Tony Canto Anima
2025 - Athena Produzioni Srls
Cantautore, raffinato chitarrista, autore di colonne sonore, compositore e produttore per artisti del calibro di Nina Zilli, Raphael Gualazzi, Mannarino, Patrizia Laquidara, Musica Nuda, Mario Venuti e molti altri, il siciliano Tony Canto pubblica, dopo una lunga e significativa esperienza professionale in Brasile, Anima, sesto capitolo della sua discografia.
“Spegnere il computer e, come un salmone, percorrere la via inversa del trend, suonare degli strumenti insieme e registrare con tutte le imperfezioni”: questa è la filosofia che anima il progetto, un lavoro dalla struttura essenziale ma tutt’altro che evanescente. L’ossatura musicale è affidata a un trio di eccellenti jazzisti - Dino Rubino al pianoforte, Enzo Zirilli alla batteria e percussioni, Marco Bardoscia al contrabbasso - ai quali si aggiungono, nel brano Piove Saudade (uscito come singolo a dicembre), ospiti d’eccezione come Fabrizio Bosso alla tromba, Ferruccio Spinetti al contrabbasso e Luca Scorziello alle percussioni.
Con queste premesse, non sorprende che Anima sia a tutti gli effetti un album jazz: un jazz elegante, profondamente armonico, ma splendidamente contaminato da pennellate sudamericane e cubane.
Ad aprire il disco è Cara, un delicato bolero, appassionata e coinvolgente dedica alla moglie Clara, in cui l’amore viene descritto come “fuoco che brucia e acqua che spegne, fuoco che scalda e acqua che disseta”, e in chiave bolero è anche Imperfezione, un elogio al caos e, appunto, all’imperfezione il cui testo, firmato da Kaballà, cela tra le righe un omaggio tutt’altro che velato al Leonard Cohen di Anthem: “E quando è finito un amore, c’è una crepa nel cuore, dove passa la luce”. Rimanendo nell’ambito delle sonorità sudamericane, spiccano due brani che esplorano l’esistenza da prospettive opposte: da un lato la leggerezza solare del samba La felicità è una cosa seria, dall’altro la malinconia intima e riflessiva della già citata Piove Saudade, una bossa venata di jazz, suonata in punta di dita e sussurrata con delicatezza, dove la tristezza si fa passaggio necessario verso la consapevolezza.
Il jazz torna protagonista nella ballad Un giorno in più e nell’uptempo Rifiorire, due brani che si configurano come autentiche dichiarazioni d’amore per il presente. Se il futuro resta un’incognita tutta da esplorare e il passato è un cassetto di ricordi e insegnamenti da cui trarre forza o un luogo in cui morire per poi rinascere, è nel presente che si coglie il vero senso dell’esistenza: nel carpe diem oraziano, nel semplice atto di abitare pienamente l’istante.
L’ultima tappa di questo viaggio, dopo i colori accesi e le malinconie soffuse del Brasile e dopo le molteplici atmosfere del Sudamerica, è, di fatto, un ritorno a casa: l’amata Sicilia, nella sua declinazione più selvaggia. È qui, tra le sponde aride e ancestrali di un vulcano, quello di Stromboli, che si manifesta il regno di un Dio di Terra, burbero ma vitale, che, tra borbottii e lamenti, può ancora addormentarsi, se solo nutrito d’amore. Unico brano del disco cantato in lingua siciliana, Stromboli chiude un lavoro che non cede alle mode e in cui la Musica - con la “M” maiuscola - è l’assoluta protagonista. Tony Canto e i suoi straordinari musicisti non hanno bisogno di strafare, di effetti speciali o di eccessi, nemmeno sul piano quantitativo: in poco più di mezz’ora ci regalano un’opera essenziale, misurata, ma densa di senso e bellezza. Una piccola enciclopedia emotiva che, per quanto l’espressione possa suonare abusata, si può a buon diritto definire cibo per l’anima.
