Sfarinati di cereali per alimentazione umana<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

Musica Ex Machina

Sfarinati di cereali per alimentazione umana

2016 - Hopetone Records
09/04/2017 - di
Potremmo continuare a domandarci per l’eternità “Cosa è il jazz?”. O in altro modo “Cosa oggi è jazz?”. Ognuno di noi potrebbe argomentare la sua posizione senza aver smentita, ma certamente non avremmo modo di trovare una soluzione condivisa. Detto ciò ognuno è libero di declinare il proprio jazz, anche perché, per quanto lo si voglia ingabbiare, è sinonimo di improvvisazione: ovvero una visione “libera” della musica.

Detto questo però in certo jazz, come in certa musica “colta” contemporanea, la voglia di libertà sconfina nell’incomprensione, nel distacco e, a volte, perfino nel rifiuto da parte dell’ascoltatore di comprendere ciò che ascolta. Ci vorrebbe un ex-machina a risolvere la “trama” delle note, e riportare tutto a una grammatica dei suoni più semplice. Con questo non si vuole investire il quartetto sardo di una così grande missione, ma i Musica Ex Machina si sono posti una dichiarazione d’intenti precisa (che parte dal titolo del disco Sfarinati di cereali per alimentazione umana): «Un’esortazione a tornare agli ingredienti autentici, non sofisticati del fare musica. A scommettere nuovamente sul suonare e nell’improvvisare come atto di libera e consapevole creatività». Così il gruppo composto da Guido Coraddu (pianoforte), Francesco Bachis (tromba e flicorno), Mauro Sanna (basso elettrico) e Simone Sedda (batteria), interpreta dodici brani originali, a firma di Coraddu, dove la musica ha il pregio di essere comprensibile e immediata, affidandosi alla potenzialità espressiva della scrittura strumentale, trovando un buon bilanciamento tra sperimentazione e improvvisazione.

Nella costruzione del disco si percepiscono influenze varie, che spaziano dal jazz di Jaco Pastorius, Michel Camilo e Billy Cobham alla musica classica di Bach, Bartok, Villa Lobos e Chopin. Una commistione strana che si presenta fin da subito nel brano d’apertura Pane e Rose, in cui un energico funky smorza la sua carica attraverso gli interventi più “pacati” del piano solo. Il resto si snoda attraverso ancora il funky di Aby sulla duna, la bossa nova e dixieland di Lupogufo Vs Orangotopo, il jazz rock di Pazza Palla, il cromatismo del piano solo che si intreccia con l’improvvisazione degli altri strumenti in KJC (brano scritto in origine per mettere in musica la poesia Last Blues, To Be Read Some Day di Cesare Pavese). E ancora si può citare Buttermoon Swing, in cui il terreno su cui ci si confronta è quello della commistione tra swing, bop e musica latina; ma anche il blues, che tanto ricorda Miles Davis, di Bluesette; e il gioco tematico sonoro di La Lallazione, in cui partendo dal brano Speak Like A Child di Pastorius, attraverso cambi di tempo e ritmo, si passa da una fase concitata a una più lirica, creando un contrasto marcato tra due temi.

Con questo disco i Musica Ex Machina ci dimostrano che si può ancora trovare il modo di pubblicare un disco in cui la ricerca sonora e la profondità compositiva possono arrivare a livelli d’eccellenza musicale.



Track List

  • Pane e Rose
  • Wild Onisco
  • Aby Sulla Duna
  • Lupogufo vs Orangotopo
  • Pazza Palla
  • KJC
  • Buttermoon Swing
  • Detroit Red
  • Bluesette
  • La Lallazione
  • Palindromite
  • Sentiero delle Cicale