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GUIGNOL Una risata ci seppellirà

GUIGNOL

Una risata ci seppellirà

CasaMedusa 2010


Articolo di: Vittorio Formenti  Del 06/07/2010
I Guignol sono un gruppo milanese attivo ormai da più di dieci anni nell’ambito del miglior indie nazionale.
Il lavoro in questione è la loro terza prova gravida di sardonica ironia e di beffardo umorismo per un’estetica del grottesco e dell’assurdo contemporaneo che ben rispetta il loro nome, derivato da una marionetta francese che rappresentava la forza della protesta irriverente verso i potenti.
La musica è di stampo indie molto ritmata e sincopata, con cadenze e riff elettrici intensi, schematici, magari poco raffinati e virtuosi ma certamente taglienti ed espressivi, a sostegno della recitazione cantata di chiara matrice ´contro´.
I Guignol non risparmiano nessuno e iniziano con un brano riferito alla nostra situazione social-politica attuale, lontanissima nei fatti da quello che si dichiara a parole; qui in alcuni momenti abbiamo avvisato un’eco del tema principale del ´Fantasma dell’Opera´ , con quelle cinque note in discesa così coerenti all’evocazione di tragedia teatrale suggerita dal gruppo.
Anche il costume nazional popolare viene passato al tritacarne in ´La Montagna´, dove i vizi pubblici e privati del Belpaese passano in rassegna con una narrazione in prima persona; ritmo binario e organetto ipnotico sottolineano l’effetto pericolosamente ammaliante delle tentazioni italiote.
In più di un momento il gusto per un rock semplice, qualche accenno di blues e armonica, testi chiari e sprezzanti, metrica curata e timbro vocale da menestrello ci hanno ricordato l’Eugenio Bennato prima maniera, un po’ meno mediterraneo e con una venatura più urbana alleggerita da qualche excursus ritmico e melodico stile anni ’60, come in ´Il Paradosso´ e in ´Dall’Altra Parte´.
Più tesa, diremmo alla Cheap Wine, la splendida ´12 marmocchi´, numero apostolico per valori al contrario, ma il gruppo ha già precisato che Cristo è stato fatto annegare nel Po.
´Polli in batteria´ ricorda i polli di allevamento di Gaber con un tappeto nevrotico tipo indie rock anni ‘80 alla Joan Jett; si arriva poi a toni più drammatici nelle conclusive ´Il turno´, che parla dei drammi della vita in fabbrica, e ´L’incendiario´, che mette in evidenza i problemi del piccolo impiegato; entrambe queste figure sono viste in relazione ad una realtà che le travalica, le opprime e le annulla; l’organetto psichedelico alla Doors / Suicide dipinge perfettamente l’incubo sotteso a queste storie.
Un lavoro intenso, tutt’altro che banale e con una simbiosi tra testi e basi elettriche che ci ricorda il miglior rock di accusa a cavallo degli anni ’70 ed ‘80. Indie rock d’autore, da scoprire.
TRACK LIST:
> Cristo è annegato nel po
> La montagna
> Il sonno ritrovato
> Farfalla
> Il paradosso
> Dall’altra parte
> 12 marmocchi
> Polli in batteria
> Il turno
> L’incendiario
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