Mai Mai Mai Karakoz
2026 - Maple Death Records
Mai Mai Mai. Manca solo una parola, “più”, nel nome dietro il progetto di Toni Cutrone. Per la registrazione di Karakoz nel 2024 si è trasferito per una residenza artistica legata a Radio Alhara e al laboratorio Wonder Cabinet, a Ramallah e Betlemme, in Palestina, proprio dove si consumava (e si consuma tuttora) l’indicibile che la politica occidentale rifiutava di riconoscere e anche ora sembra stentare a farlo. È lo stesso autore a riconoscere la valenza civile del progetto: “Karakoz è un puzzle di voci e suoni: musicisti della tradizione, sperimentatori, timbri antichi, testi e conversazioni che tessono una narrazione. Karakoz è un tentativo di essere presente, di creare memoria, e di renderla impermeabile ai confini e a coloro che li impongono”*.
La title - track fonde una tensione ambient – industrial con la polvere della terra, le voci che sfumano che sembrano quelle di un mercato, con quelle tracce di vita che sono sempre più in pericolo. Grief, con Maya Al Khaldi, rielabora un canto funebre tradizionale, un dolore atavico si dipana lento e composto su note antiche e moderne insieme.
Ogni traccia di Karakoz è una tela di relazioni, da quella con il sassofonista Alabaster dePlume passando per quella con l’ingegnere del suono Julmud. “Ramallah era irriconoscibile all’epoca”* racconta Ibrahim Owais, 2e quella dissonanza divenne parte del progetto”* aggiunge Mai Mai Mai. Cercare di restituire vita, bellezza, amicizia e dignità tra le macerie è lo scopo di un disco complesso, stratificato, che galleggia sul dolore e cerca di non far annegare la speranza.
*(traduzione di Arianna Marsico ndr)
La title - track fonde una tensione ambient – industrial con la polvere della terra, le voci che sfumano che sembrano quelle di un mercato, con quelle tracce di vita che sono sempre più in pericolo. Grief, con Maya Al Khaldi, rielabora un canto funebre tradizionale, un dolore atavico si dipana lento e composto su note antiche e moderne insieme.
Ogni traccia di Karakoz è una tela di relazioni, da quella con il sassofonista Alabaster dePlume passando per quella con l’ingegnere del suono Julmud. “Ramallah era irriconoscibile all’epoca”* racconta Ibrahim Owais, 2e quella dissonanza divenne parte del progetto”* aggiunge Mai Mai Mai. Cercare di restituire vita, bellezza, amicizia e dignità tra le macerie è lo scopo di un disco complesso, stratificato, che galleggia sul dolore e cerca di non far annegare la speranza.
*(traduzione di Arianna Marsico ndr)