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Premio Tenco Tenco 2025: quando la canzone si fa memoria collettiva. Il racconto di quattro giorni e notti di musica, vita e libertà - seconda parte
La Rassegna organizzata dal Club Tenco a Sanremo ha raggiunto l'edizione numero 51, e quest'anno la direzione artistica di Sergio Sacchi ha voluto scegliere come tema "Con la memoria". Sono stati quattro giorni da ricordare, intensi, ricchi di eventi, iniziative, presentazioni di libri, dibattiti, parole, ma soprattutto di musica. Qui il racconto dei momenti più significativi.
Mi devo ricordare anche che il Tenco vive soprattutto delle tre serate all'Ariston, gremito in ogni ordine di posti, che accoglie l'arco generazionale più ampio mai visto, da Emma Nolde (2000), Lamante (1999), Anna Castiglia (1998), Lucio Corsi (1993), La Niña (1991), fino a Ricky Gianco (1943) e Tito Schipa Jr. (1946), passando per Simone Cristicchi, i Baustelle, Stefano Tessadri, Alessio Lega, Ginevra Di Marco, Daniele Silvestri, Tosca, la Scraps Orchestra, David Riondino. Tutti hanno regalato performances eccellenti, accurate, pensate appositamente per la situazione e per la tematica proposta, sviluppando il filo della memoria, dalla recente fino alla più lontana nel tempo, come i due Premi alla carriera: Tosca, che ci ha fatti viaggiare nello spazio e nel tempo della canzone popolare, dal Brasile all'Africa nera, dalla Napoli di Roberto De Simone alla Roma di Lando Fiorini, e Daniele Silvestri, che ci ha presentato la sua personale collezione di ricordi minimi, trasformati in memoria collettiva, fino a quel A bocca chiusa, diventato un inno delle recenti manifestazioni; oltre all'energia, travolgente come la sua voce, di Ginevra di Marco, Targa Tenco miglior album di interprete, meritatissimo, col suo Kaleidoscope, accompagnata da Francesco Magnelli e Andrea Salvadori.Mi devo ricordare del muro di suono della Wedding and Funeral Band del premiato Goran Bregovic, che canta e suona una delle tre Bella Ciao ascoltate in questi giorni e ci regala un'anteprima del nuovo disco; delle cinque chitarre schierate e capitanate da Lucio Corsi, vincitore di due Targhe Tenco (miglior album, miglior canzone), per una volta senza trucco né ali, ma capace di volare dal rock travolgente di Francis Delacroix alla ballata stellare, piano e voce, di Nel cuore della notte; di un Ricky Gianco che fa cantare a tutto l'Ariston Sei rimasta sola; della traduzione attualizzata di Masters of War dalla voce "incazzatissima" (parole sue) di Tito Schipa Jr., Premio Tenco come miglior operatore culturale; della protesta vibrante, come il violoncello di Giovanna Famulari e il violino di Michele Gazich, di Moni Ovadia, protagonista di un set impegnato e impegnativo, denso di domande senza risposte; della malinconia lieve e mitteleuropea di Mimmo Locasciulli, sottolineata dall'organetto di Alessandro D'Alessandro, e della pacata, ma ficcante descrizione della Riviera dei fantasmi di David Riondino con Sara Jane Ceccarelli. Ma anche del mix tra emozione e bravura di Emma Nolde, Lamante, Anna Castiglia, La Niña: un poker di giovani future regine del cantautorato.
Mi devo ricordare dell'autoironia di Lorenzo Luporini, della disinvoltura di Andrea Scanzi, ma, soprattutto, della standing ovation per la consegna del Premio Yorum, istituito nel 2020 dal Club Tenco in collaborazione con Amnesty International Italia, alla memoria di Refaat Alareer, poeta e attivista palestinese ucciso nel 2023 durante un attacco aereo israeliano nel Nord della Striscia di Gaza occupata; dell'emozione del cantautore e giornalista Nabil Bey Salameh, co-fondatore del gruppo italo-palestinese Radiodervish, che ha ritirato il premio, raccontando il proprio punto di vista e leggendo l'ultima poesia di Alareer, tradotta in gallurese e musicata dalla chitarra di Paolo Angeli; e di quella dei giovani componenti della band turca Grup Yorum, a cui il premio è intitolato, quando, nel 2020, morì Helin Bölek, la cantante del gruppo, dopo un lungo sciopero della fame, avviato per protestare contro il regime repressivo in Turchia. La band è stata fondata nel 1985, ma continua la sua lotta per la libertà di espressione: si è riformata con alcuni musicisti esuli in Germania, mentre ventun membri sono ancora incarcerati. Come ha detto Sena Erkoç, affiancata da Muharrem Cengiz, durante la conferenza stampa, i musicisti hanno scelto "di fare diventare strumenti" i loro corpi, portando ovunque il loro messaggio. Ricordarsi che la libertà non è scontata, che bisogna vigilare perché non ci sia tolta, e che, come ha giustamente ricordato il co-conduttore dell'ultima serata, Andrea Scanzi, "l’antifascismo è un valore cardine di questo Paese, e, se qualcuno pensa che sia divisivo, è un problema suo", è importante, e, forse, è proprio questa la memoria che dobbiamo consegnare al futuro.
Infine, mi devo ricordare delle lacrime scese mentre Scanzi ricorda Ernesto Assante e Massimo Cotto, dedicando l'ultima serata al vincitore della Targa Tenco 2024, Paolo Benvegnù; e a quelle scese mentre il "bravo presentatore" Antonio Silva saluta il Tenco, dopo cinquant'anni di conduzione ininterrotta e sempre brillante, leggendo la famosa poesia Itaca di Konstantinos Kavafis, e commuovendo tutto l'Ariston.
Quattro giorni di musica, vita e libertà, del mondo come dovrebbe sempre essere, di dialogo tra generazioni, culture, generi diversi, stretti insieme dall'amore per la bellezza. Il Club Tenco - Premio Tenco è quello che dice di essere: un club che è un premio, per quanti lo sappiano vivere. Un club che è custode dei valori più alti che la nostra civiltà sappia esprimere: solidarietà, arte, amicizia, resistenza, libertà. Mica paglia, come direbbe il bravo presentatore. A cui va il nostro grazie più grande e affettuoso, e il nostro arrivederci al prossimo anno.

Foto copertina di Renzo Chiesa.
Le altre foto sono di Laura Bianchi e Franco Valsecchi.
I video sono raccolti in questa playlist YouTube.