Dialogue<small></small>
Jazz Blues Black • Impro • Contemporaneo

Jacopo Fagioli Dialogue

2025 - Aut Records

11/03/2026 di Vittorio Formenti

#Jacopo Fagioli#Jazz Blues Black#Impro

Interessante sviluppo quello offerto da Jacopo Fagioli (tromba e piccola tromba) in Dialogue, il suo secondo lavoro, successivo all’esordio di Bilico (2022), accolto in testata a suo tempo come un’opera in duo dalle geometrie inusuali. Qui lo spirito evolve da un approccio cameristico a quello più corposo di un gruppo fortemente interallacciato, pur mantenendo la tromba al centro delle composizioni, tutte originali.

Insieme a Davide Strangio (chitarra), Amedeo Verniani (contrabbasso) e Mattia Galeotti (batteria) Fagioli dà vita a un disco la cui natura è ben riassunta dal titolo: Dialogue.
In linea generale si apprezza l’aspetto multiculturale delle espressioni, che attingono al barocco, alla musica indiana, al Nord Africa o al patrimonio accademico europeo, il tutto con uno spirito fortemente analitico, in grado di valorizzare pronunce, silenzi e dosaggio delle altezze.
Vengono alla memoria pagine alla Dave Douglas, anche se meno “intellettuali”, o alla Don Cherry, il cui richiamo è principalmente legato al timbro del trombino e al privilegio per le frasi melodiche brevi e spezzate. Una certa propensione all’iterazione può ricordare anche Steve Lacy, per il ricorso a cicli e ricicli di idee base.
Il quadro quindi è quello di una certa avanguardia aperta alle altre musiche, nella quale però si mantengono evidenti certe radici richiamate, ad esempio, dal ruolo della chitarra, vicina a echi da progressive colto alla Robert Fripp (e scusate se è poco…) o al post-rock anni ‘90.

Anche quando certe sfumature richiamano il mondo mediterraneo, le stesse sono liofilizzate (nel senso migliore del termine) in una sensibilità metropolitana che coniuga il calore delle percussioni ethno con l’algidità dell’elettronica; la sintesi è quasi termodinamica, da equilibrio stabile, come avviene in Multicultural heritage.
L’intelligenza dell’arrangiamento, o meglio della ricomposizione, emerge nel riferimento al minuetto di Bach. Qui l’azione è ritmicamente rallentata, le cadenze nascoste e le ribattute eliminate. L’effetto non è più quello di una danza ma di una sonata quasi notturna, pennellata dalla tromba. Il brano originale è praticamente irriconoscibile; resta la matrice sostenuta dal basso ma per il resto si naviga in altre acque. Bel momento creativo, di forte sintesi culturale.

Il momento più esemplficativo del lavoro è forse Greenwashing. Qui lo staccato sottolinea la linea melodica, come se fosse una riflessione, che poi viene distesa nello sviluppo seguente grazie all’azione della sezione ritmica. Il dialogo diventa un arricchimento dell’idea iniziale, ribadita in uno schema alla rondò.  Il gioco funzione molto bene fino al brano conclusivo, nel quale l’impianto impressionista è sostenuto da interazioni soffuse, variate all’acquarello con effetti quasi ipnotici.

Un lavoro estremamente particolare, in grado di arrivare a molti per via del suo carattere caleidoscopico che cattura l’ascoltatore in una trama avvolgente e coinvolgente.

 

Track List

  • Avoid Thoughts of Power and Domination
  • Multicultural Heritage
  • From Bach`s Minuet in G
  • Greenwashing
  • Dome
  • Aaa aaa
  • Desertification