Eugenio In Via Di Gioia

special

Eugenio In Via Di Gioia Le proprietà emergenti degli Eugenio in Via Di Gioia: un N OI composto da numeri uno che sanno farsi comunità

16/10/2026 di Laura Bianchi

#Eugenio In Via Di Gioia#Italiana#Canzone d`autore

Un nuovo EP, un tour nei club, una data evento nientemeno che al Forum di Assago: sono molte le novità che il gruppo torinese ha in serbo. Ne abbiamo scoperta qualcuna nel corso di una tavola rotonda a Milano, in cui tre dei quattro Eugenii hanno chiacchierato con la solita simpatia e ci hanno fatto entrare più a fondo nelle sei canzoni dell'EP.

Eccoli, di nuovo. I visi stanchi, dopo un viaggio rocambolesco, ma i sorrisi aperti e la voglia di comunicare che li contraddistingue. 

Eccoli, di nuovo, Eugenio Cesaro, Emanuele Via, Paolo Di Gioia, tre dei quattro Eugenii, pronti a presentare il loro nuovissimo EP, N OI, rigorosamente scritto staccato. Perché? Ce lo spiegano nella sede di Carosello Records, nel corso di una tavola rotonda per pochi intimi, fatta di risate, sorrisi, simpatia e profondità, in cui le sei tracce - ascoltate in anteprima - sono presentate in tutta la loro accattivante complessità. Fin dal titolo del disco, che, spiega Eugenio, è una provocazione, aperta a molte interpretazioni; in un mondo accelerato, in cui tutti pensano di conoscere tutto, di avere tutte le risposte, loro chiedono a chi li segue di rallentare, di fare un atto di sospensione del significato, e di trovare il tempo per far sì che questo si sedimenti. Infatti, la traccia che apre il disco, Come si fa (senza punto interrogativo, come fosse un punto di vista), allarga fin da subito lo sguardo, per accogliere quanti si trovano in difficoltà in questa società di false certezze; nata dall'esperienza di Eugenio, padre da poco, e dedicata a suo padre, riesce a cogliere molte delle nostre perplessità, farle proprie, e restituircele con affettuosa partecipazione.

"Come si fa? A fare bene la spesa, ad amarti, a chiamarti A tirare su un figlio Come si fa? A fare sempre di meglio Come si fa? A ritornare bambini Come si fa? A rimanere vicini davvero anche in mezzo ai casini... Ancora, ancora e ancora, nessuno lo sa... Nemmeno tuo papà". Versi diretti, ma efficaci, e subito capiamo che N OI potrebbe essere inteso in vario modo: un N.°1, un nuovo inizio, un Noi che è "noi due", o "noi tutti", o "Io tu noi tutti", di Battisti, che Cesaro ammette essere stato uno dei suoi autori preferiti, con Il mio canto libero, o Non è Francesca... e che compare anche in un verso di una canzone, Ci manchiamo da una vita: "Era tutta un'altra storia quando c'eravamo noi Anche nei giorni più tristi C'era in macchina Battisti...".

Anche la produzione sonora va nella stessa direzione; in una veste lieve, orecchiabile, ma mai banale, i versi si fanno strada nell'ascolto, incidendosi nella nostra sensibilità con efficacia. Una specie di grimaldello sonoro, con riff accattivanti, cori e ritornelli, per entrare nel profondo e farci riflettere sulla complessità della realtà che stiamo tutti vivendo.

È un EP, questo, che invita ad aprirci all'altro, ad adottare una prospettiva diversa, e la copertina di Alessandro Treves - rigorosamente foto non AI, volutamente sgranata e imprecisa - è significativa: i quattro sono ritratti tutti in un cucchiaio, sullo sfondo di un azzurro alla Magritte, che potrebbe essere quello del cielo o del mare, elemento che, tra l'altro, ritorna in due canzoni. In Come si fa, le onde sono le notizie in cui navighiamo, cercando di non naufragare, ma sperando di trovarvi un'opportunità per capire meglio la realtà; Due gocce d'acqua è invece l'invito ad arrendersi alla vita insieme a qualcuno, come la conclusiva Baciamoci: smettere di combattere, dicono, non è un atteggiamento passivo nei confronti della realtà, ma un accogliere ciò che arriva senza porsi in contrapposizione. C'è un po' di filosofia orientale, nel messaggio che i quattro, concordemente, intendono trasmettere nelle sei canzoni: nel pensiero occidentale c'è troppa ansia, l'approccio è esclusivamente razionale, mentre, forse, varrebbe la pena smettere di voler essere altro o altrove, e spendere il tempo prezioso in una tensione frustrante e inutile, scegliendo invece di essere come un Sasso: "Ma perché quello che sono non mi basta mai? E invidio un sasso Perché non è nient'altro...".

Anche una canzone come Ciao Bella Italia, al di là della sua veste musicale che richiama la disco, è in realtà uno spaccato gaberiano - un altro degli autori più amati - di una realtà da cambiare, ed è giusto che i quattro abbiano chiamato il Piccolo Coro dell'Antoniano a cantare con loro; perché, dicono, quando le nuove generazioni si accorgeranno che esiste il NOI, inizieranno a pensare non più egoisticamente, ma ascolteranno gli altri, che è poi la cosa più importante che ha insegnato loro la musica: l'ascolto, molto diverso dallo stare zitti, perché chi ascolta è attento e può intervenire nel costruire un nuovo senso con gli altri. Forse è questo che li aiuta a essere una band duratura: si ascoltano, sono pronti a ogni variazione, possono esprimersi come sentono meglio, e si sentono liberi di progettare futuri possibili.

La scelta della forma EP risponde a questa esigenza strutturale: i quattro non credono più nel potere del singolo usa - e - getta, ma, nei due anni da L'amore è tutto, hanno preferito costruire, nella composizione, un percorso deduttivo e collettivo, e presentare le sei canzoni in modo che l'ascoltatore possa dedicare la giusta attenzione a tutte, senza sottolinearne una più che un'altra. Eugenio, per spiegare processo e scelte, chiama in causa perfino le proprietà emergenti: le caratteristiche collettive di un sistema complesso, assenti nei singoli componenti, compaiono solo quando questi interagiscono tra loro. Se il tutto è più della somma delle sue parti, allora, diviene intuitivo capire canzoni come Baciamoci ("E se saltano i piani Oggi dove mi porti? Come fosse un rituale Come fosse banale Finire per perdersi"), che esprimono il significato al proprio interno, tra dadaismo (citato nella chiacchierata, perché a un evento, dicono, non esiste una sola risposta) e surrealismo (con l'accenno a Magritte).

Insomma, N OI è da ascoltare tutto, più volte, come fosse un concept album; loro non avevano pensato a questa ettura, ma ribadiscono che, se questa è l'impressione complessiva, alla fine conta quello che arriva a noi ascoltatori... E, a distanza di dodici anni, è valido ancora di più quanto Mescalina aveva scritto di Lorenzo Federici, il loro primo disco: "la sfida a un certo cantautorato costruito e impostato l’hanno lanciata e per ora l’esito non delude."

La strada è ancora lunga, i futuri possibili sono aperti davanti a loro, e ci saranno altre Storie di una band che non si è ancora sciolta, come ironicamente hanno intitolato il loro libro, uscto pochi mesi fa. Infatti a breve inizieranno un nuovo capitolo live: non grandi spazi, ma club raccolti, in cui la loro anima di busker e l'interazione col pubblico, che nella dimensione live li caratterizza da sempre, emergerà ancora più forte.

Ecco le date, di cui tre già sold out:

16 novembre - Estragon, Bologna - SOLD OUT

17 novembre - Hall, Padova - SOLD OUT

20 novembre - Tenax, Firenze - SOLD OUT

21 novembre - Mamamia, Senigallia

23 novembre - Afterlife Live Club, Perugia

25 novembre - Atlantico, Roma

27 novembre - Eremo Club, Molfetta

Il 5 maggio 2027, infine, è prevista una grande festa all'Unipol Forum di Assago: perché il tutto è davvero la somma delle parti, e si apre un periodo di grande evoluzione per la band. Noi saremo con loro, a seguirne il volo.


FOTO COVER ALESSANDRO TREVES - Grazie a GDG Press per la collaborazione.