Michael Weston King Nothing Can Hurt Me Anymore
2026 - Continental Song City
Ci sono dischi che ci colpiscono mentre li ascoltiamo e, quasi a nostra insaputa, entrano dentro e ci spingono ad approfondire i testi dei brani e le loro origini. Ci sono dischi che non dovrebbero mai essere né scritti né incisi. Nothing Can Hurt Me Anymore, l’ultimo lavoro di Michael Weston King, rientra in entrambe le categorie.
Già a un primo ascolto, quasi distratto, ci colpisce, quasi a chiedere la nostra attenzione, con l’andamento dei brani, che, pur con stili differenti, appaiono compatti, quasi un blocco unico di ispirazione, con gli arrangiamenti eleganti, talvolta pieni di suoni, ma non pesanti e talvolta quasi minimi, ma non poveri, e con una voce duttile ma venata da una tristezza di fondo. Non è quindi possibile non cercare di approfondire cosa abbia stimolato l’autore durante la scrittura dei brani. È proprio durante questo processo di ricerca che ci imbattiamo nel motivo per cui questo disco non avrebbe dovuto esistere.
Michael Weston King torna con un proprio lavoro solista a suo nome dopo alcuni anni, lasciando momentaneamente il suo abituale ruolo di membro del duo soul/country britannico My Darling Clementine con sua moglie, Lou Dalgleish, e non nasconde la fonte emotiva di questo lavoro: Bebe, la nipotina di Michael e Lou, di soli 6 anni, è stata una delle tre bambine uccise a Southport, nel Nord-Ovest dell’Inghilterra, durante un saggio di danza a tema Taylor Swift, il 29 luglio del 2024 da un folle armato di coltello che ha colpito nel mucchio, apparentemente senza un motivo, lasciando a terra, oltre alle tre bimbe uccise, anche altre undici persone, tra bambini e adulti, feriti.
Il disco nasce quindi come tentativo di esprimere in musica e parole il dolore che, da nonno, e da padre, all’improvviso colpisce la famiglia negli affetti più cari e più vicini. Scrivere quest’opera è stata un’esperienza catartica, un modo per esprimere il dolore e i sentimenti, non solo riguardo all’evento in sé, ma anche a proposito degli scontri tra la polizia e gruppi organizzati di estrema destra durante le proteste nei giorni seguenti l'evento.
Il fatto che il disco sia stato scritto da Weston King senza la moglie, Lou Dalgleish, e senza utilizzare il nome My Darling Clementine, per affrontare le conseguenze di quanto accaduto, è perché i due hanno ritenuto più giusto esprimere in modo totalmente intimo e individuale un proprio percorso creativo, che è anche il modo per porsi singolarmente di fronte al lutto che ha colpito la famiglia. Hanno attinto a percorsi creativi distinti, e un album da solista di Dalgleish è atteso tra la fine dell’anno e l’inizio del 2027.
Nonostante si possa pensare che il clima dell’opera debba essere cupo, il disco è musicalmente molto vario, e forse è proprio questo che ne costituisce il punto di forza. Ci sono un paio di canzoni scritte da tempo e che, ovviamente, non parlano di ciò che è successo a Southport. When I Grow Old è una di queste, e Mother’s Pride, scritta dopo la perdita della madre, hanno finalmente trovato un album dove essere ospitate. Inoltre, tre delle canzoni sono state registrate con una band al completo a Sheffield, mentre le altre sono state registrate con Clovis Phillips, con cui Weston King lavora spesso nel Galles centrale, dove vive ora la coppia. Anche se Colin Elliott ha curato il mixaggio dell’intero album, non si è usata la stessa formazione per ogni traccia, e questo contribuisce alla varietà dell’album.
In The Golden Hour, il brano che apre l’album, l’artista affronta la violenza e le posizioni politiche di estrema destra venute alla luce nelle manifestazioni di piazza, con pesanti scontri con la polizia, che hanno seguito la tragedia di Southport. Musicalmente in sottofondo si sente un pianoforte springsteeniano che segna tutto il pezzo. Segue il brano che dà il titolo al disco, Nothing Can Hurt Me Anymore, una canzone che riporta ad atmosfere che ricordano Nick Cave. Il titolo dice già tutto: il dolore, l’amarezza e il dispiacere sono l’asse portante del pezzo.
In Just A Girl In The Summertime spicca il duetto con la voce di Erin Moran, alias A Girl Called Eddy, per un brano permeato da un clima malinconico, come certe opere di Roy Orbison.
È difficile comunque segnalare un brano piuttosto che un altro, perché il livello è molto alto e costante per tutto il disco. I riferimenti ad altri artisti sono citati semplicemente per cercare di far capire il clima e le ambientazioni dei brani, non certo perché ci siano imitazioni. Questo lavoro è da ascoltare assolutamente leggendo i testi, ed è probabilmente una delle grandi sorprese dell’anno, ma, purtroppo, difficilmente riuscirà a emergere dalla massa di dischi, di livello inferiore, promossi con più forza; sono invece bellissime canzoni, emotivamente intense e tragicamente crude, che, non casualmente, viene edito nel giorno in cui Bebe avrebbe compiuto gli anni.
Già a un primo ascolto, quasi distratto, ci colpisce, quasi a chiedere la nostra attenzione, con l’andamento dei brani, che, pur con stili differenti, appaiono compatti, quasi un blocco unico di ispirazione, con gli arrangiamenti eleganti, talvolta pieni di suoni, ma non pesanti e talvolta quasi minimi, ma non poveri, e con una voce duttile ma venata da una tristezza di fondo. Non è quindi possibile non cercare di approfondire cosa abbia stimolato l’autore durante la scrittura dei brani. È proprio durante questo processo di ricerca che ci imbattiamo nel motivo per cui questo disco non avrebbe dovuto esistere.
Michael Weston King torna con un proprio lavoro solista a suo nome dopo alcuni anni, lasciando momentaneamente il suo abituale ruolo di membro del duo soul/country britannico My Darling Clementine con sua moglie, Lou Dalgleish, e non nasconde la fonte emotiva di questo lavoro: Bebe, la nipotina di Michael e Lou, di soli 6 anni, è stata una delle tre bambine uccise a Southport, nel Nord-Ovest dell’Inghilterra, durante un saggio di danza a tema Taylor Swift, il 29 luglio del 2024 da un folle armato di coltello che ha colpito nel mucchio, apparentemente senza un motivo, lasciando a terra, oltre alle tre bimbe uccise, anche altre undici persone, tra bambini e adulti, feriti.
Il disco nasce quindi come tentativo di esprimere in musica e parole il dolore che, da nonno, e da padre, all’improvviso colpisce la famiglia negli affetti più cari e più vicini. Scrivere quest’opera è stata un’esperienza catartica, un modo per esprimere il dolore e i sentimenti, non solo riguardo all’evento in sé, ma anche a proposito degli scontri tra la polizia e gruppi organizzati di estrema destra durante le proteste nei giorni seguenti l'evento.
Il fatto che il disco sia stato scritto da Weston King senza la moglie, Lou Dalgleish, e senza utilizzare il nome My Darling Clementine, per affrontare le conseguenze di quanto accaduto, è perché i due hanno ritenuto più giusto esprimere in modo totalmente intimo e individuale un proprio percorso creativo, che è anche il modo per porsi singolarmente di fronte al lutto che ha colpito la famiglia. Hanno attinto a percorsi creativi distinti, e un album da solista di Dalgleish è atteso tra la fine dell’anno e l’inizio del 2027.
Nonostante si possa pensare che il clima dell’opera debba essere cupo, il disco è musicalmente molto vario, e forse è proprio questo che ne costituisce il punto di forza. Ci sono un paio di canzoni scritte da tempo e che, ovviamente, non parlano di ciò che è successo a Southport. When I Grow Old è una di queste, e Mother’s Pride, scritta dopo la perdita della madre, hanno finalmente trovato un album dove essere ospitate. Inoltre, tre delle canzoni sono state registrate con una band al completo a Sheffield, mentre le altre sono state registrate con Clovis Phillips, con cui Weston King lavora spesso nel Galles centrale, dove vive ora la coppia. Anche se Colin Elliott ha curato il mixaggio dell’intero album, non si è usata la stessa formazione per ogni traccia, e questo contribuisce alla varietà dell’album.
In The Golden Hour, il brano che apre l’album, l’artista affronta la violenza e le posizioni politiche di estrema destra venute alla luce nelle manifestazioni di piazza, con pesanti scontri con la polizia, che hanno seguito la tragedia di Southport. Musicalmente in sottofondo si sente un pianoforte springsteeniano che segna tutto il pezzo. Segue il brano che dà il titolo al disco, Nothing Can Hurt Me Anymore, una canzone che riporta ad atmosfere che ricordano Nick Cave. Il titolo dice già tutto: il dolore, l’amarezza e il dispiacere sono l’asse portante del pezzo.
In Just A Girl In The Summertime spicca il duetto con la voce di Erin Moran, alias A Girl Called Eddy, per un brano permeato da un clima malinconico, come certe opere di Roy Orbison.
È difficile comunque segnalare un brano piuttosto che un altro, perché il livello è molto alto e costante per tutto il disco. I riferimenti ad altri artisti sono citati semplicemente per cercare di far capire il clima e le ambientazioni dei brani, non certo perché ci siano imitazioni. Questo lavoro è da ascoltare assolutamente leggendo i testi, ed è probabilmente una delle grandi sorprese dell’anno, ma, purtroppo, difficilmente riuscirà a emergere dalla massa di dischi, di livello inferiore, promossi con più forza; sono invece bellissime canzoni, emotivamente intense e tragicamente crude, che, non casualmente, viene edito nel giorno in cui Bebe avrebbe compiuto gli anni.