Cover Me

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Cover Me

10/08/2008 di Christian Verzeletti

#Cover Me

 
Speciale "
Cover me"   


Una manciata di cover di pezzi più o meno noti, interpretate da musicisti più o meno affermati:
in comune c'è che la versione "nuova" di queste canzoni ha lasciato il segno distinguendosi dalla "vecchia".
Chissà quante altre se ne potevano scegliere: a voi il compito o il piacere magari di aggiungervi le vostre preferite.
Purchè si tratti di cover eseguite con grande personalità: alla faccia di tutte le cover-band e tribute-band
che prendono sempre più piede, limitandosi a produrre inutili cloni.
"The times are tough now / just getting tougher …"
- come cantava qualcuno - "Cover me / come on baby, cover me".


Jimi Hendrix: "All along the watchtower" (Bob Dylan)
Il catalogo di Dylan è uno dei più saccheggiati in fatto di cover: la migliore l'ha fatta Jimi Hendrix in una sorta di confronto tra il più grande songwriter ed il più grande chitarrista di sempre. Questa versione tra l'altro con i suoi tagli acidi e distorti è uno dei pezzi che meglio rappresenta il periodo storico a cavallo tra Sixties e Seventies.

Fabrizio De Andrè: "Avventura a Durango" (Bob Dylan)
Continuiamo con Dylan, qua interpretato da Fabrizio De Andrè, in collaborazione con Massimo Bubola. Quando il fare cover non era solo un lavoro di rifacimento, ma un'opera di ricerca e di traduzione.

Johnny Cash: "Hurt" (Nine Inch Nails)
La prima regola di una cover è che deve scavare nell'originale fino a tirarne fuori l'anima più profonda, magari anche stravolta: come ha fatto Johnny Cash, uno che in fatto di profondità ne sapeva qualcosa, con uno dei pezzi più oscuri di Trent Reznor.

Petra Magoni & Ferruccio Spinetti: "I will survive" (Gloria Gaynor)
A proposito di stravolgimenti, si possono prendere pezzi già suonati in tutte le salse, persino i cosiddetti hit, e dare loro una veste del tutto diversa: magari cucendogliela addosso con una voce audace e le pause di un contrabbasso. Il trucco sta nel non perdere mai la tensione.

Jeff Buckley: "Hallelujah" (Leonard Cohen)
Una voce d'angelo spezzato come quella di Jeff Buckley, figlio d'arte di Tim, non poteva che rivolgersi al cielo toccandolo, prima che il suo momento giungesse (di lì a poco), con una versione tutta sua di "Hallelujah".

Nirvana: "The man who sold the world" (David Bowie)
Per la serie "le canzoni bisogna sentirle proprie", Kurt Cobain cantò David Bowie nel noto "Unplugged in New York" identificandosi come non mai in quell'uomo che vendette il mondo.

X: "Soul kitchen" (The Doors)
Tritare la storia, piegarla e comprimerla per poi lasciarla sfogare dai propri strumenti: così dal punk losangelino degli X di John Doe e di Exene Cervenka sbottarono i Doors, prodotti - guarda caso - da Ray Manzarek.

Blue Cheer: "Summertime blues" (Eddie Cochran)
Il rock'n'roll delle origini sottoposto ad una cura ricostituente con dosi massicce di hard-blues psichedelico: quello che i Blue Cheer fecero ad Eddie Cochran aprì la via al rock duro e a tanti suoi sottogeneri.

Dinosaur Jr: "Just like heaven" (The Cure)
I Cure, ovvero uno dei migliori gruppi usciti dalla new-wave, rivisitati dai Dinosaur Jr, ovvero uno dei gruppi più schizzati dell'underground pre-grunge. Risultato: il tormento esistenziale di Robert Smith scarnificato fino a liberare i suoi incubi / sogni.

Nick Cave: "Helpless" (Neil Young)
Neil Young è ovviamente un altro degli autori più "coverizzati" ed "Helpless" una delle sue canzoni più gettonate: nessuno però ne ha penetrato le languide ombre folk come un Nick Cave in odore di "Into my arms".

Janis Joplin: "Summertime" (George Gershwin)
Straziare una melodia non significa solo impossessarsene e gridarla: bisogna estrapolarne la sofferenza. Janis Joplin lo fece splendidamente con questo classico gershwiniano.

Patti Smith: "My generation" (The Who)
Un'altra grande signora del rock alle prese con un pezzo da novanta: questa volta si tratta di uno dei cavalli di battaglia degli Who. Un pezzo già storico a cui la Smith riuscì a far fare un salto generazionale in avanti almeno di una decina d'anni.

Cowboy Junkies: "Sweet Jane" (Velvet Underground)
I Cowboy Junkies sono maestri nello spogliare le canzoni, anche perchè ad interpretarle hanno una signora, tanto sensuale quanto pudica, quale è Margo Timmins. Solo la sua voce poteva accarezzare così l'anima infetta della "Sweet Jane" di Lou Reed.

Flaming lips: "After the gold rush" (Neil Young)
Coraggio e fantasia, originalità e sfrontatezza sono alcune delle doti richieste per fare cover interessanti: quelle che non mancano certo ai Flaming Lips (anche se ultimamente hanno cominciato a giocarci un po' troppo). Nella loro fase rock più lisergica, azzardarono un Neil Young scorticato per bene.

Frank Zappa: "Whipping post" (Allman Brothers Band)
Chi lo ha detto che per fare una buona cover, e più in generale per scrivere una buona canzone, non si può usare l'ironia? Quel genio impazzito di Zappa ce ne ha dato un esempio in "Does humor belong in music", violando addirittura il territorio della Allman Brothers Band.

Caetano Veloso: "It's alright Ma (I'm on ly bleeding)" (Bob Dylan)
Tornando a Dylan invece chi l'ha detto che non se ne possono modificare i connotati? Ai puristi parrà un sacrilegio, ma Veloso ne ha fatta una take moderna, semi-rap, in nome della libertà artistica professato dallo stesso Bob.

"I stand up next to a mountain and chop it down with the ledge of my hand"
Jimi Hendrix