Sacrobosco Apes + Tigers
2025 - Antinational Noise
#Sacrobosco#Derive#Elettronica ##elettronica #ambient-idm #minimal techno ##experimental
Sempre più variopinta la carriera di Giacomo Giunchedi alias Sacrobosco, come a emulare la grafica di copertina del nuovo disco, passata dalle mani a tinte tenebrose di Susana Ljuljanovic alle raffigurazioni screziate di Ivan Pjevcevic.
Non l'unica novità di Apes + Tigers, successore un paio di anni dopo del duo gemello IVXVI e IXVXI (raccontati qui e qui), coinvolto pure nel balzo da Trovarobato alla label della casa Antinational Noise, nonché recipiente fervido di memorie retromaniache, come la magica scatoletta che un tempo fu il walkman (dimora cui affidare la suggestiva usura di nastri incisi e sovraincisi, al limite della compromissione, prodighi a spandere effusioni sonore uniche).
Rivisto e integrato anche lo schieramento dal vivo, con la forte presenza di Paolo Raineri (tromba di Ottone Pesante e collaboratore di Calibro 35 e Iosonouncane), in compagnia della batteria di Gioele Pagliaccia.
Giusto dalla pratica live nascono parti del nuovo lavoro, ad esempio Tender (con Marco Santandrea al contrabbasso), ai cui fiati aggiunge sensuali frequenze vocali sui tipici beat di Giunchedi, battiti micro, ripetuti e smaltati, come quelli di casa Tri Angle (inclini ad esempio a Held di Holy Other, fra atmosfere aeriformi e groove finemente sospesi, la cui sorte poi investe anche W.I.T.H.).
Il contrappunto, un attimo prima, è nei solchi, storti e distorti, di Ash*s, pregno di algidi synth che al meriggio del pezzo si scostano un po' per far spazio a pattern sporcati, quasi in rampa di lancio, come quando Andy Stott punta il dancefloor senza mai addentrarsi davvero.
Da jam live e sessioni sboccia anche Where The Mighty Tiger Lies (citazione pescata dalla filastrocca Bungalow Bill dell’Album Bianco), fiera tribale che offre aritmie ovattate e destrutturate, sul versante degli Autechre (concettuale fil rouge con l’eterea minimal techno di Eternal Circles, o con quella pervasa dai rings punteggiati dell'opening track).
Fra le novità succitate, non cambia nei fatti l'idea musicale: Blackthrough si allinea al registro di Anytime, flashback da IVXVI in ammaliante uniforme, che spinge pian piano il livello sonoro ad attestarsi su quote sia sature che inacidite.
Apes+Tigers è perciò convivenza di più anime in corpo, e all'uopo il sigillo ha il nome di Once: gli effetti che in reverse aprono il pezzo cedono il passo a ritmi sbilenchi; inserti vocali ragionano in chiave fra il gospel e il soul, come dire che il Nostro è cresciuto mordendo, e anche qui, si capisce, ha colpito nel segno.
Non l'unica novità di Apes + Tigers, successore un paio di anni dopo del duo gemello IVXVI e IXVXI (raccontati qui e qui), coinvolto pure nel balzo da Trovarobato alla label della casa Antinational Noise, nonché recipiente fervido di memorie retromaniache, come la magica scatoletta che un tempo fu il walkman (dimora cui affidare la suggestiva usura di nastri incisi e sovraincisi, al limite della compromissione, prodighi a spandere effusioni sonore uniche).
Rivisto e integrato anche lo schieramento dal vivo, con la forte presenza di Paolo Raineri (tromba di Ottone Pesante e collaboratore di Calibro 35 e Iosonouncane), in compagnia della batteria di Gioele Pagliaccia.
Giusto dalla pratica live nascono parti del nuovo lavoro, ad esempio Tender (con Marco Santandrea al contrabbasso), ai cui fiati aggiunge sensuali frequenze vocali sui tipici beat di Giunchedi, battiti micro, ripetuti e smaltati, come quelli di casa Tri Angle (inclini ad esempio a Held di Holy Other, fra atmosfere aeriformi e groove finemente sospesi, la cui sorte poi investe anche W.I.T.H.).
Il contrappunto, un attimo prima, è nei solchi, storti e distorti, di Ash*s, pregno di algidi synth che al meriggio del pezzo si scostano un po' per far spazio a pattern sporcati, quasi in rampa di lancio, come quando Andy Stott punta il dancefloor senza mai addentrarsi davvero.
Da jam live e sessioni sboccia anche Where The Mighty Tiger Lies (citazione pescata dalla filastrocca Bungalow Bill dell’Album Bianco), fiera tribale che offre aritmie ovattate e destrutturate, sul versante degli Autechre (concettuale fil rouge con l’eterea minimal techno di Eternal Circles, o con quella pervasa dai rings punteggiati dell'opening track).
Fra le novità succitate, non cambia nei fatti l'idea musicale: Blackthrough si allinea al registro di Anytime, flashback da IVXVI in ammaliante uniforme, che spinge pian piano il livello sonoro ad attestarsi su quote sia sature che inacidite.
Apes+Tigers è perciò convivenza di più anime in corpo, e all'uopo il sigillo ha il nome di Once: gli effetti che in reverse aprono il pezzo cedono il passo a ritmi sbilenchi; inserti vocali ragionano in chiave fra il gospel e il soul, come dire che il Nostro è cresciuto mordendo, e anche qui, si capisce, ha colpito nel segno.
