Death Seat<small></small>
Americana − Songwriting − country folk

Wooden Wand

Death Seat

2010 - Young God Records
17/03/2011 - di
Un disco dall´atmosfera autunnale, questo Death Seat, che esce proprio nella stagione giusta e che, seppur con ritardo, scalda l´anima di questo rigido inverno infinito. Un cantastorie metropolitano di nome James Jackson Toth - in arte e per gli amici Wooden Wand - rappresenta nel suo piccolo la scena dei new harvest, un folkore capace di riunire a se molti amici che hanno frequentato gli stessi “banconi beverecci ed artisci” tipo Lambchop, Silver Jews, Mercury Rev e molti altri. Il suo suono preferito è l’alternative folk, incline al country western, con ampi sprazzi di atmosfere sonore desertiche, parecchia poesia dylaniana e atmosfere lisergiche in cui il background di Jack viene quasi tutto riassunto in The Mountain, seconda traccia di questo disco.

Nel folk proposto da Death Seat ci sono numerose lezioni di stile, bene eseguite, c´è quindi la giusta psichedelia, c´è la narrazione da cow boy solitario, ci sono le musiche che affiancano storie agresti in cui si rispolverando vecchi mandolini e steel da fare da contraccolpo alle ventate sixties di certi brani: Sleepwalking After Midnight è un brutto sogno in tonalità seppiate, Bobby è una semplici acoustic-ballad, mentre Servant To Blues vira verso ambienti obliqui caratteristico di queste ballate (I Wanna Make A Difference, Ms Mowse). Così l´anima classica e quella più freak spesso si incrociano per dare vita a qualcosa di originale: Jackson Toth non è un folk singer ben identificabile o che ama imporsi con un suo stile altrui, suona d’istinto e a volte questa libertà la paga a caro prezzo indossando la maschera dell´incertezza.

Death Seat è un lavoro con parecchi riferimenti espliciti (da Johnny Cash, a Dylan, a Howe Gelb, a Young), spesso questi esercizi vengono sporcati da eccessive divagazioni psycho-folk, che lasciano spazi vuoti e che andrebbero colmati dalla creatività cantautorale, già presente, di questo menestrello del Kentucky.

Tirando le somme, anche se disco non sia del tutto riuscito, grazie alla scrittura immaginaria, non annoia di certo proponendo un tipo di folk innovativo ma di fattura anticata.

Track List

  • Sleepwalking After Midnight
  • The Mountain
  • Servant To Blues
  • Bobby
  • I Made You
  • Death Seat
  • I Wanna Make A Difference
  • Ms Mowse
  • Until Wrong Loos Right
  • Hotel Bar
  • The Arc
  • Tiny Confessions