Pietro gori<small></small>
− Italiana, Folk

Les Anarchistes

Pietro gori

2008 - Autoprodotto
31/07/2008 - di
Tenero disco “resistente”; un seme di papavero rosso d’altre ere che sboccia nelle odierne terre arse battute da un nuovo, liftato Maccartismo imperante. Un caldo omaggio al pensatore toscano anarchico Pietro Gori, perseguitato spirito libero per le sue idee di giustizia e di uguaglianza, a cent’anni dal suo urlo di riscossa per moltitudini oppresse. Con “Pietro Gori”, anarchico pericoloso e gentile, tornano i Carraresi Les Anarchistes - Premio Ciampi nel 2002 per il miglior debutto dell’anno con “Figli di Origine Scura” - e con loro gli echi, le passioni, i canti e le storie di un allora che - come una beffa che elude lo scandire degli anni – si ritrova nell’odierno stato delle cose.
Una rivisitazione “vissuta” con i nuovi linguaggi espressivi della musica, con le moderne energie dei suoni, ma con la stessa candida, intonsa volontà di tramandare una poetica di rabbia e amore, di asprigna dolcezza.
Nove canzoni ripescate dal “patrimonio ribelle atemporale” e una scritta di pugno e dedicata dalla band all’eroe anarchico: “Solo un bandito”, avvolgente nel ritmo carrettero e ventoso.
Il resto è un turbillon tenace di free-jazz, folk, rock ballad ed elettronica che lascia spazio ai grandi sentimenti, alle assetate pulsioni che a stento si riesce a frenare dentro. “Stornelli d’esilio”, “Addio a Lugano”, la funambolica versione de “Inno del Primo Maggio” in versione hip-hop grattato nel rustico rap di Lucariello degli Almamegretta, non da meno il “Sante Caserio” rigato dal folk-tzigano del violino abrasivo dell’ungherese Zita Barbara. Ci si placa nel lounge vocalism di “Inno dei Lavoratori del Mare” dove la stupenda voce di Cristina Alioto, nuova entrata nella formazione, rievoca arie e melodie eteree, di trasmigrazione impalpabile. E ancora ci si tuffa nell’amarcord malinconico - descritto sopra fini alitate di tromba - di “Già lo sguardo” o nel carattere mariacho-balcanico di “Amore Ribelle” per arrivare alla gemma incastonata in questo superlativo lavoro discografico, ovvero la rievocazione de“L’Estaca”, brano scritto dal cantautore catalano Lluis Llach durante l’esilio franchista nel ’68.
Les Anarchistes sono tornati in pista, e con loro portano “la pace tra gli oppressi, la guerra agli oppressori” anelata da Pietro Gori.
Sono tornati con un disco che fa riflettere e commuovere, che sicuramente passerà inosservato, ma non è questo il punto: è solo un grande contributo di speranze per chi ha ancora qualcosa di vero da tirar fuori dal doppiofondo del cuore. Presidio di umanità poetica per non dimenticare che, anche un singolo seme di papavero rosso, se lo volesse, potrebbe di nuovo colorare di scarlatto un campo intero.

Track List

  • Inno del Primo Maggio|
  • Stornelli d’Esilio|
  • L’Estaca|
  • Addio a Lugano|
  • Già allo sguardo|
  • Solo un bandido|
  • Sante Caserio|
  • Amore ribelle|
  • Inno dei Lavoratori del mare|
  • Stornelli Elbani

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