Mike Reid e Joe Henry Life and Time
2025 - Work Song Inc. / Thirty Tigers / Goodfellas
Autunno, per molti, è la metafora della conclusione di un ciclo vitale, ed evoca malinconia, "ripensamenti sugli anni e sull'età", come cantava Guccini; ma non è detto che l'autunno significhi obbligatoriamente fine, tristezza, né che la riflessione debba per forza generare introversione o depressione. Ne è un luminoso esempio questo nuovo Life and Time, disco a quattro mani e una voce, creato inaspettatamente da una coppia di cantautori americani mai abbastanza apprezzati e conosciuti: Joe Henry e Mike Reid, che ci regalano dodici canzoni, intime e profonde, da ascoltare durante un pomeriggio d'autunno, accompagnati dai versi riflessivi, ma mai tristi né malinconici, composti dal primo, e interpretati dal secondo.
Reid ha saputo reinventarsi il percorso di vita, dall'essere uno dei migliori giocatori della NFL a un cantautore che ha avuto dodici singoli al primo posto in classifica, accolto nella Songwriter’s Hall of Fame, mentre Henry non è da meno, scrivendo in proprio sedici dischi e producendo lavori altrui. È stato il loro incontro, apparentemente casuale durante un corso di songwriting di Rodney Crowell a Nashville - in cui entrambi erano docenti insoddisfatti della piega che esso stava prendendo, affollato com'era di musicisti tesi a trasformare l'arte in mestiere - a fare scoccare un'innata simpatia, che è sfociata in una collaborazione proficua. Ritrovatisi mesi dopo, Henry racconta: “Ho sentito un paio di versi nella mia testa, mi sono fermato e ho contattato Mike, gli ho ricordato chi ero e gli ho chiesto se volesse provare a scrivere qualcosa insieme. E lui ha pronunciato una frase che da allora ci ripetiamo: ‘Spingiamoci via dal molo e nella nebbia, e vediamo cosa troviamo.’”
Nascono così i dodici brani dell’album, scritti da Henry, interpretati da Reid, che presta loro la sua voce intensa, arrochita dal tempo e dalle esperienze, e perciò tanto più credibile, coerente con i testi, profonde riflessioni, come suggerisce il titolo, sulla vita e sul tempo che scorre. La magia degli arrangiamenti fa il resto, tra pedal steel (si ascolti anche solo l'intro di Sleeper Car, che apre il disco), flauti, contrabbasso, che dialogano con il pianoforte, vero sostegno a melodie essenziali e toccanti. Il rischio di una certa monotonia è dietro l'angolo, ma viene egregiamente evitato dalla varietà delle tematiche e dei ritmi, che vanno dalla forma prevalente, la ballad pura e semplice, pianoforte e voce (esempi perfetti sono Room, con la voce e le backing vocals di Ross Gallagher che seguono la linea del piano, o Stray Birds, dall'andamento alla Randy Newman, come anche Martins Ferry), a orchestrazioni più complesse, come in Weather Rose, in cui il coro, le percussioni e la pedal steel creano insieme un'atmosfera sospesa e profonda, o in Leaning House, con una linea di clarinetto di Levon Henry e un duetto con la dolcissima voce di Rose Cousins.
Reid racconta: “C’è qualcosa di molto misterioso che mi succede a livello emotivo, quando canto le parole di Joe: sento fisicamente una fede in quello che canto. E la gioia per me, in tutto questo tempo con Joe, è stata poter riconoscere qualcosa in me che sospettavo ci fosse.” È evidente che l'ispirazione sia una fonte sincera, in questo disco, che non teme di stancare o ripetersi, perché affronta l'amore, la perdita, la redenzione, la speranza, cogliendoli in ogni sfumatura, in un viaggio attraverso le sfide della vita, mentre il tempo scandisce, implacabile, ma generoso, il suo ritmo. Sono esempi efficaci i versi “This country lives its life enflamed, by stories that refuse the twists of our retelling, -news remaining news”, da History, o l'intonazione da inno (Anthem di Cohen?) di So We May, con parole toccanti, definitive, sottolineate da fiati discreti, ma ficcanti, che ben chiudono questo piccolo grande disco: "More holy even than the few Who never doubted what was true Who never had to grope their way As will we now, if so we may".
"If so we dare,then so we may": un motto che dovremmo imparare a memoria, in questi tempi difficili.
Reid ha saputo reinventarsi il percorso di vita, dall'essere uno dei migliori giocatori della NFL a un cantautore che ha avuto dodici singoli al primo posto in classifica, accolto nella Songwriter’s Hall of Fame, mentre Henry non è da meno, scrivendo in proprio sedici dischi e producendo lavori altrui. È stato il loro incontro, apparentemente casuale durante un corso di songwriting di Rodney Crowell a Nashville - in cui entrambi erano docenti insoddisfatti della piega che esso stava prendendo, affollato com'era di musicisti tesi a trasformare l'arte in mestiere - a fare scoccare un'innata simpatia, che è sfociata in una collaborazione proficua. Ritrovatisi mesi dopo, Henry racconta: “Ho sentito un paio di versi nella mia testa, mi sono fermato e ho contattato Mike, gli ho ricordato chi ero e gli ho chiesto se volesse provare a scrivere qualcosa insieme. E lui ha pronunciato una frase che da allora ci ripetiamo: ‘Spingiamoci via dal molo e nella nebbia, e vediamo cosa troviamo.’”
Nascono così i dodici brani dell’album, scritti da Henry, interpretati da Reid, che presta loro la sua voce intensa, arrochita dal tempo e dalle esperienze, e perciò tanto più credibile, coerente con i testi, profonde riflessioni, come suggerisce il titolo, sulla vita e sul tempo che scorre. La magia degli arrangiamenti fa il resto, tra pedal steel (si ascolti anche solo l'intro di Sleeper Car, che apre il disco), flauti, contrabbasso, che dialogano con il pianoforte, vero sostegno a melodie essenziali e toccanti. Il rischio di una certa monotonia è dietro l'angolo, ma viene egregiamente evitato dalla varietà delle tematiche e dei ritmi, che vanno dalla forma prevalente, la ballad pura e semplice, pianoforte e voce (esempi perfetti sono Room, con la voce e le backing vocals di Ross Gallagher che seguono la linea del piano, o Stray Birds, dall'andamento alla Randy Newman, come anche Martins Ferry), a orchestrazioni più complesse, come in Weather Rose, in cui il coro, le percussioni e la pedal steel creano insieme un'atmosfera sospesa e profonda, o in Leaning House, con una linea di clarinetto di Levon Henry e un duetto con la dolcissima voce di Rose Cousins.
Reid racconta: “C’è qualcosa di molto misterioso che mi succede a livello emotivo, quando canto le parole di Joe: sento fisicamente una fede in quello che canto. E la gioia per me, in tutto questo tempo con Joe, è stata poter riconoscere qualcosa in me che sospettavo ci fosse.” È evidente che l'ispirazione sia una fonte sincera, in questo disco, che non teme di stancare o ripetersi, perché affronta l'amore, la perdita, la redenzione, la speranza, cogliendoli in ogni sfumatura, in un viaggio attraverso le sfide della vita, mentre il tempo scandisce, implacabile, ma generoso, il suo ritmo. Sono esempi efficaci i versi “This country lives its life enflamed, by stories that refuse the twists of our retelling, -news remaining news”, da History, o l'intonazione da inno (Anthem di Cohen?) di So We May, con parole toccanti, definitive, sottolineate da fiati discreti, ma ficcanti, che ben chiudono questo piccolo grande disco: "More holy even than the few Who never doubted what was true Who never had to grope their way As will we now, if so we may".
"If so we dare,then so we may": un motto che dovremmo imparare a memoria, in questi tempi difficili.