David Dufresne Make Some Noise: Mano Negra!
2026 » RECENSIONE | Documentario | SPECIALE FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA





22/10/2026 di Arianna Marsico
Davide che sfrutta Golia. Make Some Noise: Mano Negra! di David Dufresne racconta l'incredibile storia della formazione francese, capitanata da Manu Chao ma incredibilmente democratica al proprio interno.
I Mano Negra sono stati un fenomeno unico. Cresciuti tra squat e banlieue, messi sotto contratto dalla Virgin (e quindi accusati da molti di essere venduti), sono stati sempre in grado di mantenere integrità e gioia sonora.
Il documentario, presentato alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma, è una festa. La band è stata la dimostrazione vivente che le differenze arricchiscono, ognuno ha portato la propria storia (come quella del nonno spagnolo di Manu e di Antoine, fervente antifranchista) e la propria identità per creare un suono unico, non etichettabile. Perchè i Mano Negra riuscivano a essere punk, reggae, hip hop e qualsiasi cosa fluisse dalle loro dita e dalle loro voci. Perchè, come i Clash, hanno dimostrato che fare musica è fare politica ed essere dalla parte degli ultimi, anche con il Cargo tour in America Latina in occasione del cinquecentesimo anniversario della cosiddetta "scoperta" dell'America (come se i popoli aspettassero l'Occidente per esistere), in chiave anticolonialista. E ancora di più con il folle tour in Colombia su un treno lungo una linea dismessa, un viaggio fino alla fine del mondo. Un tour ricco di umanità, di sudore, che portò allo stremo la formazione, che si sciolse, dopo aver dato tutto. Anche in questo simile ai Clash.
Make Some Noise: Mano Negra! ci lascia non solo il ritratto di una band stratosferica, ma anche la rabbia per il potere di scuotere le coscienze che aveva la musica a fine anni '80 - inizi anni '90. Di quanto fosse importante. Non un sottofondo, ma una colonna sonora per la vita, indispensabile per lottare per un mondo migliore, perchè il presente e il futuro sembrano sempre più foschi del passato. Make Some Noise!
I Mano Negra sono stati un fenomeno unico. Cresciuti tra squat e banlieue, messi sotto contratto dalla Virgin (e quindi accusati da molti di essere venduti), sono stati sempre in grado di mantenere integrità e gioia sonora.
Il documentario, presentato alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma, è una festa. La band è stata la dimostrazione vivente che le differenze arricchiscono, ognuno ha portato la propria storia (come quella del nonno spagnolo di Manu e di Antoine, fervente antifranchista) e la propria identità per creare un suono unico, non etichettabile. Perchè i Mano Negra riuscivano a essere punk, reggae, hip hop e qualsiasi cosa fluisse dalle loro dita e dalle loro voci. Perchè, come i Clash, hanno dimostrato che fare musica è fare politica ed essere dalla parte degli ultimi, anche con il Cargo tour in America Latina in occasione del cinquecentesimo anniversario della cosiddetta "scoperta" dell'America (come se i popoli aspettassero l'Occidente per esistere), in chiave anticolonialista. E ancora di più con il folle tour in Colombia su un treno lungo una linea dismessa, un viaggio fino alla fine del mondo. Un tour ricco di umanità, di sudore, che portò allo stremo la formazione, che si sciolse, dopo aver dato tutto. Anche in questo simile ai Clash.
Make Some Noise: Mano Negra! ci lascia non solo il ritratto di una band stratosferica, ma anche la rabbia per il potere di scuotere le coscienze che aveva la musica a fine anni '80 - inizi anni '90. Di quanto fosse importante. Non un sottofondo, ma una colonna sonora per la vita, indispensabile per lottare per un mondo migliore, perchè il presente e il futuro sembrano sempre più foschi del passato. Make Some Noise!