Joe Nolan Luv in the New World
2025 - Beach House Records
Luv in the New World è il nono album del cantautore canadese Joe Nolan. Chitarrista virtuoso e poeta, Nolan è cresciuto nella comunità rurale della contea di Sturgeon, in Alberta, lontano quindi dalle grandi metropoli. Nelle sue composizioni si coglie questo vivere un po' ai margini. Lo stesso autore definisce questo album come parte dei suoi “caravan diaries”, un resoconto dei viaggi, della vita on the road tra un'esibizione e l'altra, riflessioni e descrizioni dei paesaggi che incontra nel suo peregrinare, sia quelli che vede dai finestrini, sia quelli interiori.
L’album è stato registrato a Los Angeles, con una line-up di musicisti di alto livello, tra cui spiccano al violino e alla voce Sara Watkins (dei Nickel Creek), alla batteria Jay Bellerose (che ha lavorato con Robert Plant & Alison Krauss) e al contrabbasso Sebastian Steinberg (Phoebe Bridgers, Lucinda Williams) il tutto sotto il controllo del produttore Tyler Chester che suona varie tastiere.
La registrazione live in studio conferisce al progetto un’autenticità che si nota, grazie agli arrangiamenti caldi che sono generalmente sobrii ma eleganti, mai sovraccaricati. Questo lascia che le parole e la voce di Nolan siano protagoniste. Stilisticamente, Luv in the New World si muove tra folk e Americana, con arrangiamenti che privilegiano l’emotività e la voce di Nolan e con un buon equilibrio tra momenti meditativi, ballate e blues acustici, evitando il rischio di risultare monotono.
Tra i brani che si fanno notare maggiormente c'è Wake Up Sleepy Anna, apertura dell’album, introduce il personaggio di Anna, che comparirà in altri brani, come icona di speranza per un futuro migliore; musicalmente sembrano esserci richiami a certi cambiamenti di ritmo tipici dei brani di Willy Vlautin. Too Much Time to Kill è una riflessione sulla solitudine e sul tempo perso nell'inattività, un testo forte espresso con un atmosfera crepuscolare, mentre Blood On the Pages è dedicata ai tantissimi musicisti che continuano a guadagnarsi da vivere con i tour, spinti dal bisogno di inseguire il loro sogno pur in un settore che funziona con entrate sporadiche, nel migliore dei casi. “Abbiamo pagato il nostro debito in tutti questi bar e palchi malandati”.
Daffodil parla di una storia d'amore che sembra destinata a durare, forse nata da ragazzi, e Anna fa ancora la sua comparsa nel testo, come una musa ispiratrice o una guida per l'autore. L'album si chiude con la lunga When They Call Your Name, dylaniana nella struttura e nell'esecuzione. Immagini colorate nei testi e versi oscuri ne fanno una canzone sulla mortalità, sul nostro posto nel disegno della vita e sulla fragilità dell'amore.
Questo album è l'ennesimo esempio della quantità di talenti che si nascondono nell'ombra dei riflettori del mainstream. Un cantautore che sicuramente si farà apprezzare da tutti gli ascoltatori che avranno la pazienza di cercare le sue produzioni.
L’album è stato registrato a Los Angeles, con una line-up di musicisti di alto livello, tra cui spiccano al violino e alla voce Sara Watkins (dei Nickel Creek), alla batteria Jay Bellerose (che ha lavorato con Robert Plant & Alison Krauss) e al contrabbasso Sebastian Steinberg (Phoebe Bridgers, Lucinda Williams) il tutto sotto il controllo del produttore Tyler Chester che suona varie tastiere.
La registrazione live in studio conferisce al progetto un’autenticità che si nota, grazie agli arrangiamenti caldi che sono generalmente sobrii ma eleganti, mai sovraccaricati. Questo lascia che le parole e la voce di Nolan siano protagoniste. Stilisticamente, Luv in the New World si muove tra folk e Americana, con arrangiamenti che privilegiano l’emotività e la voce di Nolan e con un buon equilibrio tra momenti meditativi, ballate e blues acustici, evitando il rischio di risultare monotono.
Tra i brani che si fanno notare maggiormente c'è Wake Up Sleepy Anna, apertura dell’album, introduce il personaggio di Anna, che comparirà in altri brani, come icona di speranza per un futuro migliore; musicalmente sembrano esserci richiami a certi cambiamenti di ritmo tipici dei brani di Willy Vlautin. Too Much Time to Kill è una riflessione sulla solitudine e sul tempo perso nell'inattività, un testo forte espresso con un atmosfera crepuscolare, mentre Blood On the Pages è dedicata ai tantissimi musicisti che continuano a guadagnarsi da vivere con i tour, spinti dal bisogno di inseguire il loro sogno pur in un settore che funziona con entrate sporadiche, nel migliore dei casi. “Abbiamo pagato il nostro debito in tutti questi bar e palchi malandati”.
Daffodil parla di una storia d'amore che sembra destinata a durare, forse nata da ragazzi, e Anna fa ancora la sua comparsa nel testo, come una musa ispiratrice o una guida per l'autore. L'album si chiude con la lunga When They Call Your Name, dylaniana nella struttura e nell'esecuzione. Immagini colorate nei testi e versi oscuri ne fanno una canzone sulla mortalità, sul nostro posto nel disegno della vita e sulla fragilità dell'amore.
Questo album è l'ennesimo esempio della quantità di talenti che si nascondono nell'ombra dei riflettori del mainstream. Un cantautore che sicuramente si farà apprezzare da tutti gli ascoltatori che avranno la pazienza di cercare le sue produzioni.