Sanremo 2018

Sanremo 2018

Una poltrona per tre: i Big in gara


07/02/2018 - di Autori vari
Se per ogni partita della Nazionale di calcio tutti si trasformano in allenatori, ad ogni Sanremo l’italiano medio diventa critico musicale. Allora noi che scriviamo articoli di musica per passione perché dovremmo sottrarci e rinunciare a partecipare ai giudizi universali sul Festival musicale più celebre del Bel paese? Abbiamo sospettato e scoperto che il rito delle votazioni ai cantanti in gara sul palco dell’Ariston, vero sport italico, fosse diffuso anche in redazione, un po’ per divertimento personale, un po’ per l’imperativo categorico dell’informarsi, un po’ per prendere parte alla gara di commenti sui social tra il serio e il faceto, il cinico e il tecnico. Allora abbiamo sguinzagliato un trio di firme a valutare i brani in gara alla 68° edizione della kermesse, quella targata Claudio Baglioni-Michelle Hunkiker-Pierfrancesco Favino; ecco i pareri a caldo sulla prima esibizione dei venti Big in gara, con giudizi e voti registrati dai Nostri direttamente dalla loro poltrona per tre…anzi, dai loro rispettivi tre divani casalinghi. Barbara Bottoli, Fausto Gori, Paolo Ronchetti hanno fatto quasi le ore piccole per noi/voi per ascoltare tutti i brani (che trovate qui di seguito in ordine di esecuzione) e raccontarceli dal loro punto di vista, cercando di essere obiettivi e non troppo cattivi/ironici. Buona lettura e buon Festival! Ambrosia J. S. Imbornone
Annalisa - Il mondo prima di te

Barbara Bottoli – È lei ad aprire questa edizione del Festival di Sanremo con una ballad dalle immagini interessanti, ma che non le permette, nemmeno stavolta, di mettere in luce completamente le sue capacità vocali. Probabilmente sarà tra i brani più trasmessi in radio 5,5
Fausto Gori –
Annalisa canta bene, pezzo pop gradevole, nulla di stupefacente, nulla di scadente. Non mi stupirei arrivasse sul podio. 6
Paolo Ronchetti –
Colpisce l’uscita con lo stesso scollo della svizzera. Subito un bel coro, ma solo all’inizio. Poi solo semplice pop in crescendo e vago sapore di pop inglese… ma cosa mi ricorda? TUTTO.  Direi 6

Ron - Almeno pensami

Barbara Bottoli – Propone un brano inedito di Lucio Dalla, chiaramente riconoscibile dallo stile classicamente poetico del cantautore bolognese che Ron propone con eleganza e rispetto 6,5
Fausto Gori – Pezzo minore di Dalla, Ron lo interpreta in modo onesto, forse fin troppo. 5
Paolo Ronchetti –
Dalliana al 100 per 100 sfiora la retorica, la sorvola e a volte la tocca. Ma ha abbastanza mestiere per ripartire. Non un capolavoro ma comunque un brano con una sua grazia. Poteva essere meglio, poteva essere peggio! 8

The Kolors – Frida (Mai mai mai)

Barbara Bottoli – Si presentano con un brano in italiano e un inizio scenografico puntando alle percussioni come il loro “mai mai mai” che manderà in estasi le giovanissime. Il resto del testo è molto vago durante la prima serata, ma sicuramente studiato per arrivare immediatamente come singolo 4
Fausto Gori –
 Frida ha il passo spensierato da radio FM ma ha anche quello del tormentone da cui vorresti sempre scappare. Evidentemente ai The Kolors erano rimasti solo i grigi 4
Paolo Ronchetti – Bella l’idea delle percussioni ma peccato per la resa annacquata. Poteva essere una piccola bomba ma i Kolors sono più attenti a vincere ed a vendere che a pensare all’arte. La seconda parte più rock con una bella chitarra dura solo un attimo. Io avrei fatto una cosa rude alla Waits, eterea alla Sylvian o percussiva alla Adam Ant…  ma io non venderò mai nulla. Peccato perché il brano ispira e fatto così rende inutile tutto questo riferirsi alla Kalo  7

Max Gazzè – La leggenda di Cristalda e Pizzomunno

Barbara Bottoli – uno dei pochi che si accorge di avere a disposizione un`orchestra, pur peccando un po` sugli arrangiamenti. Propone un brano delicato, accompagnato dall`arpa e una grande interpretazione che sembra abbandonarlo solo al termine dell`esecuzione. Una leggenda italiana, forse difficile al primo ascolto, ma che toglie il fiato 8,5
Fausto Gori –
Max Gazzé stavolta sorprende davvero, esce dai suoi binari e ci offre una storia d`amore d`altri tempi, una favola antica dai colori pastello di cui il proprio autore sembra perfetto attore protagonista. Ritornello forse troppo orchestralmente "spinto”, ma il pezzo riesce a "toccare". 7
Paolo Ronchetti – Va riascoltata. Sembra molto interessante ma per ora è abbastanza ingiudicabile. Potrebbe essere molto meglio di ciò che mi è sembrata al primo ascolto. La domanda è: ma perché nessuno sa arrangiare un’orchestra? La canzone sembra molto poetica ma ancora non mi è arrivata. 7

Ornella Vanoni -Bungaro-Pacifico – Imparare ad amarsi

Barbara Bottoli – Finalmente il classico brano sanremese che solo una signora poteva cantare, a discapito di Bungaro e Pacifico. Indubbiamente Imparare ad amarsi è Sanremo, il pezzo del e per il Festival, con un testo che merita attenzione. 6,5
Fausto Gori –
Pezzo abbastanza ordinario, ma nel complesso verrebbe la voglia di lasciare il pezzo alla sola voce capace di emozionare: quella di Ornella. 84 anni ma ancora una classe, una sensibilità e una raffinatezza d`altro livello. 6+
Paolo Ronchetti
– Lei ha anni ma soprattutto classe da vendere. Se la ascolti senza guardare è da brividi. Bungaro canta e scrive sempre bene e non parliamo di Pacifico. Canzone classica ma scritta e interpretata benissimo. Testo, musiche, arrangiamenti: tutto al meglio  8

Ermal Meta - Fabrizio Moro – Non mi avete fatto niente

Barbara Bottoli – Entrambi gli artisti mantengono il loro stile, come se raccontassero la cronaca in due contesti diversi che si amalgamano. Moro sembra ripetere se stesso. In questa danza che esorcizza la paura Meta dimostra che nessuno toglierà la voce e dopo “Pensa” e “Vietato morire” sono gli unici due artisti che potevano legarsi in questo brano. Da risentire. 6,5
Fausto Gori –
Testo impegnato, musicalmente memorizzabile, però Ermal Meta ha una sensibilità espressiva ben più idonea di Moro, ma tant`è. 5,5
Paolo Ronchetti – Il problema non sono gli argomenti. Il soggetto, soprattutto per Moro (spero), non può essere sempre il COSA raccontare (l’impegno) ma il COME raccontare (e su questo punto vedo Meta più capace e libero).  Non è male ma temo che al terzo ascolto il brano sconterà la retorica. Live, questa sera, è penalizzata in un paio di punti da errori del coro. Resta il dubbio che il brano non possa essere considerato inedito 6

Mario Biondi – Rivederti

Barbara Bottoli – Il crooner sanremese ha puntato troppo in alto per un palco nazional-popolare, con atmosfere intime, retrò e con un`intro di pianoforte che, paradossalmente, sembra essere la parte più leggera. 4,5
Fausto Gori –
Stavolta meno soul e più crooner. Barry White lascia il posto a Sinatra. Canzone modesta ma il problema vero è lui, non trasmette una minima emozione. 3.
Paolo Ronchetti – Scrittura quasi accettabile e voce ascoltabile forse per la prima volta in vita sua. Quando canta in italiano forse la sua voce rende meglio perché è obbligato a non gigioneggiare troppo per riuscire a farsi capire. Nel finale il piano cita Strangers In The Night. Peccato però che l’arrangiatore non sfrutti benissimo il pieno dei fiati prima del finale che non buca come avrebbe potuto.  Quasi un peccato. 8

Roby Facchinetti-Riccardo Fogli - Il segreto del tempo

Barbara Bottoli  I Pooh anche scomposti restano sempre i Pooh, Facchinetti sembra sforzarsi troppo, puntando ad una nostalgica amicizia che risulta a tratti “imbarazzante” 3
Fausto Gori – In tutta sincerità: testo e musica sono in piena simbiosi nel fare retorica, una canzone che non mostra alcun pregio se non quello che dopo tre minuti e mezzo finisce. E poi di Facchinetti che dire? Gli fa male la pancia quando va sugli acuti? Nella sua enfasi, a livello espressivo, sembra sempre più la caricatura di se stesso. 2
Paolo Ronchetti
– Facchinetti è purtroppo ormai al di là di ogni parodia. Anche qui problemi di arrangiamento. Il brano andrebbe suonato (e cantato) almeno una terza sotto e cantata su un arrangiamento quasi jazzato da standard. Così è inascoltabile!   4

Lo Stato Sociale - Una vita in vacanza

Barbara Bottoli  La sentiremo trasmessa alla radio e ce ne faremo una ragione 2
Fausto Gori –
Pezzo allegro ma abbastanza volgare, sciatto. A livello espressivo c`è qualcosa che ricorda Vasco. 3,5
Paolo Ronchetti
– Mai piaciuti ma qui rischiano di fare il botto. Nonostante il loro cantare sia sempre troppo approssimato, sono coinvolgenti e stupidi il giusto. Il brano è un po’ troppo canzoncina e un po’ troppo Vasco. Ma scommetto che venerdì con l’Antoniano sarà l’apoteosi! 7

Noemi - Non smettere mai di cercarmi

Barbara Bottoli – La voce di Noemi sembra ormai relegata ai ricordi, insieme alla grinta del passato, ma stavolta riesce ad essere convincente anche nella sua interpretazione 6
Fausto Gori –
La voce femminile più graffiante del Festival nel ritornello si avvicina, in modo inquietante, ai modi espressivi di un Vasco in gonnella. Brano insipido, avanti il prossimo. 4
Paolo Ronchetti
– Ma tutti questi violini che cosa sottolineano? Lasciate diventare il brano una ballatona più rock senza paura. Lei canta bene ma cosa sta cantando di interessante? 7

 

Decibel - Lettera dal duca

Barbara Bottoli – Gli anni passano, il rock si fonde col pop, si scrive idealmente a Bowie in un presente riflesso di passato che eseguono con la dignità del tempo trascorso e mantenendo lo spirito del gruppo. 6,5
Fausto Gori –
Un pezzo pop rock che si fa piacere, il riuscito ritornello in inglese è la ciligiegina new wave che riporta indietro, che impreziosisce il tutto. 6+
Paolo Ronchetti – La canzone sembra scivolare via nel vano tentativo di non essere banale, in questo omaggio bowiano che procede senza ne entusiasmare ne far venire voglia di cambiare canale. Ma poi arrivano i brividi veri del frammento in inglese: tra un poco di Bowie e tanto tanto Eno. Straordinario!  8

Elio e le Storie Tese – Arrivedorci

Barbara Bottoli – Sembrano lontani i tempi de “La terra dei cachi”, denotano stanchezza in questo brano di congedo che racconta la loro storia. 4,5
Fausto Gori –
Ad Elio ha fatto male X-Factor.  Stavolta l`ironia mette quasi tristezza, stranamente poco ispirato, pezzo abbastanza noioso. Arrivedorci. 4
Paolo Ronchetti – Canzone, per loro, un po’ mediocre (tra un classico loro riempitivo e una chitarra molto Queen). Anche dal finale, comunque a suo modo epico, mi aspettavo qualcosa di più. Un compitino fatto bene. Ma l’addio meritava qualcosa di più! 7

Giovanni Caccamo – Eterno

Barbara Bottoli – Prova a proporre il classico del Festival tra retorica e passione, col risultato di trasmettere solo uno dei tanti brani già sentiti 3,5
Fausto Gori –
Caccamo cerca di essere interprete sensibile, cerca. Il ritornello è semplicemente pomposo, sconclusionato, a livello vocale forse ancora peggio. Non arriva. 3
Paolo Ronchetti – Classica canzone che non dice niente, ma magari farà strage di cuori 5

Red Canzian – Ognuno ha il suo racconto

Barbara Bottoli  Si segue sempre per la proprietà transitiva dei Pooh, e si rende necessario il confronto col duetto Fogli-Facchinetti, ma Canzian punta ad un rock degli esordi del gruppo, ma sembra, tuttavia, avere una sua identità. 5
Fausto Gori –
Un Canzian più rock dei suoi compagni, tutto sembra scorrere bene ma poi se ne esce con un ritornello che sembra suggerito dal fantasma di Mino Reitano e allora tutto svanisce nel nulla. Occasione sprecata. 4
Paolo Ronchetti – Canta un testo scritto su di lui come se fosse una rockstar maledetta: il risultato è patetico. La voce a volte sembra quella di Mino Reitano ma più pulita. Come prodotto pop può avere anche successo ma a me non piace per nulla. Ripeto ancora una volta che gli arrangiamenti sono di una bruttezza infinita.  4

Luca Barbarossa – Passame er sale

Barbara Bottoli  Nostalgico stornello romanesco, tra valzer e amore maturo 6
Fausto Gori –
Brano scritto in romanesco che Luca Barbarossa sa rendere gentile, aggraziato. Arrangiamento misurato avvolto da una melodia che riesce a scaldare. 6,5
Paolo Ronchetti – Barbarossa tenta l’ennesima canzoncina graziosa e fatta con garbo, cosa che normalmente gli riesce bene, ma cantando in romano alla fine sembra un po’ troppo Lando Fiorini. E non è un complimento!  5

Diodato-Roy Paci - Adesso

Barbara Bottoli –  Tra il recitato e il suonato, dando spazio alla tromba ed a una interpretazione naturale, con un brano che potrebbe essere definibile come da Sanremo del 2018, riuscendo a unire attualità/sentimenti/musica 8
Fausto Gori –
Brano con dei crescendo emozionali, testo funzionale alla melodia, voce intensa, energia giovanile, arrangiamento raffinato. Una delle cose migliori della serata. 6,5
Paolo Ronchetti – Un attacco da brividi che ricorda l’intro di Espinita dei Banda Ionica di Paci e Barovero (uno dei capolavori assoluti della musica italiana degli ultimi 20 anni). 10 secondi! Poi purtroppo tutto diventa solo una gradevole canzone (qualunque ma fatta bene). 8

Nina Zilli – Senza appartenere

Barbara Bottoli –  In questo brano abbandona il soul che l`ha sempre caratterizzata, ma è un tema già sentito in ogni edizione della kermesse e che non le permette di uscire dal palco di queste serate 4
Fausto Gori –
Purtroppo siamo dentro la brutta copia dello stereotipo sanremese. Si salva la sensibilità del testo. 4
Paolo Ronchetti
– Canta in maniera meno mascherata del solito ma il brano, pur non essendo brutto, manca del bel lavoro di arrangiamento che aveva caratterizzato le altre sue esibizioni sanremesi. Carina ma senza infamia e senza lode  7


Renzo Rubino – Custodire

Barbara Bottoli –  Il testo e il tema sono interessanti, ma sembra riproporre sonorità ed interpretazione degli anni Settanta in modo assolutamente non conciliabili 4,5
Fausto Gori – Il timbro di Rubino, la sua vocalità, hanno connotati interessanti, però, in questo brano ordinario, le varie stonature e l`eccessiva enfasi provocano una vera sofferenza d`ascolto. 3,5
Paolo Ronchetti
– Mah, i primi secondi lasciano ben sperare…poi un disastro vero. Poco preciso e assolutamente banale nella scrittura.   4

Enzo Avitabile e Peppe Servillo – Il coraggio di ogni giorno

Barbara Bottoli –  Peppe Servillo incanta sempre in ogni esibizione, con la sua teatralità e espressività. Un brano sociale tra sound partenopeo e world music, una sorta di mantra esorcizzante positivo nonostante tutto 6
Fausto Gori –
Un pezzo folk dai ricami etnici, mediterranei, bella melodia, di livello superiore per gli stand sanremesi. Pezzo da podio. 7
Paolo Ronchetti – Tutti e due hanno fatto di molto meglio in carriera ma ho voglia di riascoltarla anche se la struttura e la costruzione mi sembrano troppo semplici.  7

Le Vibrazioni - Così sbagliato

Barbara Bottoli –  Rock radiofonico per la reunion del gruppo capitanato da Sarcina che non propone nulla di nuovo, come se questi anni non fossero trascorsi 5
Fausto Gori –
Pezzo mainstream abbastanza banale e stereotipato. Tediosa enfasi melodrammatica, ovvero vibrazioni in stile Modà, ho detto tutto. 3
Paolo Ronchetti – Sarcina parte malino e canta spesso un po’ al pelo sulle note più alte. Vero che è probabilmente il brano più difficile da cantare della serata, ma lui sembra avere problemi alle corde vocali anche quando saluta. Il brano è genuinamente rock e ‘70 oriented. “Ma il tempo passa e fermalo se puoi” 6

 

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