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Anne Carson Anne Carson, protagonista de La Milanesiana 2024, vincitrice del Premio Rosa d’oro de La Milanesiana, è Premio Nobel per la Letteratura 2026
La poetessa, saggista e traduttrice canadese Anne Carson è Premio Nobel 2026. Nata a Toronto nel 1950, dopo studi classici all'Università locale, è stata docente di greco antico in università come Princeton, Berkeley e Michigan. Contemporaneamente ha svolto un'intensa attività di saggista e scrittrice, sintetizzando la propria conoscenza della classicità con il desiderio di sperimentare e di unire diversi livelli di linguaggio, dalle memorie personali alla poesia, dalle immagini alle traduzioni. Il suo saggio più importante è Eros the Bittersweet, 1986, su desiderio e amore nella Grecia antica. Il mito di Gerione ed Eracle viene invece reinterpretato nel romanzo in versi Autobiografia del rosso (Autobiography of Red, 1998), in cui Gerione vive nella nostra contemporaneità, un giovane che, dopo essere stato abusato dal fratello, scopre la propria omosessualità, innamorandosi del bellissimo e spregiudicato Eracle, e conoscendo gioie e tormenti di una passione. Le ali di Gerione, così, diventano emblema di una diversità da nascondere, che però gli permette di elevarsi sopra le meschinità che lo circondano. Durante la vicenda, il ragazzo diventa fotografo, per fissare ricordi e momenti, e questo permette a Carson di unire la poesia a passaggi saggistici e a foto artistiche, in una forma innovativa e di grande valore.
Nel 2024, a 25 anni dalla pubblicazione del suo libro "Autobiografia del Rosso" (La nave di Teseo) era tornata in Italia, dopo lungo tempo, per La Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi. Nell'occasione, in cui era stata ospite al Piccolo Teatro Paolo Grassi di Milano al fianco della scrittrice Claudia Durastanti e della giornalista Cristina Taglietti che le avevano reso omaggio, le era stato conferito il Premio Rosa d'oro de La Milanesiana da Elisabetta Sgarbi con queste motivazioni: Cristina Taglietti: "Classicista, poetessa, romanziera, saggista, Anne Carson è un'audace sperimentatrice che celebra, nella sua opera, la complessità della letteratura, della vita, del mondo. L'originalità, la ricchezza dei temi, la lingua esatta e preziosa, trascendono generi, forme e convenzioni portando il lettore in un territorio sconosciuto, sorprendente, tessuto di rimandi al mondo classico, che nelle sue mani diventa una mappa viva per il tempo presente. La sua opera è uno scrigno pregiato che integra vissuti privati e passioni moderne, attraversata da infinite suggestioni per saperi e arti diverse, dalla filosofia alla musica al fumetto. Una volta aperto, coinvolge tutti i sensi rendendo visibili anche quei momenti impalpabili che nutrono le nostre vite e che soltanto la grande letteratura sa cogliere". Claudia Durastanti: "Inizierai a leggere Anne Carson e scoprirai che i versi possono esistere solo nella prigione ritmica della loro bellezza, però ogni verso vuole anche esplodere, liberarsi dalla gabbia che ne giustifica l'esistenza. La poesia è il genere della cattività, della gabbia che si fa più importante della creatura che contiene, e quella a volte piange, a volte scappa, ma nella maggior parte dei casi si innamora del suo carceriere".
Per chi volesse recuperare alcune delle sue opere in italiano, ecco, in ordine di pubblicazione, quelle presenti nel catalogo Utopia Editore: Anne Carson, Economia dell'imperduto, traduzione di Patrizio Ceccagnoli, con uno scritto di Antonella Anedda, Utopia Editore, 2020. Le leggi del mondo, rigide e inoppugnabili, ma sempre in equilibrio sulla precarietà della vita. L'oltre, incerto e indescrivibile, che in fondo legittima l'uomo e lo sostanzia. Con la sua lingua preziosa e misurata, Anne Carson traccia un parallelismo tra le vite di due poeti europei, il greco Simonide di Ceo, vissuto tra il VI e il V secolo a.C., e il romeno di origine ebraica Paul Celan, uno tra gli autori più acclamati del XX secolo. «Forse sono poeti quelli che sperperano ciò che i loro padri avrebbero risparmiato», scrive l'autrice. Eppure Simonide è stato uno dei primi intellettuali a scrivere versi in cambio di denaro, a piegare le regole del mondo all'imperscrutabilità dell'arte, conciliando il visibile e l'invisibile. E così Paul Celan, sopravvissuto all'Olocausto e cultore della memoria, che trascorre gli ultimi anni della vita in un regime capitalista di reificazione, in cui tutto ha il valore del proprio corrispettivo economico. Ma se è vero che a «dispetto d'ogni altra cosa, questo soltanto, sì, il linguaggio, rimane imperduto», come Celan stesso scrive, se è vero che la poesia è l'unica testimonianza del passaggio fugace di un uomo nel mondo, cosa va perduto quando si spreca una parola? Con il consueto stile epigrammatico che l'ha resa un'autrice di culto nel mondo inglese, Anne Carson riflette sul concetto di «economia poetica», intrecciando le biografie di due uomini «nel mondo e mai del mondo», testimoni della propria epoca e cultori di un'arte senza tempo.
Anne Carson, Eros il dolceamaro, traduzione di Patrizio Ceccagnoli, con uno scritto di Emmanuela Tandello, Utopia Editore, 2021. «Quando io ti desidero, una parte di me non c'è più: la voglia di te mi consuma. Quando io ti desidero, una parte di me non c'è più: la tua mancanza è la mia mancanza». Anne Carson. Dopo il successo di Economia dell'imperduto, Anne Carson ritorna in libreria con un'originale meditazione sul tema del desiderio, croce e delizia della donna e dell'uomo. In trentaquattro capitoli snelli e seducenti, l'autrice instaura un dialogo con alcuni dei maggiori autori della letteratura classica, a partire da Saffo, da cui Carson riprende il neologismo γλυκύπικρον (ossia «dolceamaro») per il titolo del libro, proseguendo con i tragici greci e Catullo, per poi passare al romanzo ellenistico e infine a Platone, in un confronto costante con le migliori penne della modernità, da Dante a Virginia Woolf, da Nietzsche a Italo Calvino, passando per Kafka. «L'eros è sempre una storia in cui a interagire sono l'amante, l'amato e la differenza tra i due», sostiene Carson. Il libro è perciò̀ una metafora sull'amore come esperienza conoscitiva fondamentale nella vita e una riflessione profonda sul desiderio e le relazioni umane, mai disgiunta dal ruolo del linguaggio: eros, dunque, ma anche lògos. Oltre la logica. Perché l'amore annienta lo spazio e il tempo e apre uno scenario in cui ogni salita è discesa, in cui si indietreggia avanzando. Con la sua lingua evocativa e avvincente, Anne Carson dona al lettore un'opera ibrida, che concilia la linearità del saggio con la potenza della poesia.
Anne Carson, Decreazione, traduzione di Patrizio Ceccagnoli, Utopia Editore, 2023. Da dove arriva il vento che sposta i capelli di Monica Vitti nella scena iniziale del film L'eclisse? Strano. L'attrice si trova all'interno di una stanza e il filosofo Kant non riesce proprio a trovare una risposta al quesito, in uno dei dialoghi impossibili di questo libro dalla libertà creativa che mira alla sorpresa. Longino e Woolf, Beckett e Antonioni, senza dimenticare Omero e Saffo, che Carson ha tradotto: tutte queste figure trovano spazio nelle sue pagine che oscillano tra brevi testi lirici sull'amore filiale e una sceneggiatura in versi su Abelardo ed Eloisa, un oratorio sul tema delle armi e un libretto d'opera in lingua sperimentale che inscena la gelosia di Efesto per l'amore tra Afrodite e Ares e, infine, lunghe sezioni in prosa che intrecciano la critica letteraria all'indagine filosofica. Riprendendo la riflessione di Simone Weil, Carson contempla la nozione di decreazione come tensione a disfare la creatura che l'uomo ha dentro, racchiusa e definita dal sé. Per l'autrice, però, la decreazione non è soltanto il disfacimento della persona, ma anche delle forme letterarie tradizionali. In un sofisticato caleidoscopio e in una personalissima rilettura della cultura occidentale, Anne Carson presenta perciò opere diverse, eppure intricatamente correlate nello stile e nella poetica. Il suo modello rimane Montaigne, nume tutelare citato in esergo. «Mi piace l'andatura della poesia, a salti, saltelli e sgambettii». E così, nel frammento che prelude all'assenza, si rivela l'intero.
Anne Carson, La Norma sbagliata, traduzione di Patrizio Ceccagnoli, Utopia Editore, 2025. In questa raccolta di versi e prose poetiche, Anne Carson accompagna il lettore in un viaggio letterario dalle molte tappe, coerente e insieme frammentato, tra testi brevi, aforismi, riflessioni e appunti che oscillano tra la quotidianità e il mito, tra la fugacità dell'ordinario e l'immutabilità del classico. L'opera ripudia ogni linearità, presentandosi come un mosaico di immagini e pensieri che si intrecciano attorno a temi come l'identità, la perdita, il tempo e la lingua. Il titolo stesso, così enigmatico, sembra evocare una figura sfuggente (una persona,un'idea o un simbolo?), sempre assediata dall'errore. Con la consueta audacia sperimentale che le è valsa più di una segnalazione al premio Nobel, l'autrice mescola ironia, speculazione filosofica e vertigine poetica, lasciando spazio all'ambiguità e all'interpretazione. Un esercizio di attenzione e stupore, dove ogni frammento è di per sé l'insieme, dove ogni elemento si porta dentro la complessità del tutto.