Gino Paoli

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Gino Paoli Gino Paoli: canzoni senza fine

25/03/2026 di Autori vari

#Gino Paoli#Italiana#Canzone d`autore

Gino Paoli: il friulano che ha cantato Genova come pochi altri. L'ispiratore della Scuola Genovese, nata però a Milano. L'uomo dai molti amori, dai molti successi ed eccessi. Il cantautore che, con Bindi, Lauzi e De André, cambiò per sempre la grammatica della canzone italiana, e il modo di cantare l'amore. Il musicista che regalò brani indimenticabili, raffinati e popolari, in un equilibrio miracoloso, spesso in una veste jazz, particolarmente adatta alle emozioni che suggeriscono. Noi lo ricordiamo così: ognuno con una canzone che porteremo nel cuore.

INTRO

di Pietro Cozzi

Non era così comune, ancora all'inizio degli anni Sessanta, che una canzone mettesse in scena il maschio nella nudità e nella mutevole fragilità dei suoi sentimenti. Dentro questo rigido contesto ancora da dopoguerra, Gino Paoli ha raccontato l'amore a modo suo, con un'ispirazione diversa, esaltando una robusta fisicità multisensoriale. Quelle storie, quelle relazioni, le guardi, le tocchi, le respiri, le annusi attraverso poche grezze pennellate, poche parole semplici che però rimangono sempre ben al di qua della banalità e della volgarità. Mani grandi che ti toccano, sguardi che sfondano pareti, sapori inaspettati "di cose proibite", profumi che ti si appiccicano. Una festa dei sensi in perfetto equilibrio tra sentimento e sessualità. In questo il Gran Genovese resterà immortale, non invecchierà mai, al contrario di troppo amore "didascalico" e programmaticamente corretto o scorretto (che poi è la stessa cosa) contemporaneo. Niente sdolcinamenti, niente promesse da "per sempre sì", nessuna volgarità gratuita e misogina. Basta "averti addosso, come una camicia, come un cappotto"....


Laura Bianchi - Una lunga storia d'amore

L’amore è jazz. L’amore è imprevedibile, ed è tanto più intenso e indimenticabile, quanto più è ricco di variazioni sul tema. L’amore è una sola, lunga canzone, che può variare interpreti, ma resta un classico. L’amore cantato da Gino Paoli, lungo tutto il suo percorso artistico, è un’unica, lunga canzone d’amore: struggente o gioiosa, malinconica o sensuale, dolce o passionale. Uno dei pochi a cantare l'amore con tutte le sue contraddizioni, le mediocrità, le estasi, le promesse mantenute o meno, le finzioni, gli slanci, i rischi e le piccole grandi felicità, da strappare con tenacia. Quella con la canzone, per Paoli, è una lunga storia d’amore, di quelli che sanno cambiare col tempo, che camminano col passo fragile e forte di un cuore che, pur ferito o malato, continua, testardo e sognatore, a scoperchiare soffitti per vedere il cielo, a immaginarsi eternità terrene, a dipingere di poesia la prosa del quotidiano, innovando per sempre il modo di esprimere l'amore. A credere, e fare credere, che l’amore possa vincere il tempo, le rughe, i ricordi, e impedire loro di diventare rimpianti, ma colorarli di nostalgia indomita. Per questo, questa versione di Una lunga storia d'amore, così jazz, così scintillante di suoni e soffusa di dolcezza, è il mio grazie a un autore che, prima di tutto, è stato un uomo innamorato dell'amore.

Valeria Di Tano - Questione di sopravvivenza

A chi gli chiede come sta, Gino Paoli adora rispondere "Malissimo", con una espressione del viso che tradisce una miscela di impudenza e sarcasmo. Nell' intervista in cui lo racconta, solo due anni fa a "Tintoria", sorride molto. Ride di gusto, anzi, come chi non ha più malinconie da centellinare per il futuro. Gino Paoli è un uomo scorbutico e irresistibile allo stesso tempo: uno di quegli uomini che oggi sono, dal punto di vista sentimentale, degli enormi semafori rossi lampeggianti. Colleziona nella sua vita relazioni provocatorie e scandalose, la prima delle quali, clandestina, con Ornella Vanoni, che si interrompe bruscamente per le pressioni della sua compagna ufficiale. Oltre vent'anni dopo, nel 1988, Gino Paoli scrive Questione di sopravvivenza: è passata un vita intera fra loro, tre o quattro vite anzi, relazioni che hanno riempito le pagine dei giornali e che li hanno sommersi di passione e di arte e di ispirazioni. Eppure questa è la loro canzone, che parla della storia impossibile tra un uomo e una donna, di un'attrazione quotidiana e straordinaria insieme, di qualcosa che dura, ancora e comunque.

"[...]Ti cercherei se te ne andassi via

i tuoi difetti mi sono indispensabili

o cercherei

un'altra come te

che rassomigli a te

perfino nelle tue manie

Ma non ce n'è 

un'altra che sia uguale a te

una che riempie la giornata

una con la tua voglia di vita [...]"

Altri vent'anni dopo, Ornella e Gino la incidono nuovamente insieme, la cantano sul palcoscenico guardandosi negli occhi, giocano intorno a questa canzone, suggerendo maliziosamente la possibilità di un ritorno di fiamma. È una finzione, ma scritta talmente bene che è del tutto credibile, perché quell'affetto profondo, quella complicità che travalica tutto il resto, quell'amicizia tra due settantenni ormai sconfinata è per entrambi proprio quello che dicono le sue parole: questione di sopravvivenza.

Ambrosia J. S. Imbornone - Io so perché l'amore

Questa canzone, Io so perché l'amore, ben rappresenta la cifra stilistica di Gino Paoli: un brano romantico, ma sobrio; intenso, ma anche misurato ed elegante, con uno stile che ricorda la canzone francese e nell’arrangiamento di Peppe Vessicchio alterna momenti minimali con voce e pochi tocchi di piano caldo a momenti cinematici e avvolgenti. Il pianoforte possiede una raffinatezza jazz e si inerpica fino a note molto acute come un controcanto ostinato e sentimentale. In questa canzone, pubblicata per la prima volta nel 1984 nel 33 giri Averti addosso, si racconta il proprio amore con semplicità, tenerezza e immediatezza: gli si attribuisce la capacità di sciogliere le tristezze con uno sguardo carezzevole, mentre non manca anche qualche cenno sensuale ad alludere al calore dell’incontro. Si ricorda che questo amore “ha il viso come un calendario”, che porta il conto dei giorni d’allegria; poi, con dolcezza, non si esita a paragonarlo a una credenza “sempre piena di parole buone”, “che conserva i sogni più felici”. E in uno slancio conclusivo, lineare, palpitante, su uno sfondo musicale composto e ricco di classe, la canzone si conclude con questo verso:

"Il mio amore ha il cuore come la speranza"


Paolo Ronchetti - Il cielo in una stanza

Penso che Il cielo in una stanza sia uno dei brani più belli e importanti mai scritti in Italia e nel mondo. Fu uno degli ultimi dischi che Nanni Ricordi pubblicò per la Dischi Ricordi nel 1961; senza questo brano, ripreso subito dopo da Mina e da lei portato a un successo straordinario, non sarebbero mai esistiti i cantautori italiani come noi li conosciamo. Il musicista islandese Ragnar Kjartansson presentò, nella Chiesa di San Carlo al Lazzaretto di Milano, The sky in a Room, la sua versione di Il cielo in una stanza, in una performance di un mese a Milano, suonata tutti i giorni, per sei ore al giorno, con tre organi e cantanti che si alternavano nella sua trascrizione. L'artista spiegò perfettamente il perché della grandezza di questo brano: “Il cielo in una stanza è l’unica canzone che conosco che rivela una delle caratteristiche fondamentali dell’arte: la sua capacità di trasformare lo spazio. In un certo senso, è un’opera concettuale. Ma è anche una celebrazione del potere dell’immaginazione – infiammata dall’amore – di trasformare il mondo attorno a noi. È una poesia che racconta di come l’amore e la musica possano espandere anche lo spazio più piccolo, fino ad abbracciare il cielo e gli alberi…”

Penso che l’arrangiamento originale di Reverberi per Paoli sia, soprattutto nella strofa, di una bellezza diafana e impalpabile come quella di un sogno...

Silvano Terranova - Il Dio distratto

Nell'immenso repertorio di Gino Paoli, un po' in disparte e nascosto da cieli in una stanza e sapori di sale, esiste un vasto sottobosco di canzoni straordinarie che nessuno, chitarra alla mano e birra tra le dita, canterà mai davanti a un falò sulla spiaggia. Il Dio distratto è una di queste. Paoli, agnostico dichiarato, immagina un Dio che guarda altrove mentre un bambino muore all'alba di una guerra senza fine, un fratello combatte al fronte e una donna cerca di cancellare, nell'indifferenza e nell'omertà, il dolore e la sporcizia di una violenza. Siamo nel 1994 e nell'ex Jugoslavia, tra pulizie etniche, bombardamenti su mercati affollati, massacri e genocidi, si consuma una delle tante guerre mondiali che non abbiamo più il coraggio di definire tali, forse perché accadono abbastanza vicino da riguardarci, ma abbastanza lontano da permetterci di voltare lo sguardo. "Ci son dei giorni che Dio guarda da un’altra parte, forse non vuole vedere", è l'amara constatazione di Paoli, sospesa tra dubbio e disincanto. Ma se Dio resta un'ipotesi e la sua indifferenza un mistero per chi crede, quella degli uomini è invece concreta, tangibile e insopportabile. Grazie, Gino: ben vengano le canzoni da falò - quelle che tutti sanno cantare - ma ogni tanto serve anche qualcuno che ci impedisca di abbassare gli occhi e che, per quanto doloroso sia, ci costringa a guardare dentro l’orrore senza concederci alibi.


BONUS TRACKS

Tonino Bisceglia - Ha tutte le carte in regola

Di tutto ciò che potrei ricordare di Gino Paoli, in queste ore emerge soprattutto la testardaggine: quella che mise in atto per convincere i vertici della RCA a pubblicare le canzoni di un "impertinente" assoluto come Piero Ciampi. Non fu un'impresa da poco: se era difficile persuadere i discografici, lo era ancor di più strappare alla bottiglia quel poeta livornese "maledetto" per renderlo, in qualche modo, presentabile.

​Per omaggiare il grande Gino, mi affido dunque a un disco in cui reinterpreta proprio il repertorio di Ciampi. Tra i brani scelgo Ha tutte le carte in regola (brano che dà il titolo all'intero album), un pezzo che racchiude in sé quello stile scellerato e unico che ha segnato la vita artistica di entrambi.


Ambrosia J. S. Imbornone - La bella e la bestia

Un principe trasformato in bestia perché era superficiale, superbo ed egoista. 

Una ragazza profonda, sensibile e innamorata dei libri.

Un padre e una figlia che mostrano la loro complicità nell'incanto di una canzone dolcissima.

Sì, Gino Paoli è stato un cantautore di rara raffinatezza e classe. È stato un gigante e chi è venuto dopo ha rischiato di sentirsi "un cantautore piccolino / confrontato a Paoli Gino", come cantava Sergio Cammariere. E questo è "solo" un suo adattamento di un brano scritto da altri (Beauty and the Beast, la musica è di Alan Menken) per il film d'animazione Disney La bella e la bestia, arrivato nelle sale italiane nel dicembre 1992.

Ma Paoli è stato capace di interpretare questo pezzo, intitolato appunto La bella e la bestia, con eleganza, grazia e tenerezza per raccontare con sua figlia, l'attrice Amanda Sandrelli, il "miracolo" più raro e semplice del mondo, la magia inattesa dell'amore che trasforma. 

Allora a tutti i meriti che gli sono e gli saranno attribuiti è possibile aggiungere anche questo, quello di essere stato così grande da accettare anche di dare voce a una fiaba e fare sognare tante piccole donne che si identificavano in Belle, che non voleva essere un trofeo per il narcisista di turno, ma sapeva guardare nel cuore degli altri, ben oltre le apparenze. 

La canzone originale, con testo di Howard Ashman. interpretata da Angela Lansbury e poi da Céline Dion e Peabo Bryson, si aggiudicò un Golden Globe, un Oscar e due Grammy Award. 


Laura Bianchi - Mediterraneo

La prima canzone che ho provato a suonare con la chitarra è stata La gatta, col suo mitologico giro di Do. Ma quella con cui voglio salutarlo è Mediterraneo, capolavoro di Joan Manuel Serrat, a cui Paoli volle dedicare un intero album, con canzoni tradotte e adattate da lui. Questa mi tocca il cuore per più di un motivo: tra tutti, l'ultima strofa.

"se un giorno anche per me

arriverà la Signora

butterete in mar la barca

con un levante autunnale

lasciando che il temporale

apra la sua ala bianca

e non piangete io rivivo

tra la mia terra e un ulivo

lì nella stretta fascia di un monte

più alto dell’orizzonte

vedrò sotto il mio mare

il mio corpo sarà sale,

sarà il bianco di una vela,

il giallo di una ginestra

vicino al mar perché

son nato in Mediterraneo..."