Toni Melillo Lady Frisbee
2026 - Microcosmo / Sony Music
Toni Melillo è tornato alla musica, e, con il consueto understatement, presenta così il suo nuovissimo Lady Frisbee: "Lady Frisbee non è solo il mio ultimo disco; è un vero atto d’amore. Un gesto di riconoscenza per Quartina, una cagnolina che è stata capace di ribaltare la mia vita come mai nessuno è riuscito a fare.” Dopo più di dieci anni di silenzio, e una decisione drastica, il trasferimento dalla nativa Milano all'acqua dolce del Lago Maggiore, il cantautore e musicoterapeuta si riaffaccia con un lavoro equilibrato, raffinato, ma assolutamente non lezioso, dalla atmosfere jazz e cantato in modo soffice e delicato.
"Volevo un disco che rispecchiasse pienamente il vissuto di questi anni. Ho cercato un suono con più colore, con un senso più corale. Meno intimo e più aperto. Dove la musica uscisse dalla mia casa e non fosse più confinata e cullata tra le sue mura”, dice Melillo, e troviamo nell'ascolto proprio queste tonalità, impreziosite dall'accurato arrangiamento di Joe Barbieri, che sa valorizzare l'ispirazione crossover del cantautore, virandola a Sud, e arricchendola di tocchi di gran classe, come la tromba di Matteo Cutello e la chitarra di Luca Meneghello in A sei giorni da qui, lenta e intensa ballad, oppure come la title track, dedicata alla sua cagnolina, con le soffici spazzole di Sergio Di Natale, il contrabbasso ispirato di Luca Bulgarelli e la tastiera virtuosa di Domenico Sanna, che si chiude con il fischiettio allegro di Blue Moon.
La versatilità di Melillo tocca corde intime, come in Cernivci -Milano, in cui la voce narrante è quella di una delle tante badanti costrette a lasciare l'Ucraina per lavorare in Italia, mentre la fisarmonica di Fausto Beccalossi aggiunge pathos alla storia, ma anche universali, come le storie d'amore che racconta nel corso di questo viaggio, alcune dolorose, come in Inshallah, con una ritmica orientaleggiante che si intreccia alla chitarra, altre appena accennate, come Tachicardia, che si avvale anche della ritmica di Bulgarelli e Di Natale, mentre l'attitudine introspettiva dell'autore compare ne Il coinquilino, e nella successiva Stresa, autobiografica il giusto, in realtà metafora di una vita che si vuole reinventare, in modo sommesso, ma solido, mentre la voce ricorda Fabio Concato, e il sax di Daniele Comoglio diventa il respiro della splendida natura lacustre.
La brevissima La felicità, in punta di corda, col coro di grilli a salutarci, ci regala una piacevole sensazione di pacificazione; la stessa che auguriamo a questo artista, che ha deciso "sia fatta piena luce su di me". E ha creato un disco ricco di luce.
"Volevo un disco che rispecchiasse pienamente il vissuto di questi anni. Ho cercato un suono con più colore, con un senso più corale. Meno intimo e più aperto. Dove la musica uscisse dalla mia casa e non fosse più confinata e cullata tra le sue mura”, dice Melillo, e troviamo nell'ascolto proprio queste tonalità, impreziosite dall'accurato arrangiamento di Joe Barbieri, che sa valorizzare l'ispirazione crossover del cantautore, virandola a Sud, e arricchendola di tocchi di gran classe, come la tromba di Matteo Cutello e la chitarra di Luca Meneghello in A sei giorni da qui, lenta e intensa ballad, oppure come la title track, dedicata alla sua cagnolina, con le soffici spazzole di Sergio Di Natale, il contrabbasso ispirato di Luca Bulgarelli e la tastiera virtuosa di Domenico Sanna, che si chiude con il fischiettio allegro di Blue Moon.
La versatilità di Melillo tocca corde intime, come in Cernivci -Milano, in cui la voce narrante è quella di una delle tante badanti costrette a lasciare l'Ucraina per lavorare in Italia, mentre la fisarmonica di Fausto Beccalossi aggiunge pathos alla storia, ma anche universali, come le storie d'amore che racconta nel corso di questo viaggio, alcune dolorose, come in Inshallah, con una ritmica orientaleggiante che si intreccia alla chitarra, altre appena accennate, come Tachicardia, che si avvale anche della ritmica di Bulgarelli e Di Natale, mentre l'attitudine introspettiva dell'autore compare ne Il coinquilino, e nella successiva Stresa, autobiografica il giusto, in realtà metafora di una vita che si vuole reinventare, in modo sommesso, ma solido, mentre la voce ricorda Fabio Concato, e il sax di Daniele Comoglio diventa il respiro della splendida natura lacustre.
La brevissima La felicità, in punta di corda, col coro di grilli a salutarci, ci regala una piacevole sensazione di pacificazione; la stessa che auguriamo a questo artista, che ha deciso "sia fatta piena luce su di me". E ha creato un disco ricco di luce.