Radio<small></small>
Americana − Bluegrass & Old Time

Steep Canyon Rangers

Radio

2015 - Rounder / IRD
28/11/2015 - di
Una delle qualità fondamentali degli Steep Canyon Rangers è la capacità di rendere esclusive le loro interpretazioni; è una band intraprendente e in grado di esprimere con dirompente effervescenza un maturo amalgama vocale/strumentale e manifestare una straordinaria genialità nel miscelare tradizione e approccio contemporaneo al bluegrass. Conosciuta dai più per essere la backing band di Steve Martin ha invece un proprio tracciato e un proprio consenso di pubblico, una notorietà e un’affermazione che ne fa una delle più importanti band bluegrass americane.

Un grass-team di prim`ordine con già diversi dischi alle spalle; infatti Woody Platt (guitar, lead vocals), Graham Sharp (banjo, lead vocals, harmonica), Charles R. Humphrey III (upright bass), Mike Guggino (mandolino, vocals), Nicky Sanders (fiddle, vocals) e Mike Ashworth (drums kit, cajòn, guitar, vocals) con Radio tagliano il traguardo del nono disco. Arrivano da Asheville / Brevard, North Carolina; tra i loro album meritano senz’altro una menzione Rare Bird Alert (2011, con Steve Martin e, sempre in sodalizio con Martin, il bel Live con Eddie Brickell); l’omonimo disco S.C.R. del 2004; One Dime At A Time (2005); gli eccellenti Nobody Knows You (2012) e Tell The Ones I Love (2013) inciso a a Woodstock negli studi di Levon Helm dove hanno registrato sotto la produzione di Larry Campbell.

Nella stagione della paglia e del fieno un disco come Radio sarebbe stato accolto sotto la luce dei riflettori su un tappeto rosso e avrebbe dato fuoco alle polveri della controversia tra conservatori e innovatori cavalcando l’onda dei vertici delle classifiche del settore; è un disco che ha tutti i numeri per demolire i muri e certamente, al pari dei suoi predecessori, espugnerà qualche grammy o ibma awards. E’ un disco di bluegrass con forti connotazioni country e una emancipata apertura nel suono, suonato come Dio comanda e con una manciata di canzoni veramente buone e suggestive; un lavoro coeso e carico di autenticità e personalità, che estrinseca talento e buon gusto, prodotto da Jerry Douglas che mette al servizio del gruppo il suo dobro e contribuisce nell’improntare colori e adescamenti.

Ouverture con la piacevolissima title track e il violino a fare far da filo conduttore, la musicalità non è una sorpresa, l`album è una raccolta di canzoni con un suono decisamente newgrass che pagano in qualche modo il loro tributo a precursori come New Grass Revival, ma ciò che più ci piace è il carattere e la personalità soggettiva come band: l’alternarsi delle voci, l’uso degli strumenti che si intersecano l’uno con l’altro, sì con individualità, ma al servizio dell’insieme e senza esibizioni gratuite di talento.

Tracks come l’egregia Diamonds In Dust hanno un buon impatto, con il violino che domina e tutti gli altri strumenti che girano attorno facendo eccellentemente la loro parte; Blow Me Away ha un tiro e un’energia spettacolare, brano splendido che giustifica l’acquisto, tra le perle del disco e dal vivo scommetto si presterà a lunghe jam da sfracelli. Blue Velvet Rain è una struggente slow-ballad con intreccio di voci e il mandolino che passa la palla al violino. Looking Glass è invece uno spumeggiante strumentale che mette in bella mostra l’indiscutibile classe e capacità strumentale del gruppo; in Break, altra eccellente track da quattro stelle sostenuto da un’indiavolata intrecciatura degli strumenti, abbiamo un bel duetto vocale con il chitarrista Woody Platt e la di lui consorte Shannon Whitworth.

L’onirica Down That Road Again, la stuzzicante Long Summer, la piacevole When The Well Runs Dry e la conclusiva Monumental Fool con il suo cameo d’armonica completano un album concretamente gustoso. Disco per giorni di festa!! (e non scordate di alzare il volume).

 

Track List

  • Radio
  • Diamonds In The Dust
  • Simple Is Me
  • Blow Me Away
  • Blue Velvet Rain
  • Looking Glass
  • Down That Road Again
  • Break
  • Wasted
  • Long Summer
  • When The Well Runs Dry
  • Monumental Fool