Times Remembered <small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

Rosalynn Robinson

Times Remembered

2017 - Music Center / IRD
24/09/2017 - di
Qualcuno dica ad Alac Sinner che può tornare. Può riprendere il suo ruolo di investigatore privato, camminare sui marciapiedi di New York City, prendersi le botte nei vicoli, fumarsi le sigarette che vuole dove si può e chiudere il giorno ad ascoltare jazz nei buchi che lui solo conosce. Perché prima o poi si imbatterà in Rosalynn Robinson.

Anche la voce di Philadelphia è tornata. Con un disco, Times remembered, che è un inno immacolato per il cuore di chi ama questa musica declinata nella forma di un suono pulito, calmo e struggente e di una voce che, calda e delicata, placa il nostro animo di avventori seduti a un tavolino con l’animo in subbuglio che non chiede altro che qualcuno illumini la notte. Un complessivo “adagio notturno” che può essere preso come benvenuto momento di pausa in un tempo produttivo che il termine pausa ha deciso di mettere al bando.

Dieci standard non scontati per quanto aderenti a una tradizione musicale ormai classica e tre composizioni ad hoc create da Alessandro Bianchi (il piano nel disco) e dalla stessa Robinson. Quindi: voce, piano, tromba (Pepe Ragonese), basso acustico (Stefano Dall’Ora) e batteria (Francesco D’Auria) per una produzione collettiva.

Di bell’ascolto il terzetto degli inediti con One There Was A Time e Then You Were Mine giocate sulla malinconia del passato e un mood che incede lento, più Sans Souci col suo tempo leggermente più allegro (ma niente di tradizionalmente haitiano, intendiamoci) con un rimbalzo dolcissimo tra tromba affettata, voce della Robinson e il piano a far da spartiacque dialogico tra i due strumenti.

Tra le pagine degli standard, sorprende il lavoro su My Ship del duo Kurt Weill e Ira Gershwin, che venne costruita con un “andante espressivo” dal compositore tedesco e orchestrata “per suonare dolce e semplice da una parte e minacciosa e misteriosa dall’altra” (come ne parlò il librettista newyorchese) e che qui appare decisamente adagiata sulla prima descrizione. Anche In a sentimental mood , suonata e cantata praticamente dal mondo intero, non cade nel pericolo dell’interpretazione-cartolina, svolgendosi su un tempo leggermente rallentato e una vocalità che sembra adagiarsi come una coperta calda sull’animo dell’ascoltatore. Penso che anche Duke Ellington si sarebbe commosso.

Interessante il lavoro, in fase di abbellimento, sulla Whisper Not di Benny Golson che, ideata in chiave minore, viene qui presentata con un andamento più lento rispetto alle tante versioni del pezzo (quella di Anita O’Day, ad esempio o quella solo strumentale di Art Blakey e lo stesso autore).

Da sottolineare invece come Skylark del duo Carmichael-Mercier (qui “spazzolata” e soffiata con grande sapienza) sia il pezzo da qualche tempo più in voga tra i grandi interpreti, visto che non passa molto tempo tra una nuova incisione e una ancora più nuova (Bob Dylan e Barbara Morrison negli ultimissimi anni per citare due nomi).

Quando la cantante (e autrice) americana, con una grossa esperienza sui palchi europei con tanto di concerti in sancta sanctorum della musica come il Conservatorio di Milano (e con alle spalle orchestre sinfoniche di tutto rispetto), deciderà di presentare questo disco autunnale in qualunque nobile sala o fetido anfratto della terra, sappia che ringrazieranno per il sentimento non solo i celebri colleghi proposti. Ogni anima perduta che passerà da quelle parti si sentirà un po’ più ritrovata.

Track List

  • Whisper Not
  • Nature Boy
  • Once There Was A Time
  • Save Your Love For me
  • Then You Were Mine
  • Over The Weekend
  • My Ship
  • Sans Souci
  • In A Sentimental Mood
  • Early Automn
  • I Got It Bad
  • Skylark
  • Slow Hot Wind