Cesare Malfatti

Cesare Malfatti

I testi de La storia è adesso


10/12/2018 - di Barbara Bottoli
Cesare Malfatti torna sulla scena presentando un album innovativo e simbolico, intitolato La Storia è adesso, raccontando il passato che si ripete nel presente, intriso di confine, di impegno, di storia e di umanità. Il grande lavoro di ricerca si respira sia in termini musicali che nei testi, amalgamandosi in quindici tracce che vorremmo fossero riferite al secolo scorso, ma che sono di attualità, come se il tempo non avesse insegnato che gli errori non si dovrebbero ripetere.
La Storia è adesso è il titolo del nuovo lavoro di Cesare Malfatti che oscilla tra passato e presente in un viaggio temporale senza precedenti di fascino e ricerca, riuscendo ad unire epoche, dando uno spazio di riflessione senza tempo, ma con una lucidità che potrebbe turbare per quanto risulta attuale. L`album uscito per RIFF Records prende spunto dalle vicende di un antenato dell`artista, Valeriano Malfatti, podestà di Rovereto (1880-1920) e deputato trentino del Parlamento dell`Impero Asburgico a Vienna, ma soprattutto  La Storia è adesso conferma quanto affermava Hegel: “ ciò che l`esperienza e la storia insegnano è questo: che gli uomini e governi non hanno imparato nulla dalla storia, né mai agito in base a principi da essa edotti”.

   Valeriano Malfatti fu convinto sostenitore di una soluzione pacifica tra Italia e Austria: «Neutralità, autonomia di Trieste, annessione del Trentino e Friuli austriaco e di qualche isola dell’Adriatico» era, in sintesi, il suo pensiero. I fatti andarono però diversamente e, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, Valeriano fu protagonista di un momento tragico della storia del Trentino e in particolare della sua città: Rovereto fu totalmente evacuata per la sua prossimità al fronte italiano. Si adoperò per preservarla dalla distruzione e dal saccheggio e per questo fu accusato di irredentismo e infine internato nel campo di prigionia di Katzenau. Al termine della Grande Guerra, fu rieletto sindaco di Rovereto e poi senatore del Regno d’Italia. Tramite le vicende di Valeriano Malfatti, Cesare, affronta temi attuali quali il concetto di confine, di emigrazione necessaria come fuga dal proprio territorio per salvarsi, delle radici, della guerra, degli ideali e dell`impegno sia del singolo che del popolo, ma in queste trattazioni non viene mai a mancare la parte più introspettiva: quella del dolore che sembra essere il fil rouge che unisce le varie epoche e che nasce, prevalentemente, dall`ingiustizia.

   Cesare Malfatti, conosciuto per aver fatto parte di gruppi quali gli Afterhours e La Crus, è un appassionato di storia, e lo dimostra ampiamente, in una concezione politica attenta e precisa, ma soprattutto metaforica, infatti sceglie di utilizzare per La Storia è adesso le Macchine Intonarumori, inventati dal futurista Russolo nel 1903, che offrono un suono che somiglia ad una comunicazione intertemporale, apparendo un po` come un messaggio di “prudenza” che il passato offre al presente, ma che non è stato recepito, considerando l`attualità. Metaforica sembra anche la scelta di Malfatti di affidare a diversi autori i testi, come a voler dare voce a più persone: Alessandro Cremonesi, Luca Gemma, Antonio di Martino, Marina Petrillo, Alessandro Grazian, Luca Lezziero, Dany Greggio, Angelo Sicurella, Giulio Casale, Gianluca Massaroni, Fabrizio Coppola, Giuseppe Righini, Luca Morino che riescono a mantenere un`unità di scrittura, apparendo quasi un collettivo.

   Se Valeriano Malfatti si batteva per l`Unità, oggi sembra che la battaglia sia diventata restare uniti e riconoscersi uguali come si afferma in Quale patria nè italiani né austriaci è di più / sembri tu / tu … mio fratello”, nonostante la fuga dal Paese, che sembra delimitato da confini che sembrano sempre più alti e mentali, “la terra si ricorda ancora / il cielo si ricorda ancora / chi sei chi sei”. In questo dialogo nel tempo senza tempo la copertina de La Storia è adesso ricorda un quotidiano che è uno di quegli oggetti che resta costante nei decenni, spesso i testi appaiono come una dichiarazione d`amore, come in Avrei, e prendono forma durante l`ascolto globale, ricostruendo la storia e l`amore per l`umanità perchè questo sembra essere il grande insegnamento di Valeriano perchè “el Malfati no `l scrive la so vita”, ma ha scritto la storia degli ideali, rimettendoci anche in prima persona durante l`internamento per irredentismo.

   La Storia è adesso si potrebbe definire, musicalmente, come un album etereo, apparentemente minimale per dare ampio spazio alle parole che raccontano le vicende, con una buona dose di emotività e forza che si dipana tra i gli estremi che si sovrappongono che vanno da “ il confine passerò” a “ sono stato uno straniero sai / traditore forse / invece un eroe”. Tra le quindici tracce appare L`internamento del Malfatti, sonetti da Katzenau di Gustavo Chiesa, in dialetto, ma facilmente comprensibile, una vera perla che rende La Storia è adesso un saggio musicale che andrebbe prima letto nei testi per comprendere come questo sia un album che esce dagli schemi della musica, coprendo diversi ambiti culturali, confermando Forme uniche di continuità, traccia che inizia un lavoro che andrebbe ascoltato con uno sguardo agli eventi storici e uno all`attualità per una ciclicità storica che andrebbe interrotta, imparando dal passato.

 

FORME UNICHE DI CONTINUITÀ

(testo di Alessandro Grazian)

Tu somigliavi già a tutti Ma tutti no non ti seguivano ancora

Io ti cerco le braccia

Ma queste no non servono più La luce promette velocità…

Tu cammini fra tutti

E tutti ora seguono te La luce disegna il gesto che dai in più

Ed ora lo spazio ha forme uniche di continuità

Ed ora la vita ha forme uniche di continuità

Nulla più nulla più nulla più niente di più

 

 

AVREI

(testo di Alessandro Cremonesi)

Avrei voluto la bellezza di ferro e polvere del mondo l’avrei voluta anche per te

L’arrendersi sensuale di ogni giorno al suo tramonto l’avrei voluto anche per te

Avrei bucato i miei tessuti di ogni chimica rovina tutto questo anche per te

Per accogliere ogni sguardo come fosse un’anteprima tutto questo anche per te

Avrei... ma poi...

Avrei capito gli alti e i bassi il passo lento del perdono l’avrei fatto anche per te

I gesti semplici ed umani che poi semplici non sono tutto questo anche per te

Avrei... ma poi... ma poi...

C’è sempre qualche cosa che mi tiene fermo qui ma poi...

C’è sempre qualche cosa che non va Avrei riempito le soffitte di pensieri che non metto l’avrei fatto anche per te

Avrei svuotato appartamenti in cui la morte sta in affitto tutto questo anche per te

Avrei... avrei... avrei... ma poi... ma poi...

C’è sempre qualche cosa che mi tiene fermo qui ma poi...

C’è sempre qualche cosa che non va ma poi...

C’è sempre qualche cosa che mi tiene fermo qui ma poi...

C’è sempre qualche cosa che… non so

C’è sempre qualche cosa che mi tiene fermo qui

C’è sempre qualche cosa che non va

 

 

LA STORIA È ADESSO

(testo di Alessandro Cremonesi)

La storia è adesso, la storia è qui mai più concreta di così e so quant’è dif-fi-ci-le

Lo so, lo so, lo so Io metto a rischio quel che ho la sua famiglia,

la mia età e anche la mia li-ber-tà

Sembra impossibile che questa prova

Che tocchi a me, proprio a me storia nuova

Ma io... ci sarò, ci sarò, ci sarò

Chissà se poi sarò all’altezza mi sembra tutto troppo grande per me in ve-ri-tà

Sembra impossibile che questa prova sia per me

Che tocchi a me, proprio a me storia nuova

Ma io ci sarò

 

 

UN FIORE SINCERO

(Angelo Sicurella)

Io sono qui a cercare i tuoi occhi nel buio

Vicino a te tra le foglie e la notte che viene

E resto qui a fermare una bocca che trema

Davanti a te sulle mani ho già scritto il tuo nome?

L’amore che c’è lo porto con me come un fiore sincero

E se tu te ne vai tutto poi si dimentica

Io sono qui a vegliare su un giorno che muore

Davanti a me c’è una luna gigante nel cielo

L’amore che c’è lo porto con me come un fiore sincero

E se tu te ne vai tutto poi si dimentica...

 

 

UNO SGUARDO

(Luca Lezziero)

Ora fuggo e non sono più

Uno sguardo alla terra che mi risponde la bellezza che ha cos’è giusto, cosa non lo è più? Tornerò? Rivedrò?

Questi cieli che ho dentro di me?

Nessun uomo è un bugiardo sai ed ogni scelta è la sua verità

Tornerò? Sceglierò?

Quali armi e quali guerre perdere

Penserò sognerò ogni grano di una terra che non ho

Sono stato uno straniero sai traditore forse invece un eroe

Chi decide cosa amare di più?

Io non posso e non puoi neanche tu

Tornerò? Rivedrò?

Questi cieli che ho dentro di me?

Tornerai? Rivedrai?

Mille voci mi parlano ormai

Che cos’è la pazzia?

Uno sguardo o soltanto un’ idea?

Il destino è la voce che hai

Ti rivela quel che diventerai o quel che sarai…

 

 

IL FUTURO CERCA NOI

(Fabrizio Coppola)

Sotto il cielo passi fermi

Cuore mio ce la farai

Nelle ossa grida il nome

Cesserò anch’io anch’io

Oltre il fiume e dentro il bosco

Casa non so più dov’è

Splendi padre senza vita

Sfiorirò nel blu

Ma sarò tra voi

Noi Sotto un cielo senza neve

Il confine passerò

Quello che mi scorre dentro

Sangue mio, svanirai

Via

Ed il sangue si rimescola

Con la terra si moltiplica

Non c’è pace che purifichi

Che si accenda più di noi

Son proiettili di piombo

Scappa, amore, copriti

Le granate piovono

ll futuro cerca noi cerca noi

 

 

LE CHIAVI

(testo di Marina Petrillo)

Prima di lasciare casa mia conterò che cosa portar via

Prima di lasciare la città

conterò le bestie e la pietà conterò le ore

conterò le case

conterò le chiavi per chi ritornerà

Prima che io torni a casa mia

conterò che cosa mancherà

conterò le porte conterò le capre

conterò le carte di chi ritornerà

Prima che io torni a casa mia

conterò che cosa mancherà conterò le sedie i letti e le lenzuola

conterò le scarpe di chi non tornerà Prima di dormire a casa mia conterò le vie della città conterò le case

conterò le strade

conterò le chiavi di chi non ci sarà

 

 

L’INTERNAMENTO DEL MALFATTI

(sonetti da “Katzenau” di Gustavo Chiesa)

Mandar lì el Timba, el Campostrini e tanti altri pari remenghi e preti e frati inazenti del tut, mandar lì quanti taliani gh’ era ancor, mandar dei mati, zent senza gambe, orbi del tut, e avanti fin che ghe n’ era e sani e mutilati l’era da veder…ma però ignoranti i s’è mostrai ’n te ’l mandar lì ’l Malfati.

El podestà, filosofo, el l’ à tolta en tuta ’ndiferenza e l’ à pensà:

Bisogna provar de tut en pò a la volta.

Perchè i m’ abia ’nternà lori i lo sa con mi la guera no la vegn risolta, chi de viver g’ à ’l bem se vederà.

N’ om che per quarant ani l’ à struscià per far el bem del so paes, che cura el g’à bù sempre per la so zità per prepararghe n’ epoca sicura.

N’ om che sempre ’l governo l’ à aiutà che ’l gà fat far de spes bona figura come n gran deliquent, i l’ à ’nternà.

Cosa se ciamel quest ancoi? Paura!

El Malfati no ’l scrive la so vita ma quande l’ Austria la scrivess la soa per dir la verità lampante e drita parlant de lu, la doveria la coa meter en fra le gambe e taser zita per le tante vergogne en do la noa.

 

 

QUALE PATRIA

(testo di Giulio Casale)

Non dire mai quello che provi

Conserva la tua dignità

Tutti questi anni a dare e dare

Chissà se un figlio lo saprà

E se no non sarà e se no sarà solo mio onore

Ti piaccia o no evacuazione

Chissà se mai ritornerai

L’arredo resta ai giorni buoni

Partiamo come schiavi noi

E se non si saprà sarà stato comunque mio onore

Ma lo senti anche tu non ci ritroverai

Mai, sì… mai!

Mai… Né italiani né austriaci è di più

Sembri tu Tu…

Mio fratello è sul fronte per l’Austria come mai

Ma tu lo sai cos’è un confine

Sai dirmi da che parte stai

Nelle baracche il primo lager Io deputato a Katzenau

E se non si saprà sarà stato per niente l’orrore

Ma se lo canti tu non dimenticherai

Mai, sì… mai! Mai…

Né italiani né austriaci è di più

Sembri tu Tu…

Mio fratello è sul fronte per l’Austria come Mai…

Né italiani né austriaci ma spie Che bugie Tu…

Mio fratello è sul fronte di Russia e quale patria sente ormai

 

 

IL CIELO SI RICORDA CHI SEI

(testo di Giuseppe Righini)

Tornerò dove il tempo resta ad aspettare dove so che tu mi troverai

Vedo tutte quante le parole che non son riuscito a scrivere per te ancora

Tornerò dove il tempo resta ad ascoltare dove so che tu mi crederai

Vedo tutte quante le parole che non ho saputo proteggere per noi ancora

Tornerò sotto l’ombra di quel campanile sotto il grande bianco delle mie nuvole che galleggiano sopra le case sopra i tetti le piazze i vicoli

Lo sai ricorda Chi sei? Chi sei?

Il cielo si ricorda chi sei

Conosci già la strada

Come me sai dov’è ogni luogo ogni vanto ogni tradimento ogni canto del tutto inutile del tuo domani Chi è?

Ogni volto ogni sentimento ogni vento ogni vertigine ogni fiume della sorte forte come le radici di un salice

Verrà… la guerra

E sa chi sei

La terra sa chi sei la terra sa

Si cade si vive ancora

E sa chi sei la terra sa chi sei La terra si ricorda ancora

Il cielo si ricorda ancora chi sei chi sei

 

 

IO TI PENSO DA QUI

(testo di Luca Gemma)

Io ti penso da qui con il coltello tra i denti e un’ascia di guerra piantata tra la terra e noi due

Io ti scrivo da qui in quest’inverno d’amore e veleno nella pioggia che da sempre precede il sereno io ci credo

Del futuro non so ma un futuro questa notte si vede e la neve che scende per sempre ci disseterà ci disseterà Io ti penso da qui

Io ti penso da qui

 

 

KATZENAU

(testo di Gianluca Massaroni)

Quante campagne sai sono battaglie ormai

Lasciai castagne e buoi il fuoco acceso non l’ho spento mai

Quel fuoco acceso non si è spento mai per noi

Che ci hanno messo qui tra le montagne in tilt

Fiumi di sangue e poi in coda per un pasto che non vuoi in coda per un guasto che non sai di noi Stanislaus a Katzenau mi parlò di Joyce ma del perché non fosse qui non me l’ha detto mai

Dopo tre anni sai siamo tornati qui tra le castagne ma la cenere copriva i sogni miei la cenere scopriva gli orrori suoi per noi Stanislaus a Katzenau mi parlò di Joyce ma del perché non fosse qui non me l’ha detto mai

 

 

BANDIERE MIGLIORI

(testo di Antonio di Martino)

Lascio un fiore davanti al portone una carta d’ identità bruciata in un cortile

Troveremo vestiti diversi stesi al vento dall’autorità

Accenti da tradire

E tu tu tu non pensi che basteranno bandiere migliori a convincerti che tutto rinascerà di nuovo

Maggio adesso ci ha spostato il confine forse un novembre ci ritroverà nel freddo di un fienile

E tu tu tu non pensi che basteranno bandiere migliori a convincerti che tutto rinascerà di nuovo

 

 

CHIEDILO AI PESCI

(testo di Dany Greggio)

Ti confonde la riva oscura L’altra sponda del fiume che segna il confine tra noi

Ti confonde la sua lingua

Il rimbalzo di strane parole cadute dal di là

Se chiudi gli occhi vedi un ponte

La vita che sopra a quel braccio camminerà

Tu chiedi ai pesci, chiedilo a loro

Se l’acqua del fiume è più pura di qua o di là

Cantano i merli, ascoltali bene!

Sapresti dirmi se cantano meglio di là o di qua?

Respira al vento, soffiaci dentro E il tuo soffio nel vento, di un altro il respiro sarà

Restiamo insieme, tu non temere La Storia si scrive e s’impara con chi arriverà Restiamo insieme, senza paura

Potrai andare e venire dal ponte che hai visto di già

Restiamo insieme mano nella mano

E forse il meglio del meglio di entrambi si salverà cica cica bum ah

Tu chiedi ai pesci, chiedilo a loro Se l’acqua del fiume è più pura di qua o di là

Cantano i merli, ascoltali bene!

Sapresti dirmi se cantano meglio di là o di qua?

Si alza il vento, soffiamoci dentro

E il nostro soffio nel vento, di altri il respiro sarà cica cica bum ah!

 

 

BELL’ARIA

(testo di Luca Morino)

Io rimango qui con voi tra il campanile e il miele continuerò a tracciare… iperboli

C’è un mondo da fare, di più mi sento speciale, un re radici per corona non è fumo è bruma del mattino è pura vita semplicemente vitale

Non c’è confine che possa fermare contagio e magia che accende il profumo azzurro di questa bell’aria bell’aria bell’aria

Passano anni e uomini un fiume infinito che va di sangue e di lacrime di gioia, speranza e muto dolore

Un cielo acceso un nido appeso un filo teso e illeso un silenzioso amore

La forza pura di questa bell’aria bell’aria bell’aria

Io rimango qui con voi

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