Horror vacui<small></small>
− Italiana, Hardcore

Linea 77

Horror vacui

2008 - Universal
07/03/2008 - di
Come la fai è sempre corta! C’è uno sterile quanto sottile battibecco che contrappone vicendevolmente gli Adulatores infranti di Tiziano Ferro che gridano allo scandalo ai Supporter armada in black dei Linea 77 che ringhiano “vade retro”! Il contenzioso è presto detto: il cantante di Latina è ospite della traccia “Sogni risplendono” nella quale “presta” il suo tenebroso soul pontino per una manciata di minuti e poi, come è venuto, se ne va. Tutto qui, senza colpa e inganno.
Quelli che restano e decisi a stazionare sono i Linea 77 con “Horror Vacui”, l’album che a stretta veduta si misura dal loro giovane passato, oltre che per una tenuta di massa sonica ancora più elaborata, solidissima, a porfido, merito indubbiamente del tocco scultoreo al mixer di Toby Wrigt (Kyuss, Slayer, Fear Factory), per la certosinità d’insieme di strappare finalmente fili di “melodia” da acciaio, sangue da ferro. Un cambio di rotta, per usare un eufemismo, atto a reclutare, accaparrare nuovi orecchi e nuove pletore? Non credo, ma, se per dirla come Chinastik che la sua band ha forgiato un suono pop come mai nelle precedenti produzioni, il dubbio assale. E assale forte dal momento che lo si ascolta, che straccia le vesti dall’impossibile impatto sonoro, turgido e sfilettante, un meraviglioso “melodico” tzunami che non invade, depreda.
Un album che striscia verso la definizione completa di stile, nella prossimità della maturazione artistica, che dopo le vicissitudini Losangelesine si perfeziona nella quadratura, facendo debiti scongiuri a non cadere a piombo come fù per un’altra grande band, i Negazione, della quale i Linea 77 ne spartiscono per anamnesi le arterie sclerotiche al di la dell’oceano.
Mai sentiti così bene questi ragazzi di Venaria che perforano “a nuovo e in meglio” la botta d’impeto d’una parabola che si è sbarazzata dell’italianità castrante per assumere un linguaggio “se non universale, internazionale”, che urla dentro e fuori casa; tracce in inglese e liriche in italiano, tagliuzzate, masticate e risputate in un vitale crossover dall’ampia apertura d’ali, che incrocia l’intransigenza hardcore, il rock onnivoro e il nu-metal meno patinato.
Ci sono dischi che per afferrare tutta la consistenza bisogna saltarne le tacche a piè pari, come quando si legge un libro giallo e si vuole conoscere l’assassino tralasciando la trama; ci sono dischi come questo “Horror Vacui”, in cui non si deve fare nient’altro che inforcare le cuffie stereo e lasciarsi percorre dalle sublimi convulsioni come un corpo che fa massa e applaudire consciamente una delle pochissime band italiane che possono vantarsi di aver avuto prima successo all’estero. Una favola più unica che rara che prende il via in un lontano 1993, a Venaria, periferia nord di Torino.

Track List

  • The sharp sound of blades|
  • Sempre meglio|
  • Grotesque|
  • Il mostro|
  • Sogni risplendono|
  • My magic skeleton|
  • Penelope|
  • Mi vida|
  • Overload|
  • La nuova musica italiana|
  • Touch 2.0