Gracia!<small></small>
Jazz Blues Black • Impro • Ethno moderno

Luca Falomi - Anais Drago - Fausto Beccalossi Gracia!

2026 - Artesuono

09/10/2026 di Vittorio Formenti

#Luca Falomi - Anais Drago - Fausto Beccalossi#Jazz Blues Black#Impro

Bella miscela tra grammatica classica, melodie da folklore e tecniche di jazz contemporaneo Gracia!, lavoro in trio a nome di Luca Falomi (chitarra classica), Anais Drago (violino) e Fausto Beccalossi (fisarmonica). Ci si ritrova un po’ tutto quello che caratterizza la miglior musica improvvisata moderna, centrifuga nelle influenze ma centripeta nella riunione delle idee. Centrifuga per la ricerca di stimoli nelle altre culture, latine in questo caso, e centrifuga per la compattezza delle intese che vengono rese in perfetto accordo.

I riferimenti principali traggono ispirazione dal patrimonio della poesia di Lorca e delle avanguardie dell’inizio ‘900, che viene scomposto negli ingredienti base per essere rielaborato in maniera del tutto personale, energica e spesso rapsodica.
La tarara è una pagina esemplificativa dell’approccio artistico adottato. L’originale è una composizione di Lorca, rielaborazione di canzoni infantili che parla di una donna un po’ pazza che balla e canta per i campi; un contrasto tra solarità del contesto e un certo senso del dramma. Qui manca il testo cantato che, in prima battuta, potrebbe apparire una lacuna sostanziale vista la matrice di derivazione. In realtà l’assenza della voce permette al trio di lavorare sulla melodia base, di provenienza castigliana e non andalusa come ci si potrebbe attendere, con una libertà che conferisce una ricca colorazione grazie all’utilizzo dei singoli timbri strumentali. Tra unisoni virati al Sud e le incisive pronunce del violino si dà vita a un effetto caleidoscopico, salvaguardando lo stampo popolare di base con l’aggiunta di una varietà di fresca accademia, tutt’altro che polverosa e ad alto impatto rigenerativo. Un bell’omaggio alla “mùsica jonda”, interpretata nel suo miglior carattere storico che avrebbe forse potuto far correggere ad Adorno certe sue polverose teorie circa il patrimonio popolare.

Nello scorrere della scaletta si avvisano echi di diversa provenienza. Umori da folletti (Duende), con uno staccato iniziale tutto celtico che poi si riposiziona su una narrazione mediterranea. La coerenza di questa modulazione dimostra come gli artisti abbiano assimilato organicamente i repertori a cui fanno ricorso. In altre sezioni si hanno passaggi da Rive Gauche alla nostalgia del fado (Olvidar), impressioni oniriche con effetti quasi cinematici (Stefany) e spinte tra la spiritualità e la tribalità (Cutting wind).

Il risultato è legato all’insolito uso degli strumenti e alla struttura dei brani. I timbri e i ritmi sono lontani da echi di ballo, preferendo una poesia concreta densa di tensione. Raramente si ha una forma tradizionale di canzone o di schema tematico ripetuto ad appannaggio di solisti; gli sviluppi sono spesso lineari e condotti in ensemble con un effetto tutt’altro che scontato grazie a un approccio quasi armomelodico, in cui l’interplay è stimolo collettivo tra linee orizzontali e verticali sapientemente articolate.

Infine da sottolineare la qualità virtuosistica espressa, al servizio della composizione prima ancora che dell’esecuzione. Non si tratta di ethno jazz o di world ma di espressione quasi pittorica di una storia riportata ai giorni nostri.
Lavoro da conoscere.

 

Track List

  • Comenzar
  • Duende
  • Olvidar
  • Serenata sentimentale
  • Stefany
  • Juguere prohibido
  • Cutting wind
  • La tredicesima ora
  • Il reale e` il riflesso
  • Sogno
  • La Tarara