Silvia Tarozzi Lucciole
2026 - Unseen Worlds
#Silvia Tarozzi#Derive#Voci #violino #Ricerca #fiati ##altfolk #canzone d`autore
Sin da quando conobbi i lavori di Silvia Tarozzi (Mi specchio e mi rifletto del 2020 e Canti di guerra, di lavoro e di amore del 2022 con Deborah Walker), rimasi affascinato dalla grazia e intelligenza di questa musicista bolognese. La musica di Silvia Tarozzi nasce dalla ricerca, dalla sperimentazione e dalla improvvisazione partendo da una rigorosa formazione da violinista accademica e passando per l’amore per la musica popolare. Come cantante, pur nella profonda diversità strumentale, impossibile non sentire l’influenza/discendenza dal pensiero di una Giovanna Marini.
La prima cosa che ho provato all’ascolto di questo Lucciole, uscito per l’etichetta statunitense Unseen Worlds, è stata una sensazione incontenibile di gioia e dolcezza, che nascono da un'attenzione verso arrangiamenti mai banali che sfruttano strumentazioni diverse per ogni brano e favoriscono il calore degli strumenti a fiato affiancati da strumenti a corda e tastiere. Solo in un brano (Le ossessioni) compare la batteria di Valentina Magaletti, mentre, sparsi tra le tracce, troviamo musicisti preziosi per calore e precisione, appena increspati da piccole elettroniche.
Difficile segnalare brani, ma è difficile anche rimanere indifferenti davanti all’incanto delle due versioni di Distratta (la seconda con il Piccolo Coro Angelico che Tarozzi dirige da anni a Bologna); dalla iniziale Frutti acerbi (e all’ingresso della sezione fiati che sembra portarti in un’altra dimensione); all’afflato pop, semplice nella forma quanto ricercato nell’arrangiamento, della title track Lucciole (che vedrei benissimo cantata da Nada); alla potente femminilità di Corallo e perle (con Valeria Sturba al theremin e Cecilia Stacchiotti al Wurlitzer); o a Perdutamente, in cui ritroviamo la passione di Tarozzi per il canto a canone.
Ma il tocco finale, quello che restituisce intatta l’intima bellezza di questo album, è probabilmente la cura per la costruzione sonora e del mix da parte di Marta Salogni. Una cura che fa sembrare ogni cosa così naturale da lasciare sbalorditi traccia dopo traccia!
Un disco che sa di folk intimo, di avanguardia, di ricerca, di canzone e gusto popolare e in cui Tarozzi si dimostra non solo violinista straordinaria, ma anche straordinaria arrangiatrice.
Dal primo ascolto uno dei dischi, in assoluto, più belli e interessanti dell’anno. Una serie di brani/Lucciole che illuminano, rallegrano e scaldano il cammino di qualsiasi momento della vita; Luci/Lucciole che rimandano a persone, luoghi e affetti. Alla vita.
Resta da sognare di poterla vedere dal vivo con questo progetto e assieme a lei, in Perdutamente, cantare piano: “se potessi dire che ti amo lo farei”.
La prima cosa che ho provato all’ascolto di questo Lucciole, uscito per l’etichetta statunitense Unseen Worlds, è stata una sensazione incontenibile di gioia e dolcezza, che nascono da un'attenzione verso arrangiamenti mai banali che sfruttano strumentazioni diverse per ogni brano e favoriscono il calore degli strumenti a fiato affiancati da strumenti a corda e tastiere. Solo in un brano (Le ossessioni) compare la batteria di Valentina Magaletti, mentre, sparsi tra le tracce, troviamo musicisti preziosi per calore e precisione, appena increspati da piccole elettroniche.
Difficile segnalare brani, ma è difficile anche rimanere indifferenti davanti all’incanto delle due versioni di Distratta (la seconda con il Piccolo Coro Angelico che Tarozzi dirige da anni a Bologna); dalla iniziale Frutti acerbi (e all’ingresso della sezione fiati che sembra portarti in un’altra dimensione); all’afflato pop, semplice nella forma quanto ricercato nell’arrangiamento, della title track Lucciole (che vedrei benissimo cantata da Nada); alla potente femminilità di Corallo e perle (con Valeria Sturba al theremin e Cecilia Stacchiotti al Wurlitzer); o a Perdutamente, in cui ritroviamo la passione di Tarozzi per il canto a canone.
Ma il tocco finale, quello che restituisce intatta l’intima bellezza di questo album, è probabilmente la cura per la costruzione sonora e del mix da parte di Marta Salogni. Una cura che fa sembrare ogni cosa così naturale da lasciare sbalorditi traccia dopo traccia!
Un disco che sa di folk intimo, di avanguardia, di ricerca, di canzone e gusto popolare e in cui Tarozzi si dimostra non solo violinista straordinaria, ma anche straordinaria arrangiatrice.
Dal primo ascolto uno dei dischi, in assoluto, più belli e interessanti dell’anno. Una serie di brani/Lucciole che illuminano, rallegrano e scaldano il cammino di qualsiasi momento della vita; Luci/Lucciole che rimandano a persone, luoghi e affetti. Alla vita.
Resta da sognare di poterla vedere dal vivo con questo progetto e assieme a lei, in Perdutamente, cantare piano: “se potessi dire che ti amo lo farei”.