Alessandro Sipolo

Alessandro Sipolo

L`album Eresie in streaming con intervista


16/04/2016 - di Ambrosia J. S. Imbornone
Realismo, ironia e denuncia in un panorama di biografie eretiche, presentate con suoni che mescolano e alternano cantautorato, folk, rock, blues, samba, rumba e altro ancora: vi presentiamo il secondo album di Sipolo, Eresie, con il free streaming e un’intervista al cantautore.
Il secondo lavoro di Alessandro Sipolo è presentato dal cantautore come “un crogiolo di mondi musicali, un affresco d’esistenze controcorrente”. Cantautorato, folk, country, rock, blues, taranta, fingerpicking, samba, rumba, altri colori world si uniscono alle interpretazioni di una voce carismatica e profonda, dotata di netta personalità, per cantare “un panorama di biografie eretiche, di arsure libertarie, di scelte disobbedienti”.

In un lavoro denso di spunti di riflessione, tra presente e storie del passato, mentre si attraversano le varie latitudini della musica popolare per esprimere una propria cifra stilistica curata ed elegante, si passa da un renitente alla leva bresciano che si aggrega a un gruppo di giostrai rom (Gagiò Romanò) all’amico di infanzia che lascia l’università prima per rifugiarsi nei boschi emiliani e poi per fondare un circo-teatro itinerante (Denoda).

Da un pezzo dedicato a Piergiorgio Welby, Eluana Englaro e a suo padre Giuseppe, “testimoni di dignità e coraggio, osteggiati e persino umiliati dai nuovi inquisitori politici e religiosi” (Tra respirare e vivere), si passa ad una canzone sulla statua del rivoluzionario bresciano Arnaldo da Brescia, che per l’ironia della sorte sorge oggi nella piazza più modaiola della città (Arnaldo). Ancora, dal ramificarsi della mafia al Nord ne Le mani sulla città (brano impreziosito dal banjo di Alessandro “Asso” Stefana) si arriva a Saintes Maries, sulla festa di Santa Sara del 24 maggio a Saintes Maries de la Mer, quando la cultura e la musica delle popolazioni rom, sinte, manouches e gitane diventa fonte di attrazione e interesse anche per migliaia di non rom, ovvero gagé.

Nel secondo disco del cantautore bresciano, in bilico tra realismo, ironia e denuncia, c’è spazio ancora per un’esilarante samba satirica sul mondo di CL (Comunhão Liberação), uno splendido brano che cerca di restituire alla donna la libertà dalle forzature di stereotipi soffocanti di ieri e di oggi (Cresceremo anche noi), così come persino per un pezzo ispirato al celeberrimo sonetto Alla sera di Ugo Foscolo.

L’album è stato prodotto da Giorgio Cordini (già chitarrista di Fabrizio De André) con la complicità di Taketo Gohara (Vinicio Capossela, Mauro Pagani, Brunori SAS, Edda), che si è occupato delle registrazioni e del mix alle Officine Meccaniche di Milano. Nel disco sono presenti ospiti come Ellade Bandini, Alessandro “Finaz” Finazzo (Bandabardò), Alessandro “Asso” Stefana e Max Gabanizza.

Vi facciamo ascoltare il lavoro, di cui abbiamo parlato con lo stesso Sipolo nell’intervista che segue qui sotto.

La tua musica, colorata ed eclettica, si mostra aperta a influenze e generi differenti, dal rock al blues, dal folk alla samba e a colori world. Quali ascolti l’hanno nutrita?

Ascolti bulimici e schizofrenici. Nessuna rotta specifica, solo tanta curiosità.
Mi emozionano le musiche popolari e tradizionali.
Ho masticato a lungo il cantautorato italiano ed ora sono sempre più affascinato dal rock.
Poi c’è l’amore per il Sudamerica. Per le sue splendide ibridazioni musicali e per la fisicità con cui lì si vive la musica.

Hai una voce dotata di un timbro ben riconoscibile: hai mai seguito un modello vocale? Quali sono le tue voci preferite nel panorama nazionale e/o internazionale?

Non ho particolari riferimenti autoriali o vocali. Scrivo per esigenza personale.
Per me la musica ha soprattutto funzione terapeutica.
Mi interessa esprimere la mia interiorità, non ispirarmi a quella altrui.
Certo, però ci sono voci che preferisco: Tom Waits ed Eddie Vedder su tutti.

Nel disco Eresie ci sono due brani molto affascinanti che fanno riferimento alla cultura e alla musica dell’etnia rom: com’è nata l’idea delle due canzoni?

Ho iniziato a studiare la storia e la cultura delle genti rom all’università, per scrivere una tesi sulla loro segregazione abitativa e scolastica. Contemporaneamente mi sono innamorato della loro musica, in tutte le sue declinazioni europee.
Ho preso molto dalla loro tradizione musicale.
Per esempio uso spesso la rumba gitana per le mie canzoni.

Nell’album ci sono canzoni di denuncia, di satira e di impegno: secondo te, quanto parlare del presente in questi termini è uno dei doveri dei cantautori e quanto può diventare uno svantaggio in un’epoca di indifferenza che inneggia al presunto tramonto delle ideologie o allo svuotamento degli ideali?

Non credo che un cantautore abbia doveri specifici.
L’arte, in ogni sua forma, dev’essere libera e svincolata da ogni obbligo.
Io parlo di ciò che mi interessa e che mi suscita esigenza d’espressione.
Non mi ritengo più o meno “impegnato” di altri.
Probabilmente ho interessi diversi dalla maggior parte dei cantautori più in voga oggi.
I temi affrontati in Eresie sono molto distanti dalle mode del momento.
È certamente uno svantaggio commerciale, ma non mi interessa molto.
Non ho mai pensato di diventare ricco con il cantautorato…

Cresceremo anche noi mi ha colpito particolarmente, quando nel ritornello auspica la liberazione per la donna degli stereotipi e “obblighi” di ieri e di oggi: cosa ha ispirato questo pezzo? Ce ne vuoi parlare?

In Europa ed in Italia le donne hanno conquistato molti diritti rispetto a quanto avvenuto in altre aree del mondo. Dovremmo ricordarci più spesso “chi” e “come” ha fatto sì che questi diritti diventassero realtà, per evitare di definire genericamente “occidentali” valori e diritti di genere che provengono da movimenti politici e momenti storici ben precisi. Resta però ancora molto da fare. Il dominio del maschile sul femminile non è affatto concluso. Si manifesta non solo attraverso la violenza fisica, ma anche nella quotidiana sopraffazione in ambito domestico e lavorativo. Mansioni più svilenti, mediamente meno apprezzate e retribuite. In casa come in ufficio.

“Il privato è politico” recitava un vecchio slogan femminista. Io concordo.

Brescia, la sua storia, i suoi luoghi sono presenti spesso nelle tue canzoni: che rapporto hai con questa terra? E con la sua scena musicale?

Vivo a Brescia da un paio d’anni. Essendo cresciuto in periferia ed avendo vissuto e studiato altrove, fino a poco fa conoscevo pochissimo questa città.
Ora la ritengo interessante e musicalmente davvero molto viva.
Abbiamo la festa della musica più grande d’Italia e davvero una marea di band molto valide. Il quartiere dove vivo, “il Carmine”, è un piccolo gioiello popolare e multietnico.

Eresie è stato concepito prevalentemente in questo contesto e certamente ne ha assorbito alcune tinte.

Come sono nate le collaborazioni e partecipazioni musicali a questo disco?

Quattro anni fa conobbi Giorgio Cordini, storico chitarrista di De André. Ascoltò una mia canzone. Gli piacque. Decise di accompagnarmi nella produzione del mio primo album Eppur bisogna andare, uscito nel 2013.
Da quel giorno la collaborazione non si è più interrotta, per mia fortuna.
Devo dire che la maggior parte delle collaborazioni prestigiose sono arrivate grazie alla sua presenza.
Solo con Finaz della Bandabardò avevo già un buon rapporto d’amicizia.
È stato davvero emozionante vedere le mie idee prendere forma attraverso l’arte di gente come Ellade Bandini, Asso Stefana, Finaz, Max Gabanizza, ecc.

Tre aggettivi per presentare Eresie ai nostri lettori:

Esplicito, erotico, eretico.

 

Crediti

Registrato da Taketo Gohara
Co-prodotto da Giorgio Cordini e Alessandro Sipolo

Alessandro Sipolo
: voce, chitarra classica, chitarra acustica, charango
Omar Gazhouli: chitarra elettrica, chitarra classica
Giorgio Cordini: mandolino, chitarra elettrica, bouzouki
Max Gabanizza: basso
Ellade Bandini: batteria
Alessandro Adami: fisarmonica
Alberto Venturini: percussioni
Paolo Malancarne: tromba
Alessandro “Asso” Stefana: banjo
Enrico Mantovani: pedal “steel” guitar
Alessandro “Finaz” Finazzo: chitarra classica
Diego Maggi: clavicembalo

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