, Harry Dean Stanton, Richard Farnsworth, Everett McGill, Jane Galloway

di Paolo Massa
Alvin Straight è un anziano signore alle prese con gli acciacchi della vita. Vivrebbe in solitudine se non fosse per la compagnia dell’amata figlia Rose (Sissy Spacek), un po’ ritardata ma piena d’amore per il padre. Quando arriva una telefonata inaspettata ad annunciare l’infarto di Lyle, il fratello di Alvin, il nostro protagonista prende una decisione inamovibile: andare a trovare il caro fratello, sobbarcandosi 317 miglia di strada dall’Iowa al Wisconsin. Mezzo di locomozione, un vecchio tosaerba capace di macinare ben 5 miglia all’ora. Sta qui la rara bellezza di questo piccolo capolavoro firmato David Lynch, sì avete capito bene, quel geniaccio abituato a stordire i suoi spettatori con lunghi e incomprensibili viaggi onirici nella mente dei personaggi che mette in scena: vi dice qualcosa Mulholland Drive? Il film in questione, però, è tutta un’altra storia, a partire dal titolo: The Straight Story, nella versione originale; Una Storia Vera, in quella italiana. Già, perché questa volta il frutto partorito da Lynch non è il solito esercizio di stile ammaliante quanto cerebrale, ma al contrario il soggetto è tratto da una storia vera, proprio così, qui tutto è vita vissuta, senza infingimenti di sorta. La sfida del regista, dunque, sta nel filmare con occhio affascinato il viaggio impossibile di Alvin (interpretato da un indimenticabile Richard Farnsworth), mentre la nostra, di sfida, sta nel credere che il vecchio “cowboy” (perennemente con un cappello in testa) alla fin fine ce la faccia a raggiungere la meta agognata, sconfiggendo i soliti tabù che la società cerca di imporci. Chi penserebbe mai che un pensionato, cieco e claudicante, possa percorrere miglia e miglia di strada sopra un tosaerba malandato? Ecco perché il cinema ha ancora un senso, per non smettere di sognare, ma anche per non smettere di realizzare i sogni più inconfessabili, proprio come Alvin. Un film prezioso, un film sulla famiglia, sulla vecchiaia, sulla giovinezza, insomma un film sulla vita, con la natura a farla da protagonista aggiunta (forse anche troppo), con le parole a spiegarci l’importanza del dialogo con se stessi, con il paesaggio intorno (anche solo con uno sguardo) e con gli altri esseri umani, come se tutti fossimo fratelli, un po’ come Alvin e Lyle. Una perla nella palude dei blockbusters fini a se stessi e ai loro meri incassi da botteghino. (scritta nel settembre 2006)