David Lynch

Thriller

David Lynch Mulholland Drive


2001 » RECENSIONE | Thriller | Drammatico
Con Naomi Watts, Laura Harring, Justin Theroux



30/12/2025 di Roberto Codini
C’era due volte a Hollywood: il sogno proibito di David Lynch

Parafrasando Gianni Rodari, che scrisse “C’era due volte il Barone Lamberto”, David Lynch, con il suo Mulholland drive, nel 2001 ci regalò un film rivoluzionario e visionario, che, rivisto a distanza di più di vent’anni e a un anno dalla scomparsa del regista, ci appare come uno dei film più belli del secolo. Ripercorriamo la storia.

Betty, ingenua sognatrice dell'Ontario profondo, sbarca a Hollywood per diventare una star. In attesa di ruoli e gloria, alloggia nell'appartamento di sua zia, rientrata in Canada. Dietro la porta trova Rita, una bruna femme fatale scampata a un incidente e a due uomini armati che la volevano morta. Ma Rita non lo sa più, perché ha perso la memoria dietro una curva di Mulholland Drive. Betty e Rita, il nome è preso in prestito dalla Hayworth, indagano per ritrovarla, diventando complici e poi amanti. La prima eccelle nei casting, la seconda ricostruisce progressivamente la sua identità. Ma il passaggio al cabaret "Silencio" ridistribuisce nomi e ruoli. Betty si sveglia Diane Selwyn in un misero appartamento. Sempre bionda e sempre provinciale, tenta di fare l'attrice e ottiene solo ruoli insignificanti. Conosce e ama Rita, che adesso si chiama Camilla Rhodes, è una star del grande schermo e si appresta a sposare un regista in voga. Respinta dall'amante e da Hollywood, Diane assolda un killer per uccidere Camilla e poi sogna per ritrovare la sua innocenza.

Mulholland Drive è un grande film onirico che mette in discussione il racconto tradizionale e si appoggia a elementi narrativi ostensibilmente evidenziati (effetti di focalizzazione, principio di casualità ...). Concepito come musica, è un profondo viaggio emozionale in cui la messa in scena opera a livello sensoriale. Il senso viscerale del film non passa per le parole né per una narrazione razionale. Ogni dettaglio dell'intrigo è al servizio di sensazioni che Lynch trasmette attraverso processi cinematografici, a immagine della strada di Los Angeles che gli ha dato il titolo: "sinuoso e sospeso nel tempo", e si presta a diverse interpretazioni. Una è che la seconda parte si collochi cronologicamente davanti alla prima. I due terzi iniziali del film sarebbero allora l'ultimo sogno di Diane, l'espressione di un rimorso e la sola maniera di ritornare sul suo crimine.

L'eroina bionda sostituisce la realtà con un mondo che accorda ai suoi desideri. Colpevole della morte dell'amata e volubile Camilla, sogna il suo doppio (Betty), salva Rita (il doppio di Camilla) e si accredita un potenziale da star. È una spiegazione possibile, è il debutto di un sogno incoraggiato da un dettaglio, un guanciale rosa dopo il prologo swing. Ma si possono tentare letture altrettanto suggestive. Se i primi cento minuti del film fossero in realtà la visione soggettiva di Camilla e della sua mente sconvolta dall'incidente? Come per la prima ipotesi, il momento cerniera in cui Camilla introduce la chiave nella piccola scatola blu segnerebbe il ritorno alla realtà del passato attraverso il buco nero dell'inconscio. Chi è allora a condurre il racconto? Diane o Camilla? Allo spettatore giocare e giudicare, lasciarsi guidare dalla propria intuizione o lasciare che Lynch la guidi.

Il film è una storia eccessiva come Cuore Selvaggio e commovente come The Elephant man, un esempio di cinema nel cinema, una metafora di Hollywood con un regista alle prese con i produttori che gli vogliono imporre la protagonista femminile, ma soprattutto una storia d’amore tra due donne, interpretate da due ragazze sensuali, Naomi Watts e Laura Harring, una bionda e una mora, non oggetti, ma soggetti del desiderio.

Lynch è tra i pochi cineasti capaci di disorientare lo spettatore e crea uno dei capolavori del 21° secolo che, rivisto a distanza di anni, è ancora più bello e più emozionante. Il film partecipò al Festival di Cannes nel 2001 vincendo un premio ma non la Palma d’oro che andrà a Nanni Moretti e alla sua La stanza del figlio. Fu proprio Moretti a raccontare un divertente aneddoto su quella edizione del Festival. Pochi istanti prima della cerimonia, passeggiando nervosamente nel foyer, Lynch si avvicinò a Moretti dicendogli: “Nanni, un giorno o l'altro ti ucciderò”. Moretti lo riconobbe e, preso alla sprovvista, balbettò: “Ma veramente non so ancora se ho vinto”. E lui rispose: “Non importa, ti ucciderò lo stesso”.

“Come definiresti uno che è convinto che tutti complottino contro di lui?”“Un intuitivo!” diceva Woody Allen in Harry a pezzi. Lynch era certamente un intuitivo, ma sopratutto un coraggioso visionario, capace di raccontare il cinema, la vita, la morte, l’amore tra due donne e la grande bellezza del cinema e della vita, nonostante tutto. Se è lei la ragazza, è lui il regista.


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