Malutempu Farchinoria
2025 - Skené Cultura
Continua il viaggio di Malutempu all’interno della Calabria e alla scoperta di antiche tradizioni della cultura calabrese, e Farchinoria è la testimonianza di un antico rito notturno pastorale, magico ed erotico, che prendeva vita tra i monti del Cocuzzo in provincia di Cosenza.
L’album miscela insieme tratti di musica popolare calabrese e musica mediterranea, come si evince nel brano d’apertura, Radica Nigura, strumentale, che unisce i due generi sopracitati, raffigurati dalle sonorità prodotte da chitarra e archi, con accenni di musica elettronica, che prendono forma nei bassi. La cultura popolare e il suo relativo sound prendono vita in Marcalupu, la leggenda di un licantropo che terrorizzava i monti del Cosentino e i relativi tentativi di scacciarlo da parte dei loro abitanti, recitati come fossero preghiere dalla voce di Sasà Megna.
Dopo il lupo arriva la strega: Marzia Ruggeri racconta la nascita e i riti di una Magàra calabrese; la narrazione si svolge su dei suoni etno-folk e la strega racconta il proprio vissuto, in cui soffre per la propria essenza e per il fatto che sia costretta a parlare con i morti, dicendo di sentirsi sola nel proprio quotidiano. Dalla strega si giunge al rito, ovvero la Farchinoria che intitola l’EP: la voce di Sasà Megna porta l’ascoltatore tra i monti del Cocuzzo, dove i partecipanti a tale rito ballano, incantati dalla magia della notte e si amano tra loro, incuranti di ciò che accade intorno a loro. Le sensazioni espresse dal quarto brano trovano continuità nella strumentale che chiude l’opera, Munti Scurdatu: le sonorità della musica popolare calabrese s’intrecciano con quella mediterranea e con accenni elettronici, gli archi si uniscono alla perfezione con basso, chitarre classiche e percussioni, dando vita a un brano dall’atmosfera solenne e spirituale.
Farchinoria è molto di più di una testimonianza, è il lasciar traccia di un rito e delle antiche tradizioni pastorali che prendevano forma sui monti del Cocuzzo. Malutempu, progetto di Antonio Olivo, le racconta con la forza di chi le vuole tramandare ai posteri e con delicatezza, per preservare il ricordo di chi le ha vissute, dando una nota di eternità e memoria storica del proprio territorio e di appartenenza alle proprie radici.
L’album miscela insieme tratti di musica popolare calabrese e musica mediterranea, come si evince nel brano d’apertura, Radica Nigura, strumentale, che unisce i due generi sopracitati, raffigurati dalle sonorità prodotte da chitarra e archi, con accenni di musica elettronica, che prendono forma nei bassi. La cultura popolare e il suo relativo sound prendono vita in Marcalupu, la leggenda di un licantropo che terrorizzava i monti del Cosentino e i relativi tentativi di scacciarlo da parte dei loro abitanti, recitati come fossero preghiere dalla voce di Sasà Megna.
Dopo il lupo arriva la strega: Marzia Ruggeri racconta la nascita e i riti di una Magàra calabrese; la narrazione si svolge su dei suoni etno-folk e la strega racconta il proprio vissuto, in cui soffre per la propria essenza e per il fatto che sia costretta a parlare con i morti, dicendo di sentirsi sola nel proprio quotidiano. Dalla strega si giunge al rito, ovvero la Farchinoria che intitola l’EP: la voce di Sasà Megna porta l’ascoltatore tra i monti del Cocuzzo, dove i partecipanti a tale rito ballano, incantati dalla magia della notte e si amano tra loro, incuranti di ciò che accade intorno a loro. Le sensazioni espresse dal quarto brano trovano continuità nella strumentale che chiude l’opera, Munti Scurdatu: le sonorità della musica popolare calabrese s’intrecciano con quella mediterranea e con accenni elettronici, gli archi si uniscono alla perfezione con basso, chitarre classiche e percussioni, dando vita a un brano dall’atmosfera solenne e spirituale.
Farchinoria è molto di più di una testimonianza, è il lasciar traccia di un rito e delle antiche tradizioni pastorali che prendevano forma sui monti del Cocuzzo. Malutempu, progetto di Antonio Olivo, le racconta con la forza di chi le vuole tramandare ai posteri e con delicatezza, per preservare il ricordo di chi le ha vissute, dando una nota di eternità e memoria storica del proprio territorio e di appartenenza alle proprie radici.
