Neoprimitivi Il sangue è pronto
2026 - 42 Records
Un rito che propizia la rinascita e la tribalità del ritmo, che emerge tramite il richiamo sia al movimento sia al recitare delle frasi in forma di preghiera, che danno forma al rito stesso ne Il sangue è pronto. Il nuovo lavoro discografico dei Neoprimitivi è composto da sei brani che formano una suite unica, che li rende uno consecutivo all’altro e che non si possono ascoltare separatamente.
L’opera si apre con L’atto di uccidere: il gruppo recita una sorta di preghiera nelle fasi iniziali, l’atmosfera richiama il rito, ma poi evolve in suoni psichedelici e progressive e nel finale va verso sonorità ambient e dub organiche. Queste due ultime influenze portano a L’estasi del corpo: il suono si muove in un ritmato incrocio tra il jazz e il funk, come si denota dall’unione tra i fiati e un groove ritmico scandito dal basso e dalle percussioni. Appare una voce in accompagnamento al sound, è molto leggera e parla della rivelazione di un segreto esistenziale.
Arriva poi La nostra fragile ieraticità, un brano dove la sperimentazione diventa sempre più evidente: l’apertura vede sonorità jazz dare linfa ad atmosfere glaciali e psichedeliche, che restano tali quando nella canzone spuntano derive da ambient e world music. La chiusa del brano è il ritorno a un jazz psichedelico, a cui si accompagnano voci che cantano in coro una sorta di preghiera quasi incomprensibile nelle parole. Questo è il prodromo alla forma chiara delle parole né Il sangue è pronto, la title track: la voce invita a seguire il ritmo e il calore del sangue, che è pronto a partecipare al rito, scandito da sonorità jazz in apertura e che evolvono poi in un avvolgente sound funk, che, grazie al groove di basso, si intensifica in L’estasi dello spirito: qui la vivacità del jazz funk si unisce alla solennità data da suoni progressive psichedelici. Il disco si chiude con un brano oscuro e che inizialmente ha sonorità new wave, Dove finisce l’uomo quando inizia il suo padrone?: l’oscurità iniziale è scandita da alcune voci in preghiera, da cui emerge una femminile che riflette sulla condizione di libertà dell’uomo. Dopo che la voce femminile si affievolisce e scompare, la musica torna preponderante e le percussioni danno vita a un ritmo che riprende quello delle marce militari; nel finale esse scemano in suoni dub organici e ambient e mettono la parola fine al rito.
Il sangue è pronto invita a seguire il ritmo, ma anche a riflettere profondamente sull'esistenza e sul significato che è insito nella partecipazione al rito stesso. Una pratica officiata dai Neoprimitivi, che invitano l’ascoltatore a unirsi a loro e a credere nel ritmo, perché è il sangue a reclamarlo e a volerlo sentire scorrere libero nelle vene.
L’opera si apre con L’atto di uccidere: il gruppo recita una sorta di preghiera nelle fasi iniziali, l’atmosfera richiama il rito, ma poi evolve in suoni psichedelici e progressive e nel finale va verso sonorità ambient e dub organiche. Queste due ultime influenze portano a L’estasi del corpo: il suono si muove in un ritmato incrocio tra il jazz e il funk, come si denota dall’unione tra i fiati e un groove ritmico scandito dal basso e dalle percussioni. Appare una voce in accompagnamento al sound, è molto leggera e parla della rivelazione di un segreto esistenziale.
Arriva poi La nostra fragile ieraticità, un brano dove la sperimentazione diventa sempre più evidente: l’apertura vede sonorità jazz dare linfa ad atmosfere glaciali e psichedeliche, che restano tali quando nella canzone spuntano derive da ambient e world music. La chiusa del brano è il ritorno a un jazz psichedelico, a cui si accompagnano voci che cantano in coro una sorta di preghiera quasi incomprensibile nelle parole. Questo è il prodromo alla forma chiara delle parole né Il sangue è pronto, la title track: la voce invita a seguire il ritmo e il calore del sangue, che è pronto a partecipare al rito, scandito da sonorità jazz in apertura e che evolvono poi in un avvolgente sound funk, che, grazie al groove di basso, si intensifica in L’estasi dello spirito: qui la vivacità del jazz funk si unisce alla solennità data da suoni progressive psichedelici. Il disco si chiude con un brano oscuro e che inizialmente ha sonorità new wave, Dove finisce l’uomo quando inizia il suo padrone?: l’oscurità iniziale è scandita da alcune voci in preghiera, da cui emerge una femminile che riflette sulla condizione di libertà dell’uomo. Dopo che la voce femminile si affievolisce e scompare, la musica torna preponderante e le percussioni danno vita a un ritmo che riprende quello delle marce militari; nel finale esse scemano in suoni dub organici e ambient e mettono la parola fine al rito.
Il sangue è pronto invita a seguire il ritmo, ma anche a riflettere profondamente sull'esistenza e sul significato che è insito nella partecipazione al rito stesso. Una pratica officiata dai Neoprimitivi, che invitano l’ascoltatore a unirsi a loro e a credere nel ritmo, perché è il sangue a reclamarlo e a volerlo sentire scorrere libero nelle vene.